Area Pirata | Intervista Tomtomrock

Intervista: Area Pirata

Area Pirata: Sympathy for the Garage (e non solo).

Area Pirata | Intervista Tomtomrock

Area Pirata è ormai un punto di riferimento per chi ama il rock’n’roll nelle sue declinazioni più ruvide, dal punk al garage. Un catalogo molto vario, che asseconda i gusti dei suoi fondatori, Tiziano e Jacopo, e una sede a Bientina, nella provincia di Pisa. Fiore all’occhiello, alcune ristampe e antologie di qualità, utilissime da un punto di vista storico e documentale, ma soprattutto ottime nei contenuti (tra le più recenti: The Celibate Rifles e Cheetah Chrome Motherfuckers), con un profondo rispetto per il rock che ha infiammato la penisola negli anni Ottanta. Ed è per questo che qui si sono accasate alcune di quelle band per licenziare i loro lavori più recenti: si pensi al nuovo disco di The Sick Rose, Someplace Better, per fare un esempio, ma anche agli Strange Flowers di Pearls At Swine e ai The Liars di Never Looked Back. Ma non basta: tra le uscite di questi ultimi mesi c’è il surf dei veterani Bradipos IV, il rockabilly dei romani Cockroaches e il garage dei 16 Eyes, direttamente dal deserto dell’Arizona! Recentissima è infine la pubblicazione di un “best of” contenente anche alcuni inediti, dei Marshmallow Overcoat da Tucson, Arizona.   Insomma, Area Pirata rappresenta una di quelle storie che meritano di essere raccontate. Ci siamo rivolti a Tiziano, ed ecco cosa ci ha detto.

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Un po’ di storia: com’è nata Area Pirata e un riassunto di cosa avete combinato in tutti questi anni.

Area Pirata, come la conosciamo adesso, è nata circa 15 anni fa, prima era una distro di materiale stampato da altre etichette che vendevo in giro ai concerti. Attorno al 2003, dopo un primo approccio poco tempo prima con la compilation autoprodotta Scorie, ci siamo decisi, io e Jacopo, a stampare in proprio i dischi che ci piacevano. Ci è sempre interessato ristampare vecchio materiale raro o irreperibile, che si trattasse di garage o punk/HC, ma non ci siamo mai voluti fossilizzare su questo: è importante supportare le band che sono attive ora e cercare di promuoverle.

Lavoro o passione?

Dato che me ne dai l’occasione, chiarisco che questo per noi è solo un hobby. Certo, cerchiamo di essere più professionali possibile, ma il lavoro che ci fa campare è un altro. Da un lato ci rattrista, perché ci piacerebbe poterci dedicare al 100% solo ad Area Pirata, ma allo stesso tempo ci dà la possibilità di essere completamente indipendenti. Possiamo permetterci di non pensare per forza al guadagno, ma anche solo al pareggio dei costi.

Nel vostro catalogo c’è un bell’equilibrio tra vecchio e nuovo: come scegliete i dischi da far uscire?

Da sempre il criterio è abbastanza semplice: se un disco ci piace, se una band ci piace, ci lavoriamo su, a volte prescindendo anche un po’ dal genere, sebbene dei binari più o meno definiti ce li siamo dati. L’obiettivo è comunque fare in modo che i dischi di band attive al momento abbiano la priorità rispetto alle ristampe.

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In tutti questi anni, come avete visto cambiare il mondo del rock in Italia?

Sicuramente non dico niente di nuovo affermando che l’età media si è alzata, non solo la mia. Un grande ricambio non c’è stato e questo si accusa soprattutto quando si organizzano dei live, dove viene sempre meno gente di una volta. Il lato positivo è che ci sono in giro moltissime band, anche di giovani, che suonano alla grande e questo ci dà comunque fiducia. E’ una situazione in divenire: staremo a vedere.

Qual è secondo te il ruolo delle etichette indipendenti adesso che praticamente chiunque può fare un disco, stamparlo, distribuirlo, fare promozione, ecc…

E’ vero, e non è una cosa per forza negativa, ad esempio se pensiamo agli anni ’60, quando le etichette spessissimo costringevamo le band ad adattare i loro suoni (e soprattutto i loro testi) ai gusti del potenziale pubblico, a volte snaturandole. Ora siamo andati oltre l’autoproduzione per come è nata negli anni ’80 ed è davvero semplice e neppure troppo costoso prodursi in proprio un disco. Penso comunque che il ruolo delle etichette possa essere ancora importante per cercare di promuovere la band e per distribuire i dischi. L’importante è che l’etichetta mantenga un buon livello di uscite, così questo alla fine diventa una garanzia anche per tutte le band che sono nel suo roster. Noi stiamo cercando di fare questo.

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Come la vedi la faccenda del ritorno al vinile? Pura operazione commerciale?

Non necessariamente. Sì, coloro che si comprano i vinili e poi magari li incorniciano senza neppure ascoltarli non mancano. Ma c’è anche chi sceglie il vinile perché vuole il suono più caldo e più dinamico che questo supporto riesce a dare. A volte anche da parte delle etichette, in cerca di vendite facili, ci si spinge tanto sul rendere l’oggetto un feticcio, quindi il vinile diventa colorato, si numera la copertina, si inseriscono oggetti a volte anche improbabili nella confezione, pur di renderlo appetibile, insomma ci si dimentica che il disco poi va ascoltato. E questo si vede poi anche nei risultati finali: io non sono un audiofilo, ma spesso le etichette investono molto più nella confezione che nel mastering per avere un buon suono. Insomma anche noi abbiamo le nostre responsabilità.

Se potessi scegliere un momento del rock, in che epoca ti sarebbe piaciuto vivere?

Direi che mi sarei accontentato di vivere tra il 1966 e il 1979, così avrei attraversato diverse scene musicali che mi sono nel cuore!

E quali sono i dischi che ti porteresti in capo al mondo?

Un numero davvero impressionante: dovrei noleggiare una nave container! Ma dato che non ti posso riempire pagine e pagine con il mio elenco, ti do i primi che mi vengono in mente e che adoro. Di sicuro me ne scorderò qualcuno…
The Byrds – Tun Turn Turn
13th Floor Elevator – The Psychedelic Sound Of
The Who – My Generation
The Rolling Stones ‎– Beggars Banquet
MC5 – Kick Out The Jams
The Stooges – Raw Power
New York Dolls – New York Dolls
Sex Pistols – Never Mind The Bollocks
The Clash – The Clash
The Jam – In The City
Ramones – Ramones
Howlin’ Wolf – Moanin’ In the Moonlight
The Ethiopians ‎– Reggae Power

E quale ti sarebbe piaciuto poter dire: questo l’ho pubblicato io!

Beh, i dischi che ho indicato qui sopra, anche se temporalmente non sarebbe stato possibile, ma dato che siamo a fantasticare…

Qualche anticipazione sui prossimi progetti di Area Pirata?

Ti posso parlare delle cose che già sono in stampa o che comunque abbiamo già pubblicizzato come uscita. In particolare, fra non molto pubblicheremo un disco realizzato dai Technicolour Dream assieme a Twink (ex Pretty Things, Tomorrow, Pink Fairies), che rileggono a modo loro Alex Crowley. Più avanti, faremo il nuovo album dei Rudi.  Un po’ a conferma del nostro eclettismo, in effetti. E poi abbiamo almeno altri 10 progetti da qui alla prossima estate, che però non vogliamo ancora svelare!

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Guido Siliotto

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Avvocato e giornalista, marito devoto e padre esemplare, scrive di musica e fumetti sulle pagine de Il Tirreno e collabora/ha collaborato con numerose altre testate cartacee e non, oltre a non curare più un proprio blog. Fa parte della giuria del Premio Ciampi.

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