Rock e letteratura. Edoardo Albinati e la musica italiana

Articolo: Rock e letteratura. Edoardo Albinati e la musica italiana

Rock e letteratura. Intermezzo Italiano.

Rock e letteratura. Edoardo Albinati e la musica italiana

Il premio Strega rappresenta l’equivalente italiano del Nobel per la letteratura, in ambito internazionale, o del Pulitzer negli Stati Uniti. Nel 2016, anno significativo per l’incontro tra musica e parole scritte, è andato a La Scuola Cattolica di Edoardo Albinati – la descrizione di un collegio di soli maschi frequentato dall’autore in un quartiere centrale della Roma bene, dei preti che vi ruotavano intorno e dei suoi compagni di classe. Molti dei suoi compagni di allora, per vie più o meno traverse, finiscono in prigione o comunque finiscono male. Alcuni addirittura parteciparono ai fatti delittuosi del Circeo, il macabro e non circoscritto episodio criminale che incombe sull’intera vicenda narrata nel libro.

Le citazioni musicali di Edoardo Albinati

La prosa è infarcita di citazioni musicali, ma esse stonano nel contesto. Si va da Once in a Lifetime dei Talking Heads a Plastic Jesus dei Depeche Mode, da Working Class Hero di John Lennon a Borghesia di Claudio Lolli, fino a The Musical Box dei Genesis che Albinati interpreta come la descrizione di uno stupro. I rimandi al rock hanno un retrogusto di nozionismo o sfoggio di cultura, il racconto sembra abdicare all’espediente di avere il testo originale in inglese tra un episodio e l’altro.

Colpisce invece l’urgenza, il senso di missione o di necessarietà che Albinati prova nel domandarsi perché in quell’epoca di passaggio e in quei luoghi si sia sprigionato tanto furore, come se il suo quartiere fosse stato una specie di laboratorio per idee sovversive. Gli ingredienti c’erano tutti. Un luogo anonimo in una società che di lì a poco sarebbe diventata quasi irriconoscibile, passando da un’autorità parentale in declino al crescente dominio del consumismo e dell’erotismo a buon mercato. Secondo l’autore, la materia del suo libro “è tutta qui, nella domanda: quanto eravamo liberi? Liberi da cosa? Liberi di fare cosa?” Strano che non citi mai Vasco Rossi che da Liberi Liberi in poi pone proprio queste domande al centro della sua produzione artistica.

La novità di Edoardo Albinati

Ma la novità del libro – quasi una nuova frontiera nella letteratura – sta nell’atteggiamento dell’autore che sembra ingaggiare un coraggioso duello a distanza con gli psicopatici (chiamiamoli così, in assenza di una definizione migliore) ancora impuniti o recidivi, protetti da un sistema di connivenza che lui cerca di scandagliare, a partire dalle famiglie, dalle esili giustificazioni, fino alle associazioni di recupero che operano all’interno delle carceri. Come per dire (riecheggiando il Pasolini degli Scritti Corsari?): io so chi siete, non perché sono un poeta, ma perché ho fatto le vostre stesse scuole!

Il sessanta notturno, cantato da Rino Gaetano, passava per il quartiere Montesacro e attraversava la Nomentana vicino alla scuola cattolica frequentata da Albinati. Anche Rino Gaetano – il Jim Morrison italiano, la cui tomba al Verano di Roma è meta di pellegrinaggi – frequentò il collegio da ragazzo e accenna a un altro emblematico fatto criminale, l’omicidio Montesi di Capocotta, in un suo pezzo famoso. Lo accomuna a Vasco Rossi la passione per Fred Buscaglione.

Entrambi si distaccano dallo stile ermetico dei cantautori. Se ne infischiano del luogo comune e dell’enfasi politica. Optano per un finto nonsense. Infatti Quelli Che… di Enzo Jannacci ispira sia Il Cielo E’ Sempre Più Blu di Rino che Siamo Solo Noi di Vasco. Se c’è una cosa che noi italiani sappiamo fare è la commedia dell’arte, come dimostra Dario Fo, e nei panni del giullare con l’ukulele Rino Gaetano canta l’Italia e la sua intenzione di “starci” nella sua terra nonostante i guai.

Rock e letteratura in Italia

Guai che forse meglio di chiunque altro sono stati presi di mira dal poeta più rock del nostro Novecento, Pier Paolo Pasolini, per quanto lui con la musica abbia sempre avuto poco a che fare. Ha dato il meglio di sé da giornalista, dalle pagine del Corriere della Sera dove prevede il crollo della Democrazia Cristiana, della famiglia tradizionale e la loro sostituzione con una forma più subdola di neofascismo – la società dei consumi. Entra in scena la figura dell’edonista perfettamente passivo, omologato alla massa, perché gli italiani sarebbero stati sedotti ad una placidità narcotizzata, a una stupida e catatonica conformità al potere assoluto. La tolleranza diventa, agli occhi di Pasolini, la più raffinata forma di condanna del diverso perché la permissività della società moderna è falsa. Meglio tornare al passato della civiltà contadina.

E’ vero, il sessanta notturno non passa più per le strade di Roma. Un altro autobus che abbiamo perduto nella corsa verso il futuro. Ma gli strali di Pasolini, rivisti in chiave contemporanea, hanno tuttavia meno effetto e meno presa dell’ironia di Rino Gaetano. Possibile che una canzone arrivi più lontano delle altre forme comunicative? C’è un mistero in questa cosa.

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