E’ solo Rock’n’Roll, Mr Dylan?

Articolo: E’ solo Rock’n’Roll, Mr Dylan?

E’ solo Rock’n’Roll, Mr Dylan?

Per inquadrare bene la situazione che si sta svolgendo sotto i nostri occhi increduli, occorre forse osservare con dovizia di particolari la copertina dell’album dei Rolling Stones pubblicato il 16 ottobre 1974 – It’s Only Rock’n’Roll.

La nuova aristocrazia del Rock’n’Roll

Già il titolo esprime sarcasmo. Infatti il gruppo che l’ha inventato non ha nessun desiderio di mostrarsi umile. I cinque Rolling Stones scendono in abiti lussureggianti una scalinata avvolta in un tappeto rosso, circondati da ninfe supplicanti ciascuna agghindata con fiori nei capelli (“with flowers in her hair”, come recita la dylaniana Shelter From The Storm dell’anno successivo). I musicisti sono consapevoli dello status di icone che hanno raggiunto grazie a una carriera formidabile. Sono idolatrati, straricchi, regali nel portamento.

Quando nel film documentario Shine A Light di Martin Scorsese il concerto dei Rolling Stones viene introdotto da Bill Clinton accompagnato dalla famiglia, capisci subito chi è la vera aristocrazia e chi invece si sente onorato e intimidito di trovarsi al cospetto di extraterrestri, di veri e propri dei in terra.

Keith Richards con notevole superbia ribadisce lo stesso concetto quando definisce Obama il loro “opening act” nell’intervista che precede il concerto tenuto all’Havana lo scorso 25 marzo davanti a una folla esultante. Le sue parole significano che la vera svolta storica sono loro e non la politica, dimostrano che i tempi sono cambiati: things have changed. Una nuova aristocrazia, fatta di musicisti, è subentrata. E’ solo rock’n’roll?

Richard Wagner, Bob Dylan e i Rolling Stones

Se riusciamo per un attimo a turarci il naso per il suo rampante antisemitismo, possiamo definire Richard Wagner come una rockstar ante litteram. Dopo la sconfitta dei moti del 1848 sappiamo che le strade di Mikhail Bakunin e di Wagner si separano. Il musicista non rinuncia agli ideali anarchici ma si rende conto che la politica ha fallito. Il pensiero rivoluzionario deve trascendere i soliti schemi e affermarsi su un piano cosmico e culturale.

Cerchiamo di capirci bene: quando Wagner intuisce che il mezzo perfetto per sovvertire l’ordine sociale è l’arte e non un’insurrezione armata, fa da precursore alle rockstar moderne che se ne infischiano delle istituzioni di Stoccolma o dell’Inghilterra bigotta (vedi gli Stones) perché sanno che le mode artistiche sconvolgeranno le nostre vite più di qualsiasi altra strategia.

Il vero messaggio di gente come Bob Dylan e i Rolling Stones diventa questo: la vera aristocrazia moderna siamo noi, non avete altra scelta che assoggettarvi al nostro gioco. Nel caso specifico di Dylan va anche detto che il Nobel arriva con esattamente cinquant’anni di ritardo. Non importa quale sia il periodo di Dylan che voi amiate di più (personalmente prediligo quello cristiano), la vera rivoluzione da lui compiuta risale alla svolta elettrica.

In soli due anni, tra il 1965 e il 1966, inventa un nuovo linguaggio con la trilogia elettrica e sposta inesorabilmente l’asticella dei confini della letteratura. Possibile che a Stoccolma se ne siano accorti soltanto ora? Come possono i cosiddetti esperti aver ignorato quel fenomeno così a lungo? E’ una fortuna che Dylan – nonostante l’abuso di droghe e quant’altro – sia ancora qui a raccogliere i frutti di una cosa portentosa  che era già evidente tre generazioni fa.

Mr Dylan e il Nobel

Nessuno sa ancora di preciso se terrà la lectio magistralis presso la sede dove si presume di giudicare cos’è l’arte di scrivere. Ci vorrà comunque un po’ di tempo per valutare più serenamente la questione del Nobel, perché tutto questo era già successo molto tempo prima. Per qualsiasi rockettaro la parola “Woodstock” significa molto più di “Stoccolma”. La generazione americana che lottava contro la guerra in Vietnam scelse quel posto per celebrare la propria ribellione perché colui che consideravano il loro profeta s’era da poco trasferito proprio lì, a pochi chilometri di distanza dall’evento – un invito che lui non avrebbe dovuto rifiutare. Dylan invece snobbò Woodstock, il festival inaugurato in suo onore (la sua comparsata la fece all’isola di Wight). Adesso è chiaro che Dylan non si identificava con quel movimento di controcultura. Cercava una via d’uscita, c’era troppa confusione.

Con gli ultimi due album e nelle ultime tournee Dylan sta rendendo omaggio a un grande eroe americano, Frank Sinatra. Lo stesso fece Steve Jobs nei confronti del suo eroe Bob Dylan quando la Apple veicolò Modern Times – l’album del 2006 di Dylan – tramite iPod, catapultandolo al primo posto delle classifiche internazionali.

Ecco tre esempi di pionierismo. Alessandro Baricco li chiamerebbe “i barbari”. Sia Frank Sinatra che Steve Jobs che Bob Dylan abbandonarono l’università ritenendola inutile ai loro scopi. Essi ridefinirono l’essenza del sogno in una terra di immigrati che stava conquistando il pianeta. Più che con Stoccolma hanno un appuntamento col destino.

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Trevigiano di nascita e romano di adozione. Nel maggio 2016 ha pubblicato “Ballando con Mr D.” sulla figura di Bob Dylan e nel maggio 2018 il suo nuovo libro, “Da Omero al Rock”.

Marco Zoppas

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Trevigiano di nascita e romano di adozione. Nel maggio 2016 ha pubblicato “Ballando con Mr D.” sulla figura di Bob Dylan e nel maggio 2018 il suo nuovo libro, “Da Omero al Rock”.

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8 Responses

  1. patrizia ha detto:

    Non riesco a capire bene il significato dell’articolo, vuol dire che Dylan o i Rolling Stones appartengono ad un mondo diverso da quello di noi poveri umani e che come aristocratici si possano permettere di snobbare riconoscimenti come il Nobel? Ritiene quindi che sia fuori luogo e fuori tempo l’assegnazione del Nobel a Dylan adesso?

    • andrea orlandi ha detto:

      Non si riesce a capire il significato dell’articolo, perchè semplicemente sono parole vuote e prive di significato se non luoghi comuni triti e ritriti sui sixties, vietnam, woodstock, protesta, dyla, rock stars , i drogati avvolti nel loro oro
      Banalità
      Andrea Orlandi

      • marco zoppas marco zoppas ha detto:

        Cercherò di imparare ad essere meno banale. In effetti il bellissimo discorso di Bob Dylan per l’Accademia contraddice i miei presupposti. E’ vera umiltà la sua?

  2. marco zoppas marco zoppas ha detto:

    Grazie per la domanda, a cui so rispondere solo in parte pur avendo scritto l’articolo. Non ritengo affatto che il Nobel sia fuori luogo, forse arriva un po’ in ritardo ma ne sono felice. Sì, ho la sensazione che le rockstar siano i nuovi “Marchesi del Grillo”. Molti di loro sono personaggi favolosi che io ho adorato tutta la vita, ma (complice la droga?) possono essersi montati la testa. Vivono in un altro mondo.

  3. patrizia ha detto:

    Penso che sia il loro modo di continuare a tenere vivo il mito di sè (del resto il numero di fans lo dimostra) e di continuare ad essere protagonisti della scena artistica rock. Del resto ne hanno le qualità, perchè sprecarle o ritirarsi a fare i nonni. E così ancora oggi riescono a regalarci dell’ottima musica. Quanto all’atteggiamento di Dylan nei confronti dell’Accademia di Svezia può risultare un po’ fastidioso, ma coerente con il Dylan di sempre

  4. marco zoppas marco zoppas ha detto:

    Condivido in pieno! Non volevo essere sprezzante nei confronti delle rock star. Penso che in linea generale – bisognerebbe distinguere caso per caso – si meritino la loro gloria

  5. Patrizia ha detto:

    Marco, immagino tu abbia letto lo speech di Dylan. Anch’io ho avuto l’impressione di trovare in quelle parole la sua totale sincerità e in un certo senso anche umiltà, per il riconoscimento avuto di così grande Importanza. Non ho trovato affatto cinismo ma piuttosto forse un po’ di imbarazzo.

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