Ian Svenonius Tomtomrock - Intervista 2
Foto di Dania Gennai

Intervista: Ian Svenonius, musicista e scrittore

I mille volti di Ian Svenonius.

Per chi abbia seguito anche solo distrattamente le dinamiche dell’underground americano degli ultimi trent’anni, il nome di Ian Svenonius non potrà che suonare familiare. La sua carriera infatti comincia alla fine degli anni Ottanta coi Nation Of Ulysses, band di Washington DC dalla vita breve ma intensissima, capace di una musica deflagrante con testi politicizzati, come dimostra il loro Plays Pretty For Babies, autentica pietra miliare del punk-rock a stelle e strisce.

 

Dopo lo scioglimento, Svenonius prende le redini dei Make-Up, coi quali approda a un sound sofisticato che mette d’accordo garage e black music. Il passo successivo segna la nascita degli altrettanto convincenti Weird War e, in seguito, XYZ e i fenomenali Chain and the Gang. Per arrivare infine alla sua nuova creatura, Escape-Ism, nome rubato a una canzone di James Brown, di fatto il suo primo progetto solista, con due dischi fin qui realizzati (l’ultimo è The Lost Record), caratterizzati da arrangiamenti essenziali, suoni spigolosi e un piglio selvaggio che guarda al rock’n’roll più incendiario e all’elettronica in stile Suicide.

Ian Svenonius - Censorship Now!!! Tomtomrock

Ian Svenonius saggista

Ma Svenonius, oltre che musicista, è anche un prolifico saggista e il suo libro più recente è Censorship Now!, pubblicato in Italia come Censura subito!!! (Nero Editions – Collana Not). Si tratta di un infuocato pamphlet dove il buon Ian se la prende con il marciume dilagante nella società contemporanea, senza risparmiare niente e nessuno. Un atto d’accusa che prende le mosse dalla paradossale invocazione che dà il titolo al volume (ma basta leggere qualche pagina per capirne il senso vero).

La sua recente tournée italiana – per l’occasione accompagnato da Alexandra alle tastiere – mi ha dato l’opportunità di intervistarlo in un incontro col pubblico prima del fenomenale concerto a Pisa, presso il Circolo Caracol Contemporanea Casa del Popolo, con l’ausilio prezioso di Dome La Muerte e Iride. Li ringrazio tutti, infinitamente, insieme a Dania Gennai, bravissima fotografa le cui immagini punteggiano quest’intervista.

Ian Svenonius - Interivsta

Foto di Dania Gennai

 

Il titolo del libro è – evidentemente – provocatorio: invochi la censura, ma poi spieghi che siamo noi a dover “censurare lo stato”. Cosa intendi?

Pubblicità, radio, programmi Tv: tutto sembra non riguardare la politica, in realtà tutto ha un contenuto ideologico e, dunque, un messaggio politico. Quello che dobbiamo fare è sbarazzarci di  questi mezzi attraverso cui il potere ci consegna i propri messaggi.

Uno dei concetti chiave del libro è che le dittature hanno sempre censurato l’arte, è un segno di rispetto. Oggi, invece, il potere è più subdolo: tutto sembra permesso, così da rendere indifferente il pubblico.

Esattamente. L’idea che tutto è permesso è un modo per conservare il potere. In realtà, abbiamo bisogno della censura. Se il potere fa finta che tutto sia lecito, è solo una tattica per togliere potere all’arte. Di fatto, è un modo per renderla innocua.

Ian Svenonius Tomtomrock - Intervista 2

Foto di Dania Gennai

La tua è anche una violenta critica ad Internet e alla sua invasività. A un certo punto però azzardi anche la previsione che Internet finirà presto e lascerà il posto a qualcos’altro. Cosa te lo fa pensare?

Diciamo che sto pregando.

Punti il dito anche contro Wikipedia.

E’ insidioso. Fornisce solo un punto di vista. Prima, leggere libri ti qualificava come esperto, oggi ti fanno credere che sia inutile, perché puoi accedere alle informazioni direttamente tramite Internet. In questa prospettiva, leggere libri diventa una perdita di tempo. Internet ha realizzato una vera rivoluzione e ha cambiato la maniera di conoscere le cose. Ma attenzione: non è il male in sé per i contenuti, ma per l’approccio che la gente ha finito per avere riguardo alla fruizione di quei contenuti.

Un intero capitolo è dedicato al modello di tecnologia proposto da Apple.

Ci vogliono convincere a liberarci di tutto: un appartamento pulito, pochi vestiti, niente libri né dischi. E infatti i negozi dell’usato sono pieni di roba! La tendenza è diventare fruitori del cloud, che può contenere tutto. Ma è una forma di dittatura: avere una sola ed unica fonte è molto pericoloso. Diventa un modo per liberarsi della storia, ma questo sarebbe un grave errore, perché la storia è un’arma potente.

A un certo punto sostieni che anche Ikea partecipa al modello Apple, tanto che elabori la similitudine “iPhone”/”iKea”.

Alla fine, l’obiettivo comune è uno solo: creare individui isolati l’uno dall’altro, ciascuno con le proprie auricolari, in una stanza piccola e arredata in maniera essenziale.

Ian Svenonius - Intervista 3 | Tomtomrock

La tua analisi colpisce anche il ballo, nato per l’interazione tra le persone, trasformato col tempo in una maniera per esprimersi individualmente.

Il ballo prima si faceva in coppia, dal dopoguerra il processo ha condotto verso l’individualismo. Fa anch’esso parte del processo che tende a rafforzare la separazione tra le persone.

Non tralasci neppure la libertà sessuale: oggi sembra un obiettivo raggiunto, ma la diffusione capillare della pornografia su Internet non è che un altro strumento per isolare gli individui.

Non c’è dubbio, anche il sesso rientra in questo piano generale. Certo, il mio libro può sembrare deprimente, ma è solo una reazione alla propaganda della tecnologia che subiamo oggi in America. Io non dico che bisogna fare a meno della tecnologia. Dico solo che bisogna stare molto, molto attenti.

 

 

 

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Guido Siliotto

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Avvocato e giornalista, marito devoto e padre esemplare, scrive di musica e fumetti sulle pagine de Il Tirreno e collabora/ha collaborato con numerose altre testate cartacee e non, oltre a non curare più un proprio blog. Fa parte della giuria del Premio Ciampi.

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