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Articolo: Un ricordo di Tom Rapp in cui si parla anche di Fabrizio Frizzi.

Tom Rapp e Fabrizio Frizzi: due modalità del lutto.

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Il 26 marzo 2018 muore Fabrizio Frizzi, conduttore televisivo italiano dai modi gentili. Migliaia di persone restano attonite. Quello stesso giorno anche chi scrive resta attonito, ma per un altro motivo. Sfogliando una rivista musicale viene infatti a sapere, con triste ritardo, della scomparsa (11 febbraio) di Tom Rapp, cantautore americano dai modi gentili quanto quelli di Frizzi. Uno dei musicisti che lo avevano formato  come giovane ascoltatore e che aveva continuato ad amare.

E’ strana la sensazione dell’essere in lutto per la persona ‘sbagliata’, per uno sconosciuto pressoché totale, mentre intorno tutti stanno parlando di un altro lutto estremamente pubblico. E poi che peccato non essere mai riuscito a incrociarlo, almeno via posta elettronica. C’erano così tante cose da chiedergli…

Nasce così il desiderio di dedicare un piccolo omaggio a Tom Rapp. Ché almeno qualcuno di lui parli. Tanto di Fabrizio Frizzi hanno già parlato tutti.

“Non date le vostre perle ai porci…”

Nato nel 1947 a Bottineau, North Dakota, a otto anni  Thomas Dale Rapp si piazza terzo in un concorso musicale per  talenti esordienti a Rochester, Minnesota. La cosa sarebbe di scarso rilievo non fosse che in quinta posizione figura un bambino di nome Robert Zimmerman.

Dieci anni dopo, ormai trasferito in Florida, Rapp forma i Pearls Before Swine (Perle ai porci, da una frase del Vangelo di Matteo). Il gruppo firma per l’etichetta alternativa ESP-Disk che così li presenta: “Il suono della costa est esplode con un boato ultrasupersonico facendo volare intorno petali, piume e perle. E le  menti di tutti”.

In realtà i primi Pearls Before sono più articolati e meno fricchettoni di quanto, con simili premesse, ci si potrebbe aspettare. Una psichedelia che fa uso di harpsicord, viola, flauto e banjo, che mette Bosch e Brueghel il Vecchio in copertina, non solo per amore di un passato misterioso e suggestivo, ma per legare al presente quelle immagini apocalittiche.

Pearls Before Swine | Tomtomrock

I Pearls Before Swine e la Esp-Disk

One Nation Underground e Balaklava sono magnifici dischi visionari (il secondo soprattutto), ma anche molto vigili dove il tema della guerra come ineludibile calamità è sempre presente, una sorta di apocalisse perenne. I PBS evitano tuttavia gli slogan pacifisti e preferiscono affidarsi a Erodoto: “In pace i figli seppelliscono i padri, in guerra i padri seppelliscono i figli”. La ESP (per cui incidono anche Fugs, Holy Modal Rounders e geni matti del jazz quali Sun Ra e Albert Ayler) lascia totale libertà creativa ai suoi artisti. In compenso, si prende la libertà di tenere per sé tutte le royalties. Dirà Rapp del boss dell’etichetta, Bernard Stollman: “Secondo me è stato rapito dagli alieni che, dopo averlo interrogato, gli hanno cancellato il ricordo di dove ha messo i soldi”.

Il periodo Reprise

Il passaggio, nel 1969, alla quasi-major Reprise non migliora la situazione economica della band che continua a vendere pochi dischi e dopo un po’ smette di esibirsi dal vivo. Le Perle diventano un collettivo aperto che fa capo a Rapp e alla moglie olandese Elisabeth Joosten, aiutati da chiunque capiti in studio, celebre o sconosciuto. In questa nuova fase, meno ‘trascendentale’, la peculiarità dell’artista resta indiscutibile, anche per via della curiosa, e poco rock, esse blesa, forse volutamente accentuata. Fra gli LP del periodo spicca The Use Of Ashes, anche per l’intervento degli espertissimi turnisti nashvilliani che all’epoca si facevano chiamare Area Code 615 (li si ascolta in dischi di Bob Dylan, Johnny Cash, Joan Baez, Ringo Starr e centinaia di altri).

Il mondo di Tom Rapp

Le copertine con i quadri di Giovanni Bellini, John Everett Millais o un arazzo fiammingo. L’uomo sull’albero e la rana alla finestra. Un vecchio crudele che si chiama Winters. Una nave che che affonda con quattromila prigionieri a bordo (*). Attimi di grande delicatezza autoriale,  qualche reminiscenza psichedelica, improbabili seduzioni country. L’amore sempre vivo per i poeti – Auden, Housman, la sconosciuta Sara Teasdale. Lo Shakespeare dei Sonetti rivisto in versione honky-tonk. Gli omaggi ai colleghi Jacques Brel, Bob Dylan e  Leonard Cohen. Tutto questo con leggerezza, come se venisse proposto durante una conversazione fra amici.

La prima Rocket Man

Il rapporto irrisolto fra anelito di onnipotenza dell’umanità e fragilità del singolo è il tema della canzone più nota di Tom Rapp.  Rocket Man si ispira a un racconto di Ray Bradbury e viene composta dopo avere assistito in televisione ai primi passi dell’uomo sulla Luna (20 luglio 1969, per la cronaca).  L’idea colpisce Bernie Taupin, paroliere di Elton John, che poco dopo scriverà un brano dallo stesso titolo, riconoscendo però il debito nei confronti di Rapp.

Mia madre e io non si usciva mai
A meno che il cielo non fosse nuvoloso o il sole coperto,
O, per fuggir l’angoscia,
Uscivamo solo quando pioveva

L’ultima parte della carriera e il commiato dalla musica

Nel 1972 arriva un ulteriore cambio di etichetta, ed è la Blue Thumb a produrre Stardancer e Sunforest, dischi non del tutto centrati,  ma con diversi momenti di grande suggestione. La realtà descritta nelle canzoni è quella trasognata ma fosca di sempre. E nella straordinaria Fourth Day Of July  entra in scena l’incubo puro, semplice, onnicomprensivo (**). Una melodia spettrale e incalzante accompagna il ritorno a casa dei fantasmi della guerra in Vietnam, e di tutte le guerre, nel giorno in cui si festeggia l’indipendenza degli Stati Uniti:

E ogni anno in questo giorno,
Oggi come fra cent’anni,
Piove sull’America
Il giorno 4 di luglio

 

Poi Rapp esce di scena. I magri guadagni musicali gli fanno preferire lo stipendio fisso di lavoretti quotidiani quali proiezionista cinematografico. Intanto si laurea in economia e poi in legge. Specializzato in cause di lavoro, si dedica a difendere i poveretti. Un processo da lui vinto farà giurisprudenza negli Stati Uniti.

Il ritorno di fine anni ’90

Come per molti altri personaggi di culto dei Sixties, Rapp viene riscoperto nei citazionisti anni ’90, nel suo caso  dalla rivista  Ptolemaic Terrascope. Ritorna a esibirsi dal vivo nel 1997, dopo 21 anni di silenzio.

Un ricordo privato: più o meno in quel periodo intervistai per Musica! Damon Krukowski del duo Damon & Naomi (ed ex Galaxie 500). Il colloquio ebbe il suo clou quando intervistatore e intervistato scoprirono di essere in possesso dell’intera discografia in vinile di Rapp con un’eccezione comune a entrambi, ovvero  …Beautiful Lies You Could Live In. Astutamente convenimmo sul fatto che la mancanza non era poi gravissima: “Tanto è il suo disco meno riuscito”.

Ben riuscito è invece il ritorno di Rapp in sala d’incisione per Journal Of The Plague Year (2000). Lo produce proprio Damon Krukowski con l’intervento di Nick Saloman dei Bevis Frond. E’ un disco essenziale, austero, quasi da folk anni ’60 e, in più punti, molto dylaniano. Ma soprattutto molto rappiano.  Il tono è gentile e disilluso, i temi sono quelli di sempre e nel testo di Mars  la guerra tocca infine lo spazio. Un messaggio non esattamente di speranza. In The Swimmer c’è anche spazio per un omaggio a Kurt Cobain, artista in apparenza lontano dalla sensibilità di Rapp. E dove avrebbe potuto essere collocato Kurt, se non nella profondità del cosmo?

Addio a te,
Dovunque tu sia,
Mentre nuoti nella tua oscurità
Come una stella solitaria

A fine album la mini suite Shoebox Symphony riporta ai tempi dei Pearls Before Swine, visto che rielabora i pezzi contenuti in una scatola da scarpe con dicitura “1968” miracolosamente ritrovata anni dopo.

Il silenzio finale

Questa simbolica chiusura del cerchio avrebbe dovuto farci capire che non avremmo più avuto altra musica da parte di Tom Rapp, salvo una versione di After The Gold Rush per un disco dedicato a Neil Young (This Note’s For You, 2000). Escono album tributo solo discreti e un paio di raccolte contenenti materiali d’archivio, fra cui The Wizard Of Is con alcune belle tracce live, Per tutto il ventunesimo secolo Rapp fa sentire la sua voce solo una volta, nel 2015, in un brano degli sconosciuti Old Fire. Poi solo la notizia della sua morte, letta in quel giorno in cui l’Italia era triste per Fabrizio Frizzi.

Che dire? Ciao Tom. E ciao Fabrizio.

(*) Rapp ne parla nel brano The Riegal. Il nome esatto della nave era Rigel e un breve riassunto della tragica vicenda si può leggere qui.

(**) Un tempo se ne trovava in rete una versione formidabile di Thurston Moore, adesso a quanto pare rimossa.

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Giornalista musicale di pluriennale esperienza, ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E’ autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume “Folk inglese e musica celtica”. E’ stato uno dei curatori della riedizione, nel 2017, degli album di Rino Gaetano. Fa parte della giuria del Premio Piero Ciampi. Si occupa di eventi di vario tipo dedicati alla musica rock.

Antonio Vivaldi

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Giornalista musicale di pluriennale esperienza, ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". E' stato uno dei curatori della riedizione, nel 2017, degli album di Rino Gaetano. Fa parte della giuria del Premio Piero Ciampi. Si occupa di eventi di vario tipo dedicati alla musica rock.

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