Rock e letteratura. Da Henry Miller a Bob Dylan Articolo

Articolo: Rock e letteratura. Da Henry Miller a Bob Dylan

Rock e letteratura. Da Henry Miller a Bob Dylan.

Cos’hanno in comune Bob Dylan e Henry Miller? Molto, ci dice Marco Zoppas. Nei giorni in cui Bob Dylan va a prendere il suo Nobel ed esce Triplicate, continuiamo a parlare del rapporto fra rock e letteratura. Con una cavalcata che da Louis-Ferdinand Céline ci porta a Henry Miller, passando per la beat generation e i suoi riferimenti musicali.

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Versi fra letteratura e rock

Quanti senza andare su google saprebbero dire a chi in origine appartengono i versi “Anche l’avventuriero più spinto / muore dove gli può capitare / e neanche tanto convinto”? Scommetto che molti risponderanno Io Se Fossi Dio di Giorgio Gaber. E invece no, Gaber a sua volta rubò la sua strofa dalla traduzione italiana di Viaggio al termine della notte di Louis-Ferdinand Céline, a dimostrazione che quella del plagio è una pratica diffusa e in fondo del tutto innocente.

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Esiste un lungo e tortuoso percorso che conduce dalla rivoluzione stilistica di Céline alla musica rock, da quando egli seppe svecchiare l’approccio letterario classico riadattando la parola scritta al modo comune della gente di parlare. Con lui l’arte di scrivere scende dal piedistallo e rompe con la tradizione. Il suo testimone venne raccolto in America da Henry Miller il cui proverbiale flusso di coscienza anticiperà le improvvisazioni sul palco di Lenny Bruce e la beat generation fino ad approdare a Bob Dylan, l’uomo che ha saputo dare un senso a questo cammino. Resto dell’opinione che senza di lui la beat generation sarebbe rimasta una sterile nota a piè di pagina della letteratura americana. Non ha validità come fenomeno a sé stante se non come corrispettivo scritto del jazz, ma senza condividerne la potenza.

Henry Miller scrittore preferito di Bob Dylan

In un’intervista Dylan ha definito Miller come il suo scrittore americano preferito. A mio avviso il suo giudizio è fin troppo generoso, benché comprensibile. Henry Miller ha avuto coraggio. Ha saputo mettersi a nudo perché cercava, attraverso l’arte, di realizzarsi e rendere se stesso “un aristocratico dello spirito”, un uomo completo libero dalle pastoie del sistema. E’ diventato invece la voce perduta dell’America, un uomo contro e basta. Dylan ha avvertito questa mancanza, e ne ha corretto il tiro.

Come Leonard Cohen, Miller era affascinato dal buddismo Zen e in Grecia sperimentò una sensazione di armonia che avrebbe poi inseguito per il resto della sua vita. Uno dei suoi idoli era Arthur Rimbaud perché capace di superare l’arte abbandonando sia Parigi sia la poesia all’età di vent’anni, e iniziare in Africa una vita da avventuriero. Non so perché, ma ho sempre pensato che i versi dylaniani “Then he started dealing with slaves / And something inside of him died” siano dedicati a Rimbaud. Patti Smith non sosteneva forse che Dylan fosse la sua reincarnazione?

Idiot Wind

Quiz numero due. Molti penseranno senz’altro che i versi “It’s a wonder we can even feed ourselves” appartengano originariamente a Idiot Wind di Bob Dylan. Invece sono tratti da The Air-Conditioned Nightmare di Henry Miller, un tentativo dell’autore di riappacificarsi con la sua madrepatria dopo gli anni trascorsi a Parigi.

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L’esperimento fallisce. Ne viene fuori un’avventura distruttiva, un viaggio che non ha niente di costruttivo, come ebbe a dire la sua ex amante e scrittrice Anaïs Nin: “non fa altro che sputare in faccia all’America, come un predicatore che pronuncia un sermone infinito condannandola all’inferno”.

Dylan e Miller si incontrano a Mobile

I suoi unici apprezzamenti sono rivolti: 1) alla passata cultura schiavista: “girando per il Sud avevo avvertito con crescente intensità la magnificenza d’un recente passato (…), un colore e un calore che fanno pensare, sotto certi aspetti, a quell’epoca violenta e passionale nota in Europa sotto il nome di Rinascimento”. 2) All’ex schiavo di colore, ancorato al suolo di quella terra: “è lui il vero proprietario della terra, nonostante tutti i trapassi formali di proprietà”.

 

Nel repertorio di Dylan – specialmente in brani come Mississippi o ‘Cross The Green Mountain – le ceneri della defunta civiltà sudista sono ancora calde e acquisiscono nuova vitalità. Una menzione particolare la merita la sonnolenta cittadina di Mobile a cui Henry Miller dedica più di una pagina nel suo resoconto del viaggio americano, per come essa rappresenti l’assenza di vita e movimento. Il tempo lì si è fermato. In una sua canzone Dylan la cita sia nel titolo sia nell’ossessivo ritornello. E anche per lui Mobile rappresenta una trappola da cui non si riesce a uscire. Nel Sud degli Stati Uniti le cose obbediscono a un ritmo diverso. Ma Dylan le canterà senza l’astio e il rancore che Miller nutre contro la propria terra.

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