Rock e letteratura. Il ritorno di Twin Peaks

Articolo: Rock e letteratura. Il ritorno di Twin Peaks

Il ritorno di Twin Peaks.

Torna Twin Peaks, una serie che è rimasta nel cuore di molti anche grazie alla sua colonna sonora. Celebrata peraltro di recente da un artista contemporaneo come Xiu Xiu. In attesa di decidere se il ritorno vale l’attesa, ne parliamo con Marco Zoppas.

Rock e letteratura. Il ritorno di Twin Peaks

David Lynch ha mantenuto la sua parola. La stagione di Twin Peaks è tornata. “Un dono per l’umanità”, come l’ha definita Patti Smith in un colloquio con il regista. Non l’aveva forse promesso Laura Palmer che ci saremmo rivisti fra 25 anni? I personaggi continuano a oscillare tra passato presente e futuro.  A un livello superficiale la trama ha inizio (in realtà comincia molto prima) quando, con voce spezzata, il direttore del Twin Peaks College annuncia alla scuola che il corpo esanime di Laura Palmer è stato ritrovato dalla polizia. Chiede cinque minuti di silenzio e preghiera in sua memoria e raccomanda a ciascuno di prepararsi a collaborare con le autorità per la risoluzione del caso.

Twin Peaks, o il mistero di Laura Palmer

Di primo acchito Laura appare come una ragazza modello disposta a fare del bene e aiutare il prossimo. Dal suo diario segreto emergono però i tratti di una personalità ben diversa con dipendenza dalla cocaina, coinvolta in un giro di prostituzione e in rapporti oscuri con forze misteriose. Spetta all’agente Cooper dell’FBI, nella prima serie televisiva, il compito di scoprire la verità. Lo fa adottando metodi poco canonici. Guidato da una genuina ossessione – provocata da un sogno risalente a tre anni addietro – per la spiritualità tibetana e la missione del Dalai Lama. Al risveglio dal sogno l’agente Cooper capì di avere inconsciamente acquisito la padronanza di una tecnica deduttiva in grado di utilizzare corpo e mente insieme ai suoi più profondi livelli intuitivi.

Il genio di David Lynch

Così è David Lynch, prendere o lasciare. Tra scuola freudiana e scuola junghiana predilige senz’altro la seconda. Carl Gustav Jung rinfaccia a Sigmund Freud di rappresentare i sogni come una facciata dietro la quale, maliziosamente, il significato gioca a nascondersi. Mentre invece – a suo dire – i sogni semplicemente parlano un linguaggio che l’uomo moderno ha disimparato e di cui deve riappropriarsi.

Notare che Jung e l’agente Cooper hanno un sogno molto simile riguardante una caverna, dove lo psicologo incontra i resti di una cultura primitiva che lo condurranno alla teoria degli archetipi (cioè immagini ancestrali costituenti l’inconscio collettivo), mentre il poliziotto dell’FBI – immerso in uno stato atemporale in cui ieri oggi e domani coabitano simultaneamente – vi incontra il nano di Twin Peaks (indimenticabile il suo balletto sulle note della straordinaria colonna sonora di Angelo Badalamenti) e altre creature eccentriche incaricate di guidarlo nella ricerca del colpevole.

Le coincidenze di Twin Peaks

Ma la storia non finisce qui. Svelare l’assassino diventa quasi secondario. Ecco un aneddoto riguardante il poeta francese Émile Deschamps: da bambino nella città di Orléans nell’anno 1805 un certo M. de Fortgibu, suo vicino di casa, gli regalò una fetta di un dolce di prugne. Dieci anni più tardi Deschamps ordina un dolce di prugne a Parigi. Ma scopre che è esaurito perché l’ultima fetta è stata presa da un certo M. de Fortgibu. A molti anni di distanza Deschamps viene invitato a una festa speciale in onore del dolce di prugne, considerato come una rara delizia, e non può esimersi dall’osservare che l’unica persona a mancare è proprio M. de Fortgibu. In quel frangente alla porta compare un uomo molto vecchio e disorientato.

Trattasi ovviamente di M. de Fortgibu che dopo essersi perso entra per sbaglio nel luogo della festa… La si può chiamare serendipità o legge delle coincidenze, Jung ha coniato il termine “sincronicità” da cui deriva il titolo di un famoso album dei Police, Synchronicity.

Twin Peaks e il sogno dell’agente Cooper

E’ comunque attraverso l’interpretazione di sogni e coincidenze che l’agente Cooper riesce a individuare l’assassino, eppure la mera risoluzione del caso poliziesco non rappresenta che il preludio del viaggio di iniziazione nei misteri di Twin Peaks. Egli scopre a sue spese che la polarità di bene e male, la tensione tra questi due elementi, è una faccenda molto più complicata del previsto, e cade nel tranello dell’autocompiacimento e del miraggio di una perfezione impossibile da raggiungere. Non presta attenzione alla massima junghiana secondo cui ogni volta che incautamente compiamo qualcosa di buono nel nome di un qualsiasi Dio si genera automaticamente la possibilità di un atto del diavolo. Cooper fallisce la prova e si trasforma nel suo opposto, in un essere indemoniato. Nell’universo lynchano Il Male esiste, può possedere una persona e combatte da tempo immemorabile una lotta contro il Bene.

Quentin Tarantino, David Lynch e l’orecchio

David Foster Wallace, in un suo illuminante articolo, scrisse che mentre Quentin Tarantino è interessato all’azione in cui a un tizio viene tagliato l’orecchio, David Lynch è interessato all’orecchio. Basta guardare Blue Velvet per rendersene conto. E non sai mai se sia più inquietante l’orecchio mozzato o l’atmosfera di apparente normalità dell’omonima canzone.

E che dire della nuova serie di Twin Peaks? Purtroppo non sono mai stato capace di commentare qualcosa a caldo mentre si sta svolgendo. Mi limiterò a una domanda: nessuno ha avuto l’impressione che la nuova incarnazione di Agent Cooper nei panni di Dougie Jones ricordi l’interpretazione di Peter Sellers in Oltre Il Giardino?

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