stephen king rock e letteratura

Articolo: Rock e letteratura – Stephen King

Stephen King viaggia nel tempo

(in buona compagnia).

stephen king rock e letteratura

 

Scesi lentamente dal mio camper nella tempesta inferocita. Era il 1998, nella fangosa Worthy Farm di  Glastonbury. I camper degli artisti componevano un quadrato perfetto, incastrato in un vasto pantano dilagante. I tuoni rombavano. Era pura mitologia greca. Avresti potuto affogarci una vacca.

Vidi attraverso il velo della pioggia scrosciante, Una porta aprirsi nella parte opposta della palude. Una figura incappucciata ne uscì. Salì su una piccola barca, E con il suo strumento a fiato soffiò. Facendosi strada attraverso quella palude agghiacciante.

Inaccessibile nei meandri oscuri del suo cappuccio, lo sconosciuto sbarcò e stette davanti a me, e tuttavia io riconobbi – a poco a poco – Quel naso, l’occhiataccia e il mento non rasato E lasciai tempo al pensiero di sedimentarsi. E’ lui.

 Poi con lentezza, sbucando dalla manica. Una mano fredda, bianca, satinata prese la mia. Mi piace quello che fai, mi disse. Anche a me quello che fai tu, risposi. Stavo per morire. Poi la sua mano rientrò nella manica, E Bob Dylan si girò per andarsene. Scomparendo nella pioggia.

Nick Cave e Stephen King

Sembrerebbe la descrizione di Mr. Gaunt, il diavolo in persona ideato da Stephen King in Needful Things, una figura sinistra proveniente dall’oscurità, un commerciante d’anime che lascia dietro di sé spargimenti di sangue e infelicità ovunque vada. E invece, come si sarà capito, è il resoconto di un incontro casuale con Bob Dylan ma l’autore – nonostante la somiglianza di stili – è Nick Cave.

Articolo: Rock e letteratura – Stephen King

 Lo stesso tipo di inquietudine attraversa molti libri di Stephen King. Le cittadine in cui sono ambientati hanno di solito due facce – come Twin Peaks – la prima rassicurante, mentre la seconda precipita verso l’abisso. La normalità ha un cuore di tenebra nel quale rischia spesso di perdersi. Io però non ho lo stomaco per affrontare storie dell’orrore, e vorrei soffermarmi su due progetti maturi che Stephen King aveva abbozzato da giovane, ha lasciato decantare e ripreso molto più tardi quasi in concomitanza l’uno con l’altro.

Stephen King fan di Bob Dylan

Under The Dome – un incontro traumatico tra umani ed extraterrestri – verrà forse un giorno a malapena ricordato per l’omonima serie televisiva. Altra storia invece per 11/22/63 dove l’autore, in stato di grazia, affronta in maniera sublime e del tutto credibile un argomento che sfida tutti i luoghi comuni – la possibilità di viaggiare attraverso il tempo. Ne vien fuori una deliziosa avventura picaresca on the road in un’America che non esiste più.

Articolo: Rock e letteratura – Stephen King

King, oltre ad essere lo scrittore che più di ogni suo collega ha speso parole forti in difesa del Nobel assegnato a Bob Dylan, ripercorre in 11/22/63 tappe e suggestioni molto simili a quelle presenti nell’album Love And Theft dello stesso Dylan, perlomeno in tre punti salienti riconducibili a tre canzoni del disco.

11/22/63  e Love And Theft

1) Il suo protagonista percorre un viaggio indietro nel tempo sbucando negli Stati Uniti di fine anni cinquanta per rimediare a una serie di eventi cruenti che secondo lui non avrebbero mai dovuto accadere. Lì dove si trova nessuno ovviamente lo può riconoscere, come nella canzone Mississippi (“feeling like a stranger nobody sees”). Si accorge che il passato è ostinato e si oppone a facili modifiche e forzature (“so many things that we never will undo”). Alla fine rinuncia alla sua missione e si sente in colpa nei confronti delle persone che non ha potuto aiutare (“I know you’re sorry / I’m sorry too”);

2) Esiste nella trama del romanzo un cunicolo attraverso cui si accede e si torna indietro tra le due dimensioni temporali. Ogni volta che si approda nuovamente una seconda o una terza o una quindicesima volta nel periodo storico antecedente, la realtà viene in qualche modo reimpostata in un reset automatico e tutto ricomincia da zero, come nella canzone Summer Days (“she says, you can’t repeat the past / I say, you can’t? / What do you mean, you can’t? Of course you can”);

3) Gli anni all’interno della macchina del tempo scorrono, si arriva ai primi anni sessanta. Lo scopo finale e illusorio del protagonista diventa quello di impedire l’omicidio dell’allora presidente Kennedy. Da turista per caso si trasforma in antiterrorista. Effettivamente riesce nell’impresa, ma la sua azione concepita a fin di bene ha conseguenze devastanti per l’umanità perché interferisce con gli equilibri molto delicati che reggono la sostanza della realtà stessa, come nella canzone Sugar Baby (“try to make things better for someone, sometimes / you just end up making it a thousand times worse”). Vietato giocare con l’armonia dell’universo, il meccanismo è fragile.

Alla fine spuntano pure, immancabili, gli Stones

E ovviamente nella trama a un certo punto l’uomo venuto dal futuro viene smascherato. Come succede? In un momento di distrazione si lascia andare cantando a squarciagola Honky Tonk Women dei Rolling Stones, un pezzo che ancora non era stato composto negli anni cinquanta con un testo troppo esplicito per l’America perbenista di quell’epoca, generando ovvi sospetti. Chi l’avrebbe mai detto che una canzone ti può fregare quando meno te l’aspetti?

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