Intervista: Renzo Brollo - Il Guaritore

Intervista: Renzo Brollo – Il Guaritore

Fra musica e scrittura: Il percorso di Renzo Brollo.

Abbiamo uno scrittore in Italia: Renzo Brollo. Di lui conoscevo La Montagna Storta, la storia di tre ragazzi che si cimentano in un’arrampicata troppo impegnativa e rischiano di morire. La vicenda viene raccontata senza pietismo, dando dignità ai protagonisti e mantenendo il giusto livello di melodrammaticità. Un preludio ad un’opera maggiore, Il Guaritore, che infatti arriva adesso puntualmente nelle librerie.

Intervista: Renzo Brollo - Il Guaritore

Nel mese di giugno Renzo Brollo ha pubblicato Il Guaritore, un libro ambientato ai giorni nostri sulla figura inventata ma ispirata a fatti veri di un cantore eunuco. La scommessa sta tutta qui, nell’immaginare cosa accadrebbe ad un novello Carlo Broschi detto Farinelli se fosse costretto ad affrontare la strada verso il successo in epoca attuale. Rimarrebbe fedele al repertorio operistico oppure approderebbe ai lidi della musica pop/rock?

I riferimenti musicali di Renzo Brollo – Il Guaritore

Volenti o nolenti, grazie alla qualità della scrittura di Brollo, ci si innamora delle vicissitudini attraversate dal talentuoso fanciullo evirato a scopi ricreativi. Fabrizio De André ha cantato in Prinҫesa un uomo che decide di diventare donna. Freddy Mercury ha mescolato musica lirica e rock in Bohemian Rhapsody per svelare i drammi di chi scopre la propria vera sessualità. Ma mai nessuno, per quanto ne so io, ha inscenato passo per passo il percorso di un bambino prelevato dietro compenso da una famiglia disastrata; sottoposto a mutilazione affinché la sua voce rimanga angelica vita natural durante; plasmato al limite ed oltre la tortura fisica affinché soddisfi le esigenze particolari, in fatto di vocalità, di certi clienti danarosi.

Farinelli oggi

Si conoscono gli effetti raggiunti dalla voce di un castrato nelle composizioni di secoli addietro. Ma Renzo Brollo ha saputo spingersi oltre e valutare quali potrebbero essere le potenzialità di una voce da eunuco applicate a brani di Yves Montand (Les Feuilles Mortes), Chet Baker (Deep In A Dream), Elvis Costello (Shipbuilding) e Peter Gabriel (The Book Of Love). Il risultato è presto detto: un’estasi collettiva.

Le platee cadono osannanti e ipnotizzate ai piedi del cantante assurto a idolo pop nella favola crudele di Renzo Brollo, così come nel romanzo Il Profumo di Patrick Süskind le folle rimanevano ammaliate dagli inebrianti odori creati da un assassino. Ma Brollo non punta il dito contro questa allucinazione collettiva. Lo scrittore si limita a contemplare come un pupillo cresciuto senza gioie, sottomesso ai rigori di un’assurda disciplina, riesca poi nonostante tutto a riscattarsi grazie alla forza taumaturgica della musica.

Potere della lirica, direbbe Lucio Dalla, dove con un po’ di trucco e con la mimica puoi diventare un altro. Potere della scrittura di Brollo, direi io, per come ha saputo romanzare in chiave moderna il mito della Fenice che risorge dalle proprie ceneri. Ovverosia il bisogno insito in ciascuno di noi di non cedere alle sofferenze, per quanto insormontabili esse siano all’apparenza.

Renzo Brollo - Il Guaritore

Renzo, la tua è la storia di una trasformazione abominevole che dà risultati insperati. Tu descrivi i traumi ma non ti scandalizzi. Forse perché ritieni la natura umana capace di tutto pur di ottenere il massimo del piacere, in questo caso del piacere estetico?

Sì, uno dei motori del romanzo, che io definisco non di formazione ma di deformazione, è proprio questo: il limite che viene superato per plasmare una creatura angelica e, al tempo stesso, diabolica. Il compito del personaggio del Maestro è esattamente quello di cancellare la vita precedente del piccolo Carlo, perché dimentichi ciò che, secondo la sua visione, era sbagliato, trasformando di fatto il bambino in un pentagramma bianco sopra cui scrivere la sola musica degna di essere eseguita e ascoltata. Il mio compito invece non era di scandalizzarmi. Come autore, avevo il dovere di raccontare questa storia senza esprimere opinioni, dando la parola ai personaggi.

Il Guaritore è la dolorosa metamorfosi di un corpo destinato a diventare cassa armonica. In ambiti non musicali si parlerebbe di cavia umana, di esperimenti MKUltra, di cani di Pavlov, di candidati manciuriani. In fondo la voglia di generare mostri non si è mai sopita, è più viva che mai. Per questo hai voluto ambientare il tuo romanzo ai giorni nostri?

Farinelli era, già di per sé, di statura elevata. Aveva, in effetti, una cassa toracica molto sviluppata, a causa degli esercizi respiratori imparati durante gli anni di studio con il maestro Porpora, tanto che da adulto venne soprannominato il ridicolo gigante. Era, dunque, una sorta di mostro. Nel mio romanzo ho voluto usare la parola mostro anche nella sua accezione originale monstrum: portento, prodigio. Dunque, un mostro sì, ma meravigliosamente affascinante e terribilmente attraente. Ho scelto di ambientare il romanzo ai nostri giorni perché non avrebbe avuto senso raccontare questa storia ai tempi di Farinelli. La sfida, e la domanda che subito mi sono posto quando ho deciso di raccontare la vita del piccolo protagonista, era proprio questa: come vivrebbe oggi un nuovo Carlo Broschi? Come sarebbe la sua vita? Perché è proprio ad essa che mi sono ispirato, leggendo il saggio La voce perduta. Vita di Farinelli, di Sandro Cappelletto. Un’esistenza avventurosa e affascinante, la sua. Cantante dalla voce cristallina, che provocava amabili deliri, ma anche guaritore di re e idolo delle folle.

Come sei arrivato alla scelta dei brani jazz/rock/pop che fai interpretare al tuo protagonista? In generale, che tipo di musica ascolti?

Dietro a questo romanzo c’è un lavoro di ricerca che non riguarda solamente il repertorio musicale. L’intera narrazione ruota attorno al simbolo del labirinto e del Minotauro. La biblioteca di una delle future dimore di Carlo ricorda la biblioteca di Borges e la figura del Minotauro è ispirata alla lettura del romanzo Fisica della malinconia di Georgi Gospodinov. Tutte le ricerche sono frutto dell’aiuto prezioso di Alessandra Farinola, collega di redazione di Mangialibri, che mi ha seguito durante tutta la stesura del romanzo, sia come fonte di documenti che come editor. Per quanto riguarda la tracklist contenuta nel romanzo, ho cercato innanzitutto, e per quanto riguarda la prima parte, di attingere al repertorio musicale proprio di Farinelli e poi, nell’infinito panorama di titoli che avevo a disposizione, ho cercato alcune canzoni molto diverse tra loro che però potessero in qualche modo “parlare” della storia che stavo raccontando. Dovevano trasformarsi in medicine, una diversa dall’altra, che il piccolo Carlo avrebbe somministrato all’ammalato. Le musiche sono arrivate a me per strade diverse, come segni del destino. A volte incontrate casualmente, altre volte consigliate dalle persone alle quali ho chiesto aiuto per avere informazioni. Alcune di esse, durante le varie revisioni, sono state purtroppo sacrificate e tra loro tengo a ricordare Plaisir d’amour, che ascoltavo ripetutamente nella versione cantata da Brigitte Bardot. Certamente, ciascuna di queste canzoni è rimasta nel mio cuore anche se la musica che di solito ascolto è molto diversa. Sono cresciuto con la new wave degli anni Ottanta e poi con il grunge degli anni Novanta. Oggi, oltre alle canzoni che compongo assieme al gruppo musicale Bakan, un repertorio folk-rock in lingua friulana, ascolto spesso i Depeche Mode, i Radiohead, i Pearl Jam.

Il concetto di rinascita mi sembra alla base del tuo ultimo lavoro. Possiamo ravvisarvi una similitudine con la tua città, Gemona, che dopo il terremoto del Friuli ha dovuto anch’essa risorgere dalle ceneri?

In effetti, non di una, ma di più rinascite si parla in questo romanzo. Carlo nasce nella casa di famiglia e poi rinasce tre volte, proprio come una fenice. Una volta che lo spartito scritto per Carlo arriva all’ultima battuta, subito un’altra musica è pronta per lui, che la riceve e la interpreta, non per sé stesso ma per chi gliela chiede. L’accostamento con i tragici eventi sismici del 1976 forse sono entrati inconsapevolmente in questa storia. In effetti non ci ho mai pensato. Il terremoto del 6maggio è entrato nel romanzo La montagna storta, ma probabilmente chi ha vissuto un evento simile porta dentro di sé il ricordo e l’esperienza della rinascita.

Definisci Carlo, il protagonista del tuo libro, come “il fragile dio del pop” e successivamente come “L’Incompiuto”. Che cosa significano per te questi due appellativi?

Carlo viene considerato quasi come una divinità da chi lo ascolta. Una creatura senza genere che guarisce. Ma in verità la sua fragilità è sotto pelle, è lì, pronta a manifestarsi quando la sua fama sarà all’apice. E Carlo è anche un “incompiuto”, un bambino interrotto, la cui crescita è stata fermata per dare modo al Maestro di compiere la sua opera.

A pagina 292 uno dei personaggi femminili scrive in una lettera al cantore evirato le seguenti parole: “cerca di diventare qualcuno, impara a combattere e a fare del male, perché non è vero che il bene che fai ti viene reso. Casomai è il contrario”. Sai che queste parole mi sono sembrate una lezione di vita? In fondo rappresentano il crudele passaggio alla maturità.

Ti ringrazio. La figura di Luisa, autrice di questa lettera, è emblematica. Sino a quando lei e Carlo si sentono creature simili, l’equilibrio tra loro li fa vivere in armonia, ma quando accade l’imprevedibile, Luisa vede minacciata la sua sopravvivenza e perciò usa le armi che ha a disposizione. Ed è una lezione che vuole impartire anche al giovane Carlo: puoi aver fatto tutto il bene di questo mondo, ma questo non ti garantirà una felicità che di sicuro il cinismo e la crudeltà possono darti.

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Marco Zoppas

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Trevigiano di nascita e romano di adozione. Nel maggio 2016 ha pubblicato “Ballando con Mr D.” sulla figura di Bob Dylan, nel maggio 2018 “Da Omero al Rock”, e nel novembre 2019 “Twinology. Letteratura e rock nei misteri di Twin Peaks”.

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