Roberto Costantini e James Ellroy

Articolo: Rock e letteratura: Roberto Costantini – Ballando Nel Buio

Roberto Costantini Dancing In The Dark.

Diciamolo subito, a scanso di equivoci: nonostante la tesi sostenuta dal Corriere della Sera, Roberto Costantini non è James Ellroy. Una volta sgombrato il campo e accettata questa premessa ci si può godere il suo ultimo romanzo poliziesco, Ballando nel buio. Infatti lo si legge tutto d’un fiato. La trama si svolge tra il ’74 e l’86 e ha quel che basta per fornire un afrodisiaco a una certa generazione cresciuta con Battisti, i gol di Maradona, Canzonissima, Starsky e Hutch, Nove settimane e mezzo, Re Cecconi e Chinaglia. Persino il titolo è la traduzione italiana di Dancing in the Dark di Bruce Springsteen, una moda imperversante presso i romanzieri italiani di appropriarsi di canzoni rock nelle trame e nei titoli anche se il nesso tra i due immaginari si rivela poi spesso superficiale.

Roberto Costantini e James Ellroy

L’ispettore chiamato a risolvere il caso è ormai diventato un cinico rubacuori, irriconoscibile rispetto al giovane idealista di una volta che voleva cambiare l’Italia. Gli piacciono le carte, il whisky e il buon cibo. Dice “alle donne non mentivo sull’amore. Ma su tante altre cose, e a volte mentivo anche a me stesso”. Siamo sicuri che Ellroy parli così? Ecco la descrizione di un appuntamento a cena tra il protagonista e un’imprenditrice disposta a dargli delle informazioni riservate: “Indossava ancora il suo elegante tailleur da ufficio. ‘Purtroppo non ho fatto in tempo a passare a casa e mettermi qualcosa di più sexy, commissario. Ho dovuto lavorare anche per te’”. Siamo persino molto lontani dal fascino del commissario Montalbano e delle sue esperienze culinarie.

Ballando nel buio dell’Italia contemporanea

L’ispettore si lamenta nel corso della narrazione che l’Italia sia diventata un paese ingrato e fintobuonista, sia stata anestetizzata e abbia svenduto il proprio onore a banditi, imprenditori e dittatori stranieri. Ma non le abbiamo già sentite queste cose? A un certo punto non mancano ovviamente i colpi di scena e gli svenimenti a tenerci incollati al racconto con tanto di complotti e lotte tra titani ai livelli alti della politica. Il tutto infarcito da continui rimandi alla musica leggera, come la seguente citazione da Gino Paoli riportata per intero nel libro: C’era una volta una gatta che aveva una macchia nera sul muso / e una vecchia soffitta vicino al mare con una finestra a un passo dal cielo blu (…) / Ora non abito più là, tutto è cambiato, non abito più là / Ho una casa bellissima, bellissima come vuoi tu.

All You Need Is Love, ma non per James Ellroy

Va subito chiarito che James Ellroy rifugge le “canzonette” come la peste. Quelli che le suonano e ne usufruiscono sono nel migliore dei casi, se si degna di menzionarli, dei “cappelloni”. Capita talvolta, nel bel mezzo di stupri sparatorie e violenze, che qualcuno di questi personaggi di second’ordine se ne stia lì ad ascoltare brani come All You Need Is Love dei Beatles, a dimostrazione che nella visione dell’autore le melensaggini nulla hanno a che fare con la vita reale.

 

Un discorso diverso lo merita il jazz. Un romanzo come Il Grande Nulla, per esempio, ruota intorno ai locali frequentati dai musicisti del bebop. La trama è strutturata in forma di composizione blues. Ma i protagonisti di quel mondo sono essenzialmente caratterizzati per la loro propensione al consumo di droghe e alla violenza. Perfidia, nell’esecuzione di Glenn Miller, si limita a dare il titolo all’ultimo libro di Ellroy mentre l’intento dello scrittore è piuttosto quello di esporre l’ingiustizia del trattamento inflitto alla comunità giapponese residente negli Stati Uniti da parte delle autorità, allo scoppiare del conflitto con il Giappone dopo Pearl Harbor. Ecco una descrizione di un’esibizione jazz: “Il quartetto lo infastidiva. Il trombettista l’aveva arrestato per truffa. Il sax per corruzione di minorenne”.

L’America di James Ellroy

Ciò che rende unico e distingue Ellroy è invece il tema della redenzione. Puoi essere l’ultimo degli uomini ma puoi sempre riscattarti. Egli dedica la sua Trilogia – American Tabloid, Sei Pezzi Da Mille E Il Sangue È Randagio – a uomini malvagi e senza scrupoli al servizio del potere.

Roberto Costantini e James Ellroy

Non esitano a sposare cause immorali pur di salvaguardare i propri interessi e quelli della nazione. Stanno a fianco dei mafiosi nel loro tentativo di salvare i casinò “usurpati” da Fidel Castro al regime di Batista. Organizzano lo spaccio di eroina per conto della Cia nei ghetti neri di Los Angeles e altrove nell’illusione che la popolazione bianca e per bene non venga intaccata. Infiltrano agenti provocatori per screditare i movimenti dissidenti; importano l’oppio dal Vietnam per finanziare sommosse a Cuba. Intensificano gli sforzi bellici, girano armati fino ai denti; sono professionisti del ricatto e dell’estorsione a difesa dell’establishment. Lavorano dalla parte della legge e la legge non è uguale per tutti. Eppure hanno un’anima e cercano di salvarsela. Hanno il dono di saper cambiare convinzione e casacca, di rigenerarsi, di cercare la trascendenza.

Wikileaks letterari

Ciascuno di loro finisce a un certo punto coll’arrivare a un punto di rottura e dare una svolta inaspettata alla propria carriera di gangster. I codici omertosi vengono violati. I protetti di J. Edgar Hoover abbracciano il comunismo, gli attentatori di Martin Luther King si pentono e abbracciano la causa della comunità afroamericana, gli attentatori dei fratelli Kennedy rompono il muro del silenzio e divulgano documenti compromettenti per lo status quo, abbastanza materiale per riscrivere la storia dell’America intera in entrambi i continenti. Wikileaks è niente al confronto. Nascono alleanze impensate e in fondo il conservatore Ellroy omaggia chi ha scelto “il colore rosso”, la sua controparte politica, non smettendo mai di indagare la Storia ovunque essa conduca.

Roberto Costantini più giallo che noir

 

Semmai i suoi romanzi noir possono essere apparentati alla visione cupa del primo Tom Waits che in Christmas Card From A Hooker In Minneapolis parla dei sogni infranti di una prostituta, in 29 Dollars si occupa dell’ennesimo caso di violenza suburbana con gli sbirri che arrivano sempre troppo tardi sul luogo del delitto (atteggiandosi a divi del cinema) e in Heartattack And Vine omaggia la Los Angeles malfamata dei bassifondi. Le parole di Ellroy sono sempre un attentato continuo alla sdolcinatezza. A lui stanno a cuore vizio e marciume, i surrogati del potere. Un abisso lo separa da Roberto Costantini, nonostante gli accostamenti che sono stati fatti. Se però per qualche ora vogliamo dimenticarci di noi stessi e immergerci in un mondo di suspense, la ricetta di Ballando Nel Buio è quella giusta.

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