Bertrand cantat

Articolo: Il caso Bertrand Cantat

Bertrand Cantat fra le polemiche.

Bertrand cantat

Ritorniamo sul caso Bertrand Cantat, che ormai è uscito fuori dai confini della Francia e che rimbalza fra Regno Unito, Stati Uniti e persino Italia. Accompagnato da molte inesattezze e da commenti sui social altrettanto ricchi di sciocchezze. Sulle pagine di TomTomRock ci siamo occupati del ritorno di Cantat sulla scena quando andava meno di moda e lo abbiamo seguito sul palco prima con i Détroit, ora con il suo nome, dedicandoci solo alla musica. Ma forse è il caso di spendere qualche parola anche per riassumere la vicenda e dire la nostra.

Il ritorno di Bertrand Cantat con i Détroit

Intanto, è il caso di ricordare che Bertrand Cantat era già tornato a far musica nel 2013 con i Détroit, nuova band formata con il bassista Pascal Humbert. E poi l’anno successivo aveva anche calcato i palchi francesi, festival inclusi. Questo ritorno aveva sì suscitato alcune polemiche, ma con una virulenza ben minore rispetto a quella attuale. In questo ultimo mese Cantat si è visto annullare contratti già firmati che prevedevano suoi concerti in un paio di festival e in una sala. Una petizione contro la sua presenza in un festival ha raccolto 70mila firme.

Bertrand Cantat

A quel punto un sobrio comunicato ha annunciato il suo ritiro da tutti i festival, mantenendo gli impegni con le sale. Che però adesso vedono il picchettaggio di qualche decina di appartenenti a movimenti contro la violenza sulle donne.

Dai Détroit a Bertrand Cantat solista

Che cosa è cambiato fra il 2013/14 e il presente? Da una parte, ci sono le scelte di Bertrand Cantat. Dopo un solo disco mette fine ai Détroit e torna soltanto con il suo nome. Una cosa peraltro del tutto inedita, per lui, dal momento che prima di finire in carcere faceva parte dei Noir Désir e non era un solista. La celebre rivista francese Les Inrockuptibles gli dedica una copertina, e questo fa scoppiare immediatamente la polemica. Anche in questo caso, il giornale replica lo scoop già fatto nel 2013, quando pure l’aveva messo in copertina e ne aveva ospitato l’intervista.

Bertrand Cantat il caso

Quindi? Evidentemente, Bertrand Cantat non è un buon consigliere di se stesso, come peraltro la sua vita dimostra. Mettere in evidenza il proprio nome è una scelta incomprensibile: ovvio che l’anima dei Détroit era lui, ma nascondersi dietro un altro nome significava, simbolicamente, non voler imporre la propria presenza ingombrante a un’opinione pubblica che potrebbe, a ragione, non gradirla. Una scelta di umiltà, insomma, e di pudore.

Diverse anche le due interviste. Nella prima, le notizie sul disco in uscita erano accompagnate da parole forti di pentimento. Che nella seconda intervista mancano, magari perché ritenute scontate, ma è una mancanza che si avverte. Naturalmente, questa scelta di mettersi in vista in prima persona è caduta nel momento più sbagliato.

Il caso Bertrand Cantat e #balancetonporc

E’ indubbio che il movimento che si è creato dopo l’affare Weinstein, in Francia #balancetonporc, ha molto del riflesso di Pavlov. Nel caso in questione, dov’erano tutti quelli/e che ora picchettano i concerti? Non avevano saputo dei Détroit? Insomma, diciamo pure che da entrambe le parti non si è data prova di grande intelligenza.

Il che è ancora più lampante quando si leggono le polemiche sui social. Errori fattuali, improvvisati tribunali popolari, proponimenti idioti. Per quanti gridano allo scandalo e al carcere perenne, è bene ricordare che gli ordinamenti giuridici prevedono per l’omicidio preterintenzionale la pena che è stata comminata a  Bertrand Cantat per aver picchiato durante un litigio la sua compagna Marie Trintignant, provocandone il coma e poi la morte. Otto anni, come deciso da una corte in Lituania, dove il fatto è avvenuto, scontati a metà per buona condotta.

Sembra poco? Può darsi, ma questo prevede il diritto per l’omicidio preterintenzionale, e chi ha voglia di opporsi non dovrebbe farlo su un caso specifico, solo perché è noto, ma in generale al fine di ottenere un inasprimento delle pene. Sperando ovviamente di non trovarsi mai dalla parte del colpevole.

Marie Trintignant

Detto questo, gli anni delle libertà provvisoria prevedevano alcune limitazioni che poi sono scadute. Oggi, sotto il profilo del diritto, Bertrand Cantat è libero di vivere la sua vita e di riprendere l’attività di musicista. La tristissima vicenda del suicidio della moglie nel 2010, pure evocata in molti articoli, non ha dato origine a procedimenti penali. Quindi anche in questo caso è inutile agitarsi, per fortuna i tribunali popolari, ossia i linciaggi, non sono previsti.

Un caso etico, non giudiziario

Rimane la questione etica. E qui, anche coloro che difendono Bertrand Cantat a spada tratta parlano spesso a vanvera. Non è paragonabile, la sua attività, a quella di un idraulico o di un panettiere. Mai viste mille persone che applaudono qualcuno per aver sfornato una baguette. Essere personaggi dello spettacolo mette in una posizione completamente diversa, non giuridicamente, è chiaro, ma moralmente sì. E non pare improbabile che, insieme a una maggioranza di fans che semplicemente sono legati alla sua musica e l’apprezzano a prescindere dall’atto immondo che ha compiuto nel 2003, ce ne sia un manipolo attratto proprio dalla ‘leggenda nera’ e dall’aura ‘maledetta’ che ormai lo contraddistinguono. Così come fa orrore leggere dalla loro parte giudizi morali sulla vittima che dovrebbero servire a giustificare l’icona Cantat.

I due partiti contrapposti

Normale che molti trovino insopportabile l’idea di vederlo di nuovo sul palco, applaudito. Normale anche cercare di tutelare la famiglia della vittima da una sovraesposizione all’immagine di Cantat. In tale ottica, la sua scelta di ritirarsi dal circuito dei festival è sensata. Come detto, nel 2014 non era accaduto niente e i Détroit si erano esibiti in molte sedi. Ma ormai l’atmosfera è avvelenata in modo irrimediabile. Allo stesso tempo, i picchetti con gli insulti al pubblico che va ai concerti, i tentativi di farne arrestare per sempre l’attività sono, oltre che al limite della legalità, veramente stupidi.

Ormai le telecamere accompagnano i concerti, una cosa che non si era mai vista in passato. Il che significa fare pubblicità agli spettacoli che si vorrebbe silenziare e proiettare Cantat su ogni giornale. Ma è probabile che a tali gruppi di Bertrand Cantat poco importi, e tanto meno della vittima, e che siano lì per farsi pubblicità.

 

Alla fine, il caso Bertrand Cantat è il frutto dell’incontro fra scelte sbagliate, disinformazione, eccessi e volgarità a 360°. Che non è indizio di alcun ‘ritorno al medioevo’, come tocca leggere, purtroppo, in molti commenti, ma è invece un segno evidente della bassezza della nostra cultura contemporanea, dove dibattito e insulto sembrano diventati sinonimi.

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Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. Condividerla con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

Marina Montesano

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