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INTERVISTA: DRENGE: GLI EX RAGAZZI DI CAMPAGNA CONTINUANO A CRESCERE

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di Antonio Vivaldi e Marina Montesano

Eoin e Rory Loveless sono due ragazzi che arrivano da un posto molto bucolico e poco rock come il Peak District, nell’Inghilterra settentrionale. La giovanile urgenza delle loro canzoni ha da subito colpito Tomtomrock che la pubblicato la loro prima intervista italiana poco prima dell’uscita dell’album d’esordio, nell’estate 2013 (http://www.tomtomrock.it/articoli/202-drenge.html). Oggi i Drenge sono fra i nomi più tonici del nuovo rock britannico e il recente secondo album, Undertow (la ns. recensione: http://www.tomtomrock.it/recensioni/734-drenge-undertow-infectious-2015.html) ha ottenuto pressoché ovunque recensione entusiastiche. Insomma, il grande successo potrebbe essere davvero dietro l’angolo, eppure anche questa volta Rory ha dato l’impressione di essere uno che dello “stile di vita rock’n’roll” sa prendere il meglio. Saggezza campagnola, forse. 

 

Sia la copertina sia le canzoni di Undertow hanno un’atmosfera oscura, a volte quasi perturbante.
E’ difficile spiegare il perché; posso dire che ci è venuto spontaneo enfatizzare le parti più cupe del primo album. Poi c’è il fatto che io e, ancor di più, mio fratello siamo grandi fan di Nick Cave e volevamo cercare di assomigliargli un po’. Se invece devo citare un disco che ci piace molto e ci ha influenzato durante la registrazione di Undertow dico Lullabies To Paralyze dei Queens Of The Stone Age.

Le canzoni di Undertow sono registrate in modo nitido, ma anche con molta attenzione all’impatto sonoro, quasi fossero pensate per essere riprodotte dal vivo così come sono.

E’ un’osservazione corretta. Mettiamola così: i pezzi del primo disco non erano troppo accurati ed erano legati al tipo di ambienti live che frequentavamo, vale a dire i pub. Poi siamo cresciuti come musicisti e abbiamo migliorato le nostre esibizioni dal vivo, per cui i nuovi pezzi sono in sintonia con palcoscenici più grandi, tipo quelli dei festival.

Undertow è prodotto da Ross Orton, che aveva lavorato anche al vostro primo album. Come è cambiato da allora il rapporto con lui?
E’ cambiato in modo organico. Quando siamo entrati in sala di registrazione per il primo disco non sapevamo niente di niente. Cose come riverbero o delay ci erano sconosciute. Stavolta ci siamo presentati ovviamente con più esperienza e c’è stato molto più dialogo con Ross, più collaborazione. Diciamo che adesso c’è una conversazione fra noi e lui mentre prima lui parlava e noi ascoltavamo. Comunque capita ancora che si metta a urlare cose come “No. Questo non dovete farlo”. Ross è ormai un vero amico e la cosa ci fa piacere, visto che ha una reputazione pazzesca e ha conosciuto gente pazzesca.

Parlando di produttori, è vero che vi piacerebbe lavorare con Steve Albini?
Chi non vorrebbe essere prodotto da Steve Albini? Non devo neppure spiegare perché è un personaggio fondamentale nella storia del rock che ha prodotto dischi pazzeschi. Poi pare sia un tipo incredibile. Ross Orton ha lavorato con lui durante l’incisione di un disco di Jarvis Cocker [Further Complications del  2009, nda] e ci ha raccontato storie meravigliose. Non so se il nostro sogno si realizzerà mai, visto che Steve Albini vive a Chicago; magari riusciremo a mettere insieme Ross e Steve.

Drenge Undertow cover

Tu e tuo fratello siete sempre accreditati quali autori dei pezzi. Come li scrivete?
Le canzoni sono scritte da me ed Eoin come collaborazioni paritarie tanto nella musica quanto nei testi. Lo dico perché molti pensano che le parole siano sue, visto che è il cantante. Abbiamo avuto qualche problema quando si è trattato di iniziare a lavorare a Undertow. Suoniamo molto dal vivo e in tournée fatichiamo a concentrarci sulla scrittura, per cui dobbiamo trovare il tempo per andare in studio e scrivere lì i pezzi. Ad esempio, siamo riusciti a strutturarne e inciderne cinque in poco tempo.

Si parla di una sorta di rivalità fra te e tuo fratello Eoin. C’è qualcosa di vero o è la stampa che cerca i nuovi Gallagher?
E’ essenzialmente una cosa su cui ama ricamare la stampa [Tomtomrock li ha visti sul palco a Parigi che si tiravano i tappi dell’acqua minerale,http://www.tomtomrock.it/concerti/413-drenge-paris-la-maroquinerie-24-aprile-2014.html nda] e in effetti qualche volta litighiamo. Penso sia una cosa inevitabile visto che siamo cresciuti stando praticamente sempre insieme. C’è grande sintonia fra noi e a volte non vogliamo ammetterlo, così discutiamo moltissimo per arrivare da strade diverse alla medesima conclusione.

A proposito di costruzioni giornalistiche, è vero che non vi piacciono i Royal Blood?
E’ andata così: durante un’intervista qualcuno ci ha chiesto se conoscevamo i Royal Blood e abbiamo risposto di no, per cui i giornalisti si sono stupiti: “Coooome? Non conoscete un gruppo che vi somiglia così tanto?” In realtà è proprio così. Non abbiamo molto tempo per ascoltare musica e quando lo facciamo preferiamo dedicarci ai grandi nomi.

Vi siete trasferiti da qualche tempo a Sheffield. Com’è la vita di città per due ragazzi che arrivano da un posto bucolico come il Peak District?
Ormai ci siamo abiutati alla vita di Sheffield, che è una città con una bella scena musicale. Poi c’è il vantaggio che impieghiamo meno tempo (e meno soldi) per tornare a casa dopo i concerti. Comunque restiamo ragazzi di campagna. A Sheffield giro a piedi perché sono abituato a farlo e ho molta più resistenza dei tipi di città.

Undertow ha ottenuto recensioni molto positive.
Siamo contenti dei giudizi positivi, ma soprattutto ci interessa capire come viene letto il disco, visto che lo abbiamo volutamente lasciato aperto a più interpretazioni.

Il futuro?
Molti concerti, come al solito. Alcune date americane nella pima metà di giugno, un festival a luglio in Norvegia e via così.

httpv://www.youtube.com/watch?v=74LZik-XMvA

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