classifica 2018

Classifiche: I migliori dischi del 2018

Le ristampe

Ristampe e materiali inediti

In anni recenti il mondo delle “ristampe & materiali riscoperti” ha conosciuto alcune interessanti mutazioni. In primo luogo è probabile che, per quanto concerne la vendita di supporti fonografici ‘reali’, il settore si batta quasi alla pari con quello delle uscite nuove. Se poi si parla di vinile la vittoria del vecchio che avanza è pressoché certa. A ciò si aggiunga il furbo corollario della “ristampa per la prima volta in vinile” di lavori in origine usciti solo in cd. Ovvero il cerchio si chiude: dal vinile al cd al vinile.

Altro elemento di mutazione è rappresentato dalla sempre crescente rilevanza del Record Store Day e, da poco, anche del Black Friday), con annesse uscite specificamente legate ai due eventi. Diciamo che  se alcuni titoli sono buoni, altri rappresentano meri specchietti per allodole  (o supplizi di Tantalo, a seconda delle disponibilità finanziarie del discomane).

Infine, continua a espandersi il mercato delle edizioni-anniversario e ogni occasione è buona (il ‘mitico’ 1968, ad esempio) per un cofanetto superespanso e supercostoso.

Le migliori ristampe 2018

Per stilare una classifica delle migliori ristampe del 2018 si è dunque cercato di tenere conto di tutti questi elementi. Diciamo che, causa innata diffidenza verso il concetto di ristampa-gadget  si è scelto di confinare le uscite pesanti –  in senso fisico ed economico – a fine graduatoria.

Dal numero 26 al numero 30 sono stati posizionati cinque album che portano la data del 1968, tutti fondamentali per la storia della musica. Il più interessante nella veste espansa è il Folsom Prison di Johnny Cash che documenta per intero le due storiche esibizioni del Man in Black fra le mura del carcere di Folsom. Ma anche gli inediti e la registrazione live presenti in Electric Ladyland sono di notevole interesse. In ogni caso sono tutti dischi reperibili in ineccepibili edizioni a prezzo normale.

Giganti del passato

Molto più in alto in classifica si pone un altro classico sessantottesco, il White Album dei Beatles. Il motivo di questa più nobile collocazione sta nella presenza delle 27 canzoni dei cosiddetti Esher Demos (ovvero i Fab Four per l’ultima volta allegri), finalmente ripuliti e ‘legali’. Per ascoltarli è sufficiente l’edizione in tre cd.

Unica altra eccezione alla “Antipathy for the Luxury Boxset” è rappresentata da More Blood More Tracks. È  un modo per seguire passo dopo passo, quasi fossimo presenti (di nascosto, s’intende!) in studio di registrazione, la genesi di un capolavoro quale Blood On The Tracks di Bob Dylan.

Delle molte uscite per Record Store Day e Black Friday la più interessante è probabilmente We’Re Only In It For The Money di Frank Zappa con le Mothers Of Invention (pure questo datato 1968). Qui più che altrove è importante la riproposizione della veste grafica originale per apprezzarne la plateale parodia del Sgt. Pepper’s beatlesiano.

Tornando alle edizioni-anniversario e ad anni più recenti, Blank Generation di Richard Hell è inserito in questa classifica tanto per il suo intrinseco valore quanto per il paradosso che lo contraddistingue: un caposaldo del rock “straccione” quarant’anni dopo diventa oggetto di ristampa “deluxe”. Celebrazioni del ventiquennale invece per Girly Sound To Guyville di Lix Phair, caposaldo dell’indie rock al femminile

Remix

Altra caratteristica delle ristampe odierne è il nuovo rimissaggio, magari dai master originali. Ancora una volta per questioni di antipatia ‘ideologica’ si è scelto di non inserire alcun remix del pulitore maniacale Steven Wilson (abbastanza irritante anche come musicista in proprio). Vale invece la pena ascoltare Anthem Of The Sun dei Grateful Dead sia nel mix originale che in quello del 1971 che lo fa apparire un album meno confuso e nell’insieme migliore. A quei tempi si lavorava (bene) con forbici e colla, Mr. Wilson!

La top 3

Detto delle pubblicazioni legate ai trend di mercato, veniamo a parlare degli altri titoli scelti. Ai primi tre posti figurano dischi che sono, in forma diversa, “inauditi” più che inediti. Piano And A Microphone 1983 è la testimonianza di un Prince che, in solitudine, mette a nudo tutto il suo incontenibile genio. Altrettanto intenso ma più possente è il John Coltrane del Lost Album, all’altezza dei capolavori ufficiali. Per quanto concerne Dock Of The Bay Session il suo fascino sta nell’idea di ricostruzione di un album che mai poté uscire causa la morte prematura di Redding. E le canzoni sono tutte splendide.

Alcuni inediti

Glastonbury 2000 e Joe Strummer 001 ricordano due artisti fondamentali per il rock in momenti non troppo considerati della loro carriera. Il primo ufficializza un bel concerto di David Bowie finora reperibile solo in versione illegale. Il secondo rende giustizia allo Strummer poco noto pre- e post-Clash. A proposito di giustizia, The Chic Organization 1977-1979 mostra come gli Chic di Nile Rodgers siano stati precursori di tanta musica dei decenni successivi.

Gli alternativi

I dischi di Felt, Stereolab, Julian Cope, Stereolab, This Mortal Coil e Television Personalities vanno a formare un affresco dell’Inghiterra alternativa anni ’80-primi ’90, periodo molto più ricco di idee rispetto all’opinione che di norma se ne ha. Innocence di David Axelrod e Paris In The Spring (raccolta di artisti francesi del periodo 1968-1973) sono notevoli testimonianze dei primi tentativi, tra l’ingenuo e il geniale, di coniugare pop con suoni ‘seri’.

Le ristampe degli album di Third Ear Band, Pearls Before Swine e Current 93 illuminano di luce doverosamente livida l’ambito del cosiddetto weird folk, ovvero suoni così naturali da diventare temibili.

I cofanetti ‘utili’

In chiusura, menzione doverosa per tre lavori che rappresentano il meritorio ambito dei cofanetti utili e magari senza troppi fronzoli. What’s That Sound ripercorre tutta la breve carriera dei belli e impossibili Buffalo Springfield di Steve Stills e Neil Young, mentre Mental Train recupera la prima e meno nota fase artistica dei Mott The Hoople di Ian Hunter.  Infine, An American Treasure è un viaggio lungo la carriera di Tom Petty attraverso alternate versions e brani inediti.

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1 Response

  1. antonio martorano ha detto:

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