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Intervista: E SE BAMBI FOSSE TRANS? A COLLOQUIO CON EMILIANO REALI

 

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Abbiamo incontrato Emiliano Reali, un autore emergente tra i più interessanti del momento e gli abbiamo fatto anche qualche domanda di ambito musicale.

di Mauro Carosio

Emiliano Reali è un giovane scrittore romano che, oltre ad avere al suo attivo una notevole e variegata produzione letteraria, è conosciuto anche all’estero. Ha pubblicato sia libri per ragazzi, adottati nelle scuole, sia romanzi dalle tinte forti e trasgressive. Ha intrapreso la carriera di scrittore con la pubblicazione del romanzo Ordinary, divenuto poi uno spettacolo teatrale. La sua raccolta di racconti Sul ciglio del dirupo è stata pubblicata anche in America col titolo On the edge e verrà inserita come testo di lettura in un corso monografico alla Gorgetown University. Se Bambi fosse trans? la sua opera di maggior successo, definita dall’illustre scrittore Edmund White come uno dei migliori romanzi a tematica transessuale, è uscita in questi giorni in una nuova edizione, unitamente al suo seguito Maschio o Femmina? per Meridiano Zero, e nel 2016 volerà negli States per trasformarsi in un film.

La leggerezza, con cui tratta anche argomenti complessi, sembra la cifra dominante di Reali, simbolo di un’intera epoca in cui lo sguardo dei singoli si rivolge verso il proprio self: vigore dei sentimenti, deriva narcisistica, passione come affanno, impossibilità di raggiungere la perfezione di sé. A tratti sono pagine introspettive, a tratti pirotecniche. Diverte, commuove, fa riflettere sul nostro “come siamo”. Tra le pagine di Bambi e di Maschio o femmina? ci sono le radici degli anni Ottanta, decennio del mutamento, regressivo e progressivo che oggi torna riattualizzandosi, e degli anni Novanta, in cui il “riflusso” diventa localismo, il ritorno al privato si esprime negli egoismi di gruppo e il minimalismo diventa fenomenologia della vita quotidiana. Forte di tale eredità, Reali riesce a dare alla sua scrittura una forma che resta fissata nel tempo, essendo il frutto di un’analisi puntuale su quello che è l’universo conglobante. I giovani -e non solo loro- comprendono benissimo la narrazione centrata sull’educazione sentimentale di una serie di personaggi che spaziano tra passioni, timori, scoperte e le bizzarrie di un approccio alla vita e all’amore che è scoperta di se stessi e del mondo.

Ecco cosa ci ha raccontato di sé e del suo lavoro Emiliano Reali nel corso di una lunga e piacevole chiacchierata.

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Quando e come ha inizio la tua passione per la scrittura?

Da piccolo fantasticavo sul mio futuro e devo dire che le due professioni più gettonate che a fasi alterne volevo intraprendere erano quelle di veterinario e giocatore di pallavolo. Mai avrei pensato di finire a fare lo scrittore. Tenevo dei diari, ero bravo nei temi alla scuole superiori, ma nulla di particolare, niente che mi facesse pensare che di parole mi sarei nutrito per i decenni a venire. Finché un giorno una mia amica mi disse che intendeva partecipare a un concorso letterario indetto dalla Scuola Holden di Torino con un racconto e mi chiese se volevo leggerlo per darle un parere. Mi venne un’improvvisa voglia di scrivere un racconto a mia volta, lo feci così, di getto, come veniva, lo inviai e fui decretato tra i dieci vincitori. Da quel momento è come se in me si fosse accesa una scintilla che poi è divampata in incendio e non ho più smesso di dar sfogo al mio sentire attraverso le parole.

E’ curioso che tu abbia scritto anche libri per ragazzi come Il seme della speranza e La reggia di luce, ci racconti qualcosa del tuo passato letterario?

Spesso le persone restano spiazzate nell’analizzare la mia bibliografia, si domandano come sia possibile che io abbia scritto favole illustrate per bambini o romanzi fantasy utilizzati nelle scuole superiori e al contempo romanzi duri, violenti e trasgressivi dove si parla di uno spaccato della società sempre più attuale, quella fetta di realtà che spesso è meglio far finta di non vedere. Io non ci trovo nessuna contraddizione, anzi! Alla fine il messaggio che cerco di veicolare nei miei testi è sempre lo stesso, solo adottando un lessico più edulcorato e metaforico nel caso della letteratura per ragazzi, un messaggio di accettazione, di ascolto, di riscoperta dei valori che il consumismo, l’egocentrismo, l’individualità soffocante stanno schiacciando drasticamente. I bambini sono il nostro futuro, è in loro che risiede il seme della speranza per un mondo migliore, quindi perché non cercare di aprire le loro menti e i loro cuori rendendoli pronti a vivere con rispetto prima di tutto per se stessi e poi degli altri?

Tra le tue produzioni c’è anche un cortometraggio:  Santallegria. Come è nato?

Grazie al successo ottenuto dal mio romanzo Se Bambi fosse trans? ho avuto modo di sperimentare anche altre forme di espressione che fino a quel momento per me erano quasi delle perfette sconosciute. Nella fattispecie il regista Maurizio Rigatti aveva intenzione di girare un cortometraggio a tematica transessuale e mi contattò chiedendomi se ero interessato a una collaborazione. Mi sono lanciato in quell’avventura con entusiasmo e timore al tempo stesso, ma  a posteriori posso dire che è stata un’esperienza formativa, arricchente, sia da un punto di vista personale che professionale, mi ha permesso di mettermi alla prova, imparare cose nuove e di conoscere professionisti come Monica Scattini e Serena Grandi, che mi ha colpito anche umanamente per la sua generosità e disponibilità, si è infatti prestata, sebbene ci conoscessimo superficialmente, a fare da madrina all’evento organizzato per il lancio di uno dei miei libri. E chi bazzica nel mondo dello spettacolo o della cultura sa benissimo quanto i favori disinteressati siano rari e apprezzabili!

Mi sembra che nella maggior parte dei tuoi libri l’identità di genere e l’orientamento sessuale sono argomenti ricorrenti; è corretto?

Non sbagli, non vorrei essere prolisso ma voglio cercare di farti una panoramica completa di quello che sono stati i miei lavori, se si escludono le fiabe e i fantasy di cui abbiamo parlato poco fa, fino a oggi. Il mio primo romanzo Ordinary racconta la vita di un ragazzo gay in una società non ancora pronta ad accoglierlo, si trova a relazionarsi con partner complessati che non accettano di vivere alla luce del giorno i loro sentimenti e quindi lo castrano nelle manifestazioni e nella spensieratezza di cui la gioventù dovrebbe essere latrice. Un cono di menzogne e ombra dove viene trasportato suo malgrado, schiavo dell’amore, per poi giungere anche al drammatico incontro con la discriminazione e la violenza. Nella raccolta di racconti Sul ciglio del dirupo ho invece dato spazio alle storie toccanti e umane che mi sono quasi totalmente state regalate direttamente dai protagonisti delle stesse. Se si escludono un paio di racconti, non affronto il tema dell’omosessualità in questa opera, piuttosto lascio spazio al vissuto di persone diversamente abili, di persone che professano una differente religione da quella della persona amata, persone di colore, persone che non si trovano a loro agio negli standard che la società tende ad imporci per sentirci omologati e ‘giusti’. Ho voluto dar voce a chi spesso una voce non ce l’ha! E questa voce ha gridato forte, dato che il libro è stato pubblicato anche negli Stati Uniti d’America e verrà adottato come testo per un corso monografico alla Georgetown University. E’ innegabile però che le persone spesso mi identificano come l’autore di Bambi, ovvero del romanzo che nel 2009 ha cambiato la mia vita, Se Bambi fosse trans? In questo romanzo ho trattato il tema dell’identità di genere cercando di portare i lettori con delicatezza, rispetto, ma senza mai rinunciare alla verità a conoscenza di un universo spesso frainteso, conosciuto solo per stereotipi e luoghi comuni. Il diverso non ci fa più così paura quando lo conosciamo, quando ci sembra un pochino più familiare. Nel seguito di Bambi, il mio nuovo romanzo Maschio o femmina? a dispetto del titolo credo che oltre alla questione dell’identità di genere si parli davvero di molto altro!

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Definire i tuoi romanzi a “tematica omosessuale” comunque è un po’ limitante, c’è un universo dentro ai tuoi romanzi che riguarda tutti.

Sono molto contento di questa tua considerazione, il mio intento è proprio quello di far capire che i sentimenti sono universali, e che l’amore è il medesimo sia che a provarlo siano due persone dello stesso sesso o di sesso opposto. Io narro il pantheon delle relazioni affettive, amicali, familiari, lavorative senza soffermarmi sul ‘chi’ e ‘perché’ e inevitabilmente mi ritrovo a raccontare la vita, è quindi ovvio che molte persone si rivedano o ritrovano nei miei testi. Poi permettimi di dirti una cosa: sai chi è che va con le transessuali? Mariti, padri di famiglia, ‘perfetti’ fidanzati eterosessuali… quindi va da sé che nel parlare del mondo di Bambi si analizzi anche tutto il resto della realtà che apparentemente è distante da lei, ma che ad uno sguardo attento si svela co-protagonista assoluto di giochi di trasgressione e prostituzione. Lo stesso vale per Maschio o Femmina? dove più che in Bambi l’accento è posto sulle dinamiche familiari e sui nodi da sciogliere legati alla propria infanzia e storia personale. Ci si ritrova a esperire gelosie tra fratelli, incomprensioni coi genitori, aspettative troppo pesanti per le spalle dei figli. Sfido chiunque di noi a dire di non aver mai vissuto una condizione simile!

Cosa ne pensi dell’attuale mercato editoriale italiano?

Il mercato editoriale è in crisi, sono quasi più le persone che scrivono rispetto a quelle che leggono, i libri non si vendono, quindi non girano soldi e si investe quasi esclusivamente su prodotti commerciali di scarsa qualità. In più i grossi marchi sono spesso blindati per chi come me scrive di argomenti sociali e delicati, probabilmente se trattassi di calcio sarei già arrivato ad una delle majors! Dimenticavo, per bypassare il fattore ‘argomento impegnato’ basterebbe una bella raccomandazione, ma ahimè non ne ho mai avute, non accettando di scendere a compromessi né da un punto di vista intellettivo né fisico. Quindi faccio la mia brava gavetta ancora adesso dopo più di dieci anni dalla mia prima pubblicazione!

Progetti futuri?

Nell’immediato futuro sono occupato nella promozione di Se Bambi fosse trans? e Maschio o Femmina? e girerò per presentazioni e interviste. A metà dell’anno prossimo invece volerò in America per la realizzazione del film tratto da Bambi, infatti la Bic Production, casa di produzione cinematografica della Florida, ne ha opzionato i diritti e ne curerà la trasposizione. Un’emozione unica, e spero ripetibile!! Dimenticavo, di Bambi esistono già una traduzione inglese e una spagnola, quindi mi auguro che a breve si troveranno editori interessati per la pubblicazione all’estero!

Che musica ascoltano le proprietarie de Le cacciatrici?

Loro ascoltano sicuramente musica brasiliana, tranne Bambi che preferisce musica italiana/straniera di stampo pop rock, ma nel locale pompano al massimo musica commerciale e rock per allietare le serate dei loro clienti. A tal riguardo è da sottolineare il valore simbolico della canzone sottofondo dell’inaugurazione del locale, l’intramontabile e pregna di significato “I will survive”.

Quanto conta per te la musica?

Per me è evasione, libertà di espressione, canale per far uscire le emozioni e liberarmi di stress e nervosismo o per condividere gioia e senso di libertà. Posso passare pomeriggi interi a cantare e trascorrere serate intere a ballare (rigorosamente a occhi chiusi, perché mi rifugio in un mondo tutto mio). Sui generi musicali sono, direi, versatile. Ascolto principalmente musica pop, molta italiana e qualcosa di brit pop: diciamo che spazio da Tiziano Ferro ai Franz Ferdinand.

Che valore ha la musica per il mondo LGBT?

La storia ci insegna che le minoranze, i discriminati, coloro che non possono professare e professarsi pubblicamente, spesso trovano nell’arte il modo di sublimare e mantenere vivo il proprio senso di appartenenza. In ogni caso la musica dance è stata la colonna sonora del movimento di liberazione del popolo lgbt dal 1969 quindi un certo tipo di musica fa parte della storia del movimento. Non può esserci una serata gay senza Gloria Gaynor, gli Abba o, perché no, anche Judy Garland.

 httpv://www.youtube.com/watch?v=BA8y1eoj0wM

 La foto in apertura dell’articolo è di Vincenzo Finizola

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