the pop group intervista

Articolo: Intervista a Mark Stewart del Pop Group

“Morte alla banalità” – Intervista a Mark Stewart del Pop Group.

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Con la tournée italiana del Pop Group ormai imminente, abbiamo fatto qualche domanda al leader della formazione, Mark Stewart. Nato nel 1977, il Pop Group ha pubblicato due lavori fondamentali come Y (1979) e For How Much Longer Do We Tolerate Mass Murder (1980), incendiari esempi di fusione fra new wave, funk, free jazz e reading politico. Il gruppo si è riformato tre anni fa e sia Citizen Zombie (2015) sia Honeymoon On Mars  (2016) hanno dimostrato come l’antica vena urticante non abbia perso  smalto. Un’ulteriore conferma la forniscono le parole di Stewart in quest’intervista.   

Pop Group intervista

Molte band si riuniscono per fare cassa sulla loro antica fama. Le motivazioni del Pop Group sembrano piuttosto diverse.
Totalmente diverse. Considero la nostalgia come una benda sugli occhi e un rifiuto di impegnarsi nel presente. Anche in questi tempi bui dobbiamo gettare i semi del cambiamento futuro.

Nei vostri due dischi più recenti avete ridato vita a un progetto che dopo tutti questi anni pare avere ancora senso. E, considerando quanto si ascolta in Honeymoon In Mars, è più che mai privo di compromessi.
Per noi, sia come musicisti sia come persone, è impossibile adattarsi alla zombificazione. Le nostre stesse vite sono ottuse.

Possiamo considerare il Pop Group come un “virus necessario” per il pianeta Terra nel 2017?
Sì, naturalmente. Come diceva William Burroughs, “il linguaggio è un virus della mente”.

Una dichiarazione di intenti: non diventare grandi mai

Il Pop Group fu una risposta alle istanze sociali degli anni in cui il gruppo nacque. Allora eravate ragazzi, oggi siete uomini adulti.
Uno dei nostri motti è “non diventare grandi mai”. Crescere è una trappola e dobbiamo combattere fieramente per mantenere vive la nostra ingenuità e le nostre speranze.

Siete state testimoni della fine delle ideologie e dell’avvento di un mondo distopico.
No. Non esistono spettatori.

Si può dire che chi non ricorda il passato è condannato a riviverlo?
Puoi dirlo, se vuoi. Noi diciamo di essere noi stessi il tempo. [Qui Stewart cita la compilation di demo e materiale live e radiofonico We Are Time. nda]

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Quasi tutti i componenti del Pop Group hanno loro progetti collaterali, hanno inciso dischi solisti oppure hanno lavorato con altri gruppi (ad esempio Bruce Smith con i P.I.L.). Ma ora il gruppo è di nuovo in gran forma con due album pubblicati in tre anni.
Sì, siamo carichi. Non riusciamo a smettere di creare caos. La bandiera della resistenza vola alta.

No alla nostalgia

I riferimenti al situazionismo e all’arte povera nel libretto di Honeymoon On Mars, i gadget nell’edizione deluxe… Cose che riportano i fan vecchi e nuovi a una certa epoca. Una forma di nostalgia?
No. Come ho detto prima la nostalgia è un prodotto della disperazione. Morte alla banalità.

Cosa pensate dell’Italia? Il nostro paese vi ama e anche voi sembrate amarlo (negli ultimi due album del Pop Group ci sono anche persino frasi in italiano).
Mi fai ripensare al periodo con Red Ronnie a Bologna e all’incredibile scena no-wave italiana. Abbiamo sempre avuto un legame forte con il vostro paese.

Riprenderai la carriera solista?
Entrambi i progetti sono attivi, insieme a molti altri. Mi sto anche avvicinando al mondo del balletto.

Che musica ascolti di questi tempi?
Funk giapponese estremo, electro tango, funk cosmico italiano, grime e trap.

Ti piace ancora andare in tour?
Sì. E’ una cosa che amo.

Ultima domanda. “We all prostitutes”. Ancora vero?
C’è solo da chiedersi quanto vero.

L’intervista in inglese

With the short Italian tour of the Pop Group ready to start, we have asked some questions  to the leader of the band, Mark Stewart. The Pop Group issued two seminal album like Y (1979) e For How Much Longer Do We Tolerate Mass Murder (1980), incendiary blends of new wave, funk, free jazz and political issues. The band regrouped three years ago. Both Citizen Zombie (2015) and Honeymoon On Mars  (2016) are proof that the stingy approach of the early works is still alive and well. The same can be said of the things Stewart says in this interview.

The Pop Group intervista

A lot of bands reunite to cash in on their previous fame. The Pop Group’s motives seem to be quite different.
Totally. I see nostalgia as a blindfold and a refusal to engage with now. We must sow the seeds of change into the future even in these dark days.

In your two most recent records you have reignited a project that still makes sense after so many years. And, according to what we hear in Honeymoon in Mars, is more uncompromising than ever.
It’s impossible for us as musicians or people to fit in and accept zombification. Our lives themselves are obtuse.

Can we consider The Pop Group as a “necessary virus” for Planet Earth in 2017?
Yes, of course- As William Burroughs said, “language is a virus of the mind”.

A declaration of intent: never grow up

The Pop Group was an answer to the social issues of the years in which the group was born. You were kids then, you are grown men now.
One of our mottos is never grow up. It’s a trap and we fight like dogs to keep our naivety and hope.

You witnessed the demise of ideologies and the coming of a dystopian world.
No. There are no spectators.

Can we say that if you don’t remember the past you are condemned to relive it?
You can if you like, but we say we are time.

Almost all the members of The Pop Group have side projects, have issued solo albums or worked with other bands (Bruce Smith with P.I.L.). Now the band is alive and kicking again with two albums in three years. Is there a reason for this?
Yeah we are on fire, we can’t stop creating chaos, the flag of resistance flies high.

No to nostalgia

The references to situationism and ‘poor art’ in the booklet of Honeymoon On Mars, the gadgets in the deluxe edition of the album… These things take old and new fans back to a certain era. Can we call this a nostalgia of sorts?
No. As I said earlier, nostalgia is a put of despair. Death to distraction.

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What about Italy? Our country loves you and you seem to love it too (the last two PG albums feature phrases in Italian).
Going back to the days of Red Ronnie in Bologna and the amazing Italian nowave scene we’ve had a huge connection with your country.

Will you return to your solo career?
Both projects are ongoing amongst many more, but i’m being drawn to the world of ballet.

What kind of music do you listen to nowadays?
Extreme japanese noise, electro tango, and Italian cosmic funk and grime and trap

Are you still fond of touring?
Yes, love it.

Last question. “We are all prostitutes”. Still true?
How much?

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