David Bowie - Space Oddity Ragazzo solo | Tomtomrock

Articolo: Le cover italiane 5 – David Bowie vs. Mogol

Space Oddity diventa Ragazzo solo, ragazza sola ma anche Corri uomo corri.

David Bowie - Space Oddity Ragazzo solo | Tomtomrock

La storia è abbastanza nota. Tuttavia vale la pena riproporla oggi in occasione del terzo anniversario della morte di David Bowie.

Il futuro Duca Bianco pubblicò il singolo Space Oddity l’11 luglio 1969. Il brano ebbe notevole successo in Gran Bretagna (quinta posizione in classifica), grazie anche alla coincidenza quasi esatta con un evento epocale quale lo sbarco del primo uomo sulla Luna, avvenuto solo nove giorni dopo.

 

A dire la verità,  non è che la canzone suonasse molto benaugurante per i  tre astronauti statunitensi dell’Apollo 11, visto che il loro collega immaginario Major Tom si perde nello spazio. (E non è consolatorio il fatto che Tom non paia troppo triste all’idea di fluttuare nelle profondità siderali per l’eternità.)

La prima cover italiana di Space Oddity: Ragazzo solo, Ragazza sola

Fin qui tutto piuttosto risaputo, visto che siamo nell’ambito della grande storia del rock.. Abbastanza conosciuto anche il fatto che David Bowie abbia registrato, nel dicembre 1969 a Londra, una versione italiana del pezzo, intitolata Ragazzo solo, ragazza sola, con testo di Mogol. Il singolo esce nel febbraio 1970 e non va troppo bene. Paradossalmente ha maggior successo la versione incisa da un oscuro duo nostrano chiamato Computers.

 

Occorre dire che Ragazzo Solo, Ragazza Sola non costituisce uno dei migliori esiti artistici di Mogol. Il nostro è senza dubbio un paroliere bravo nel raccontare microstorie o emoticon poetici tipo 7 e 40 o Non è Francesca, ma qui fatica a elaborare in modo davvero intenso un’idea che di sé sarebbe buona quale l’incontro di due solitudini nella notte metropolitana. Le figure del ragazzo solo appena abbandonato dall’amore della sua vita e della ragazza sola che cerca di consolarlo restano opache a causa di una certa rigidezza tanto verbale quanto concettuale, ben dimostrata dalla strofa: “Dimmi ragazzo solo dove vai/ Perché tanto dolore? / Hai perduto senza dubbio un grande amore/ Ma di amori è tutta piena la città”. Linguaggio improbabile e morale ovvia, insomma.

Qualcuno a questo punto dirà che la cosa più scandalosa è in realtà il tradimento concettuale operato da Mogol. Ovvero il completo cambio di contesto rispetto a un testo originale così specifico. Cambio avvenuto, a quanto si dice, senza che qualcuno si sia degnato di avvertire Bowie della cosa.

La seconda cover italiana di Space Oddity: Corri uomo corri

Ma attenzione, perché qui arriva la parte meno nota della storia. Trascorrre qualche mese, arriviamo all’ottobre 1970 ed ecco spuntare il singolo Corri uomo corri (*), con testo che è una nuova e un po’ più fedele traduzione di Space Oddity. A firmarlo è… Mogol. Non è stato possibile trovare testimonianze relative alle ragioni di questo raro caso di doppia traduzione ad opera di uno stesso autore (**) e nemmeno viene in mente qualche spiegazione plausibile. Una sorta di pentimento per il tradimento di cui si diceva? Difficile dato il personaggio Mogol.

In Corri uomo corri Mogol mantiene come protagonista la figura dell’astronauta nello spazio che però prende il nome di Capitano John (ma perché? Tom metricamente era comunque perfetto). Però lo ammanta di considerazioni, diciamo così, filosofiche sulla vacuità del sogno di onnipotenza del genere umano. Ecco alcuni esempi: “Piangi piangi umanità questa tua ingenuità/ Nello spazio vuoi portare i sogni tuoi”. “Come un angelo tu volerai / Per sentirti per un attimo vicino agli dei”. “Questa mia generazione a chi si rivolgerà? / Per cercare l’amore a chi si rivolgerà?”.  Insomma, anche stavolta il risultato è modesto. E, in più, pretenzioso.

A peggiorare la situazione c’’è l’improbabile dialogo fra torre di controllo e astronauta caratterizzato dalla frase  da da Bar Cosmo “Ehilà John come va?”. Inutile dire che anche John fa la fine di  Tom (Capitano John, rispondiiiii”) mentre i Giganti ripetono il mantra “Corri uomo corri verso il sole” e il sessionman Vince Tempera (informazione da verificare) fa esplodere un rampante assolo di organo che è puro prog.

 

Chissà se Bowie ebbe mai modo di sentirla. Speriamo di no, verrebbe da dire. A questo punto una miglior figura rispetto alla vera Space Oddity la fa Ragazzo solo, ragazza sola, che almeno avrebbe conosciuto, nel 2012, la dignità di una ricollocazione nobile, e appropriata, all’interno del film di Bernardo Bertolucci Io e te.

E già che ci siamo un saluto a Bernardo, oltreché a David, ovviamente.

(*) Curioso che Corri uomo corri fosse stato, nel 1968, il titolo di uno spaghetti western diretto da Sergio Sollima.

(**) Il cambio di contesto era pratica abituale, e sovente deleteria,  fra i traduttori italiani. Così come accadeva che uno stesso testo venisse tradotto più volte in modo diverso come nel caso di Nights In White Satin dei Moody Blues. Rarissimo invece che ciò avvenisse a opera di uno stesso paroliere.  

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Antonio Vivaldi

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Giornalista musicale di pluriennale esperienza, ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". E' stato uno dei curatori della riedizione, nel 2017, degli album di Rino Gaetano. Fa parte della giuria del Premio Piero Ciampi. Si occupa di eventi di vario tipo dedicati alla musica rock.

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