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Intervista: INUTILI? PROPRIO NO! UN’INTERVISTA FRA TERAMO E IL NEW JERSEY

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Qualche domanda a un eccellente trio che si muove fra psichedelia e improvvisazione

di Guido Siliotto

Arrivano da Teramo, ma pubblicano per un’etichetta del New Jersey, la Aagoo, si chiamano Inutili, ma, statene certi, non lo sono affatto. Il loro Elves, Red Sprites, Blue Jets è una delle migliori uscite capitate nello stereo del sottoscritto. Psichedelia di quella buona: suoni grezzi, lunghi pezzi per lo più strumentali, improvvisazione a manetta. Qua più irruenti e grintosi, là più liquidi e sinuosi, comunque sempre sinceri, diretti e viscerali. Questa è la loro terza uscita e, per una volta, il cd si fa preferire al vinile, dato che contiene il doppio delle tracce (solo sei sul padellone, ben dodici sull’odiato dischetto). Danilo, Pietro e Abarth sanno il fatto loro, senza troppi timori reverenziali danno vita a lunghe jam dalle quali estirpano brani più o meno compiuti, ma qui è uno di quei luoghi dove soprattutto si coglie l’attimo, come dimostrano anche le registrazioni, frettolose, ma efficaci. Qualche domandina al trio s’imponeva, per conoscerli meglio e invitarvi ad un ascolto che, francamente, riteniamo doveroso. Ci ha risposto Danilo.

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Di questi tempi è assurdo pretendere qualcosa di veramente “originale”, occorre però che un disco sia fatto bene e abbia un senso – sembra facile, ma a volte pare impossibile. Nel vostro caso c’è forma e sostanza, oltre al fatto che, ovviamente, ben si sposa ai miei gusti personali.
Comincio col ringraziarti, sono felice che ti sia piaciuto l’ultimo lavoro. Originalità, forma e sostanza sono concetti che ci piacciono molto.
Anzitutto, visto che l’improvvisazione è alla base delle vostre composizioni, mi chiedevo con quale criterio procediate: improvvisazione pura che poi viene incanalata in qualcosa di più “stabile”, oppure c’è la tendenza a lasciare le cose free-form?
In realtà non abbiamo mai stabilito un criterio, non ci siamo mai detti “facciamo così”, perciò a volte è improvvisazione pura, a volte si parte da un’idea e altre volte, come sempre più spesso in questo ultimo periodo, cerchiamo di dare dei confini prestabiliti all’improvvisazione libera. I primi lavori sono sicuramente “free”, gli ultimi sono un po’ più ragionati e strutturati.
Confesso che la prima cosa che mi ha conquistato è l’espediente nella traccia numero uno, Red Spider Fever, che parte quando tutto è già iniziato e sfuma quando sembra che la cosa si stia concretizzando. Una dichiarazione d’intenti?
No, direi di no, semplicemente ci sembrava perfetta così com’è. Considera che anche quella è frutto di improvvisazione. Sulla forma canzone non abbiamo delle intenzioni prestabilite: tutte le canzoni sono diverse le une dalle altre, si può dire che cerchiamo di assecondarle più che di imporci.
I suoni, pur con questa attitudine lo-fi, mi sembrano ben focalizzati. Avete qualche feticismo strumentale – ampli, chitarre, piatti, effetti…
Argomento interessante. Abbiamo tutti e tre convinzioni diverse al riguardo. Fondamentalmente è il suono che conta, se ti piace quello che viene fuori dal tuo strumento non sono certo le marche che contano, e su questo credo siamo tutti d’accordo. Alessandro”Abarth” è davvero un fantastico batterista e lo ritengo in grado di far suonare qualsiasi batteria, comprese le più mute, stonate, storte o sfondate che siano e anche per questo non ha particolari esigenze o feticci. Pietro invece investe molto sulla strumentazione, è un patito di effettistica, ama perdersi nello studiare combinazioni di suoni, loop e quant’altro. Io sono un po’ l’opposto, volutamente uso poche cose e solo estremamente economiche, dalle chitarre ai pedali. L’unica cosa che ho come riferimento indiscutibile, e alla quale non rinuncerei mai, è una bella testata Marshall.

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Visto che tutto suona più o meno nudo e crudo, magari un passo successivo potrebbe essere una produzione più “invadente”. Ci avevate pensato? Oppure non rientra nei piani?
E’ di certo un’eventualità. Inutili è un progetto che si evolve, siamo molto diversi da quando abbiamo cominciato. È vero, amiamo molto la bassa fedeltà, la schiettezza e la sponteaneità dei suoni nudi e crudi, ma stiamo esplorando anche altri territori e, come accennavo prima, molto dipende dalle singole canzoni, alcune magari meritano una produzione migliore, non abbiamo preconcetti in merito. Credo che non abbandoneremo mai del tutto il DIY come approccio, ma non ci precludiamo comunque nessuna strada alternativa.
Pubblicate per la Aagoo, che secondo me ha un bel catalogo, ad esempio adoro gli Zulus…
Gli Zulus sono davvero fantastici!!!
Pubblicare per una label d’oltreoceano vi ha dato qualche stimolo in più e/o esperienze particolari, tipo suonare all’estero o entrare in contatto con musicisti non italiani?
Abbiamo esordito con un 12″ EP realizzato con una collaborazione tra la leggendaria Goodbye Boozy Records e la californiana Batshit Records, ma già prima che uscisse avevamo accumulato davvero moltissimo materiale, per cui con quello come biglietto da visita e qualche video “improvvisato” ho spedito un po’ di email alle etichette che mi sembravano più interessanti ed estrose. Alec Dartley della Aagoo ci ha risposto davvero interessato e curioso di ascoltare il materiale. Ed eccoci qui. In generale avere qualcuno che crede davvero in quello che fai è una soddisfazione immensa, immensa come l’esperienza di fare qualche data in America nel settembre scorso: sono cose che ti fanno decisamente vivere meglio. Dobbiamo molto ad Alec, ma ti assicuro non è per questo che lo reputo una persona eccezionale. Solo conoscerlo è valso il viaggio: una mente aperta, sempre motivato, vero appassionato di musica, artista indiscutibile, un’anima pura. E potrei continuare.
Come siete dal vivo? Improvvisate o preferite rifare i brani pubblicati su disco?
Diciamo che non siamo la classica band. Suoniamo poco live e quando capita facciamo un po’ quello che ci va. Nelle ultime occasioni abbiamo fatto quasi tutta roba inedita, nonostante il disco in uscita. Con una parola, direi di certo “rumorosi”. L’improvvisazione è sempre presente, ma cerchiamo di gestirla, anche se spesso abbiamo pensato di fare qualche concerto senza suonare niente di prestabilito. E prima o poi credo proprio che lo faremo.

httpv://www.youtube.com/watch?v=M0uFAN5iFO4

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