Articolo: Lucio Battisti è il Gainsbourg italiano? Dio mio no!

Articolo: Lucio Battisti è il Gainsbourg italiano? Dio mio no!

Articolo: Lucio Battisti è il Gainsbourg italiano? Dio mio no!“Se Lucio Battisti era la risposta italiana a Serge Gainsbourg, allora Amore E Non amore è il suo Melody Nelson”. Il comunicato stampa di Light In The Attic, che ristampa il disco in vinile, suona al tempo stesso perentorio e arrischiato. Perplessi, abbiamo sentito il parere di un autorevole esperto  ‘battistiano’.

L’accostamento con Serge Gainsbourg sarebbe, già di per sé, quantomeno azzardato, ma arrivare a dire che Lucio Battisti sia nato come risposta italiana all’artista francese ha perfino dell’inverosimile.

Battisti non è mai stato l’uomo delle risposte, ma un unico, grande, immenso perché. Lui che, quando è comparso sulle scene, ha lasciato tutti perplessi a domandarsi dove volesse arrivare quel tipo così timido e schivo che, con la sua strana voce sforzata, pretendeva di trasmettere emozioni nuove riproponendo temi sentimentali in un’epoca di artisti pseudo-maledetti e (più o meno convintamente) impegnati. Lui che, all’apice della sua fama, ha stupito nuovamente tutti con la sterzata stilistica del Periodo Bianco, rinunciando in modo netto e totale agli ascolti facili per lanciarsi in uno sperimentalismo esasperato.  Lui che ci ha regalato la bella frase: “Un artista non può camminare dietro al suo pubblico, un artista deve camminare davanti”.

Un disco di Lucio Battisti ristampato negli USA? Wow!

In prima battuta, verrebbe voglia di chiudere il comunicato stampa e di lasciar perdere. E invece no. Perché a un’etichetta come la Light In The Attic, che proprio negli Stati Uniti, non certo il baluardo della musica cantautoriale italiana, decide di rimasterizzare e ristampare (per giunta su vinile) un album di Battisti, perdoniamo volentieri qualsiasi castroneria. Un’iniziativa davvero coraggiosa, considerato inoltre che l’album  in questione non è né uno dei più famosi, né uno dei più facili a livello di ascolto. Inciso nel 1970, Amore e non Amore venne pubblicato con un anno di ritardo perché la Ricordi, ritenendolo troppo sperimentale, decise di farlo slittare dopo l’uscita di Emozioni, puntando su una risposta più immediata e unanime da parte del pubblico.

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Prendendo in mano il nostro LP, si capisce subito che non abbiamo a che fare con un disco come gli altri. Non tanto per la copertina dal gusto vagamente surreale (il cantautore seduto in primo piano sull’erba, con aria meditativa, mentre sullo sfondo una donna nuda gli volge le spalle), quanto per l’insolita struttura simmetrica e contrapposta, dove quattro brani di genere rock-blues e con titoli brevi e perentori si alternano ad altrettanti pezzi strumentali in perfetto stile progressive, che il paroliere Mogol, quasi a volerne compensare l’assenza di testi, ha deciso di intitolare con frasi chilometriche dal sapore esistenzialista. Notevole, per inciso, in questi ultimi pezzi, il contributo di mostri sacri del prog italiano del calibro di Alberto Radius e di quel Franz di Cioccio che, di lì a poco, avrebbe fondato la leggendaria Premiata Forneria Marconi.

Amore e non amore: un concept album ambizioso…

Qualcuno ha scritto che la parte strumentale rappresenta l'”Amore” del titolo, mentre i brani cantati sono la controparte del “Non Amore”. Questa schematizzazione ci sembra troppo semplicistica, anzitutto perché per le quattro tracce strumentali non è facile trovare un significato univoco, né un tema di fondo unico e ben definito; inoltre i pezzi cantati, più che negare l’amore, sembrano volerne evidenziare la natura intrinsecamente problematica e il carattere estremamente variegato: a volte effimero e superficiale, a volte morboso, talvolta perfino alienante. Può anche darsi che ci sbagliamo e che in realtà non si tratti di un’interpretazione semplicistica, ma soltanto della più semplice e quindi, secondo il principio del rasoio di Occam, quella da preferirsi.

… ma con troppi tecnicismi

In ogni caso, se dobbiamo dare una giudizio soggettivo sull’album, siamo costretti a dire che sì, indubbiamente è interessante dal punto di vista tecnico e artistico, ma non è uno dei lavori che meglio rappresenta il talento di Mogol e Battisti, perché i troppi tecnicismi tendono a coprire quella spontaneità emozionale che, più di ogni altra cosa, ha sancito l’intramontabile successo del duo.

E se qualcuno me ne vorrà male per quello che ho appena scritto, sarò pronto a difendermi con le parole di un mio vecchio e simpatico professore dell’università: “Questa è la mia opinione personale, che io, peraltro, condivido”.

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