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STORIE DI COLPI AL CUORE E GENERATORI – INTERVISTA A PETER HAMMILL

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Una conversazione con Peter Hammill a proposito del suo recente album insieme a Gary Lucas e dei suoi anni con i gloriosi Van Der Graaf Generator.

di Antonio Vivaldi

Il nome di Peter Hammill e dei suoi Van Der Graaf Generator (maestri assoluti del prog-rock anni ‘70) suscita ricordi commossi ed emozionati. Il sessantacinquenne Peter è tuttora molto attivo sia con il gruppo sia come solista e trova il tempo di dedicarsi anche a progetti di vario tipo. Fra questi spicca l’album Other World, inciso qualche mese fa insieme al chitarrista statunitense Gary Lucas (già nell’ultima Magic Band di Captain Beefheart nonché collaboratore di Jeff Buckley). Questa breve chiacchierata, con traduzione italiana di seguito, vuole soprattutto raccontare il Peter Hammill di oggi, con qualche inevitabile accenno al glorioso passato. 

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You describe Other World as “warped folk music… from another world”. Is it because of the ‘organic’ way in which it was recorded? Or is it the nakedness of the songs that make you think of folk music?

I think originally it was because it’s all basically just a couple of guitars and a voice, very much a traditional “folk” format. But of course it doesn’t really sound like that!

How is it to make music with a fan of yours? Any thought like “maybe I’ll disappoint Gary”?

No, I think we both came at it with a properly musicianly attitude and neither with pretensions nor, to tell the truth any over-weening expectations. If nothing had come of it, that would have been ok too. That’s the nature of experimental collaborations. Very happy, of course, that it worked out as well as it did!

A couple of songs in Other World (Cash, This Is Show Biz) show the angry side of Peter Hammill. Or we should call it a disillusioned side?

Yes, probably a slightly jaundiced, rather than completely prejudicial eye, is being cast here.

Is The Kid is about boy bands?

No-one specific. But of course there are lots of dangers and potential pitfalls for young men and women coming into music, of whatever genre. So that was the starting point there.

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The music showbiz in the 60s/70s and now. Hos has it changed?

It’s an industry now, not just a thing of dedicated – and perhaps minority – interest.

In Spinning Coins you write of “dots of life joined by the outcomes of randomness”. It sounds a bit fatalistic from someone like Peter Hammill, a person that to me always seemed very focused and motivated.

Oh, I am that, but I’ve also always been aware of the functions which randomness has on the courses of our lives. I don’t really look on that as fatalism.

You and Van Der Graaf Generator. Can we call it a love story?

Not quite that. But an essential part of my life and my music.

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How it is to play live the classics of your repertoire? Are they still meaningful to you?

We don’t play so many these days, as we’ve been working hard on developing a modern repertoire as well…and those that we do play certainly have meaning for us…or else we wouldn’t do them!

I met you in San Remo in 2004 (when you received the Tenco Prize), a year after you suffered from a heart attack. You explained me that making music did a lot for your recovery. I didn’t dare to ask if your approach to life had changed after the stroke. Can I ask it now?

At first, as is the way of things, I was acutely conscious of my own mortality. And, as is also the way, gradually over time that consciousness disappears to an extent. No-one actually wants to have such a thing happen but it’s a salutary lesson and, I suspect that in the end I’m a better person – or have a more interesting life – because of it.

In the 70s you were big in Italy (a very chaotic country, then). Something or someone that you remember fondly from those times? Something or someone you would like to forget?

Oh yes, quite a lot of both! But I’ll keep both as private memories!

 

With many thanks to Giulia Nuti and Il Popolo del Blues 

 

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La tua definizione di Other World è “musica folk contorta… da un altro mondo”. E’ per via del modo “organico” in cui il disco è stato registrato? O è la nudità delle canzoni a farti pensare alla musica folk?

Penso che in origine sia stato a causa degli strumenti usati, solo due chitarre e una voce; un formato molto in stile “folk” tradizionale. Ovviamente il suono non è per nulla folk.

Che effetto fa suonare insieme a un fan? Nessun pensiero del tipo “E se  deludessi Gary”?

No. Abbiamo affrontato la nostra collaborazione da un punto di vista precipuamente musicale e senza preconcetti né, a dire la verità, aspettative smodate. Se non ne avessimo cavato niente di buono non ci sarebbe stato problema. E’ la natura delle collaborazioni sperimentali. Sono ben felice, naturalmente che il risultato finale sia stato così buono. 

Un paio di canzoni di Other World (Cash, This Is Show Biz) mostrano il lato rabbioso di Peter Hammill. O dovremmo definirlo il lato disilluso?

Sì, potrei parlare di sguardo ostile sul mondo, anche se non completamente accecato dal pregiudizio.

The Kid ha come tema le boy band?

Non parlo specificamente di qualcuno, ma naturalmente ci sono un sacco di pericoli e potenziali trappole per i ragazzi e le ragazze che vogliono dedicarsi alla musica, qualunque sia il genere prescelto. Lo spunto da cui nasce The Kid è proprio questo.

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Il mondo dello spettacolo negli anni ’60 e ’70 e ora. Quali cambiamenti?

Ora è un’industria, non più una questione di passione, magari in un ambito molto specifico.

In Spinning Coins parli di “puntini della vita uniti dagli esiti della casualità”. Una frase fatalista che suona strana se pronunciata da Peter Hammill, persona che mi è sempre parsa motivata e con in mente obbiettivi precisi.

In effetti io sono così, ma sono sempre stato consapevole della funzione che la casualità ha sul corso delle nostre vite. Non per questo parlerei di fatalismo.

Tu e i Van Der Graaf Generator. Una storia d’amore?

Non proprio, ma certamente una parte essenziale della mia vita e della mia musica.

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Che effetto ti fa suonare dal vivo I classici del repertorio VDGG? Ti significano ancora qualcosa?

Non ne suoniamo più molti, visto che abbiamo lavorato sodo per creare anche un repertorio nuovo… Quelli che facciamo ci significano certamente qualcosa… altrimenti non li faremmo!

Ti incontrai a San Remo nel 2004 come vincitore del Premio Tenco), un anno dopo l’attacco cardiaco di cui fosti vittima. Mi spiegasti che fare musica ti aveva aiutato molto durante la convalescenza. All’epoca non ebbi il coraggio di chiederti se il tuo approccio alla vita era cambiato dopo quell’evento. Posso chiedertelo ora?

All’inizio, come è nell’ordine delle cose, era acutissima la  consapevolezza della mia caducità. Ed è sempre nell’ordine delle cose che quel tipo di consapevolezza a poco a poco si attenui. Nessuno desidera davvero che gli capiti una cosa simile, ma si tratta di una lezione salutare e. alla resa dei conti ho il sospetto di essere diventato una persona migliore, o di avere una vita più interessante proprio per quell’attacco cardiaco.

Nella caotica Italia degli anni ’70 tu e i Van Der Graaf Generator eravate molto popolari. Qualcosa o qualcuno che ricordi con piacere oppure che vorresti dimenticare?

In entrambi i casi I ricordi sono moltissimi. Ma sono cose private e le tengo per me!

 

Un grazie a Giulia Nuti e Il Popolo del Blues

 

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Peter Hammill & Gary Lucas – Other World Live at Gouveia Art Rock 2014

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