CON I TANJARET DAGHET NELLA CRISI SIRIANA

httpv://www.youtube.com/watch?v=k-lf9CIZ9OM

Tomtomrock si occupa di musica e non di politica. Tuttavia vogliamo dire la nostra sui bombardamenti in Siria – minacciati, rinviati, fino a pochi giorni fa sicuri e oggi, fortunatamente, solo probabili – tramite un video: si tratta di un clip messo di recente in circolazione da parte di un indiscutibilmente eccellente gruppo rock siriano. Si chiamano Tanjaret Daghet (Pentola a Pressione), il pezzo s’intitola quasi come loro, Taht El Daghet /Sotto Pressione, e parla di pressione (storica, politica ed economica, ma anche privata) che cresce fino a diventare insopportabile.

Ora qualcuno ha deciso risolvere il problema della pressione facendo esplodere la pentola a forza di bombe. Bombe che cadono anche su questi ragazzi, sulla loro musica e sul loro intelligente e doloroso commento al brano: “Il bagno di sangue nel mondo arabo continua. Il progetto che vuole depredarci delle nostre risorse, cambiare la nostra identità e costringerci ad accettare un’amara realtà sta arrivando a maturazione”. Quello che molti fra i governi occidentali presentano come un “intervento umanitario” altro non è se non un nuovo capitolo del neocolonialismo di questi ultimi decenni: le prove dell’attacco chimico sono concrete quanto le “armi di distruzione di massa” che hanno dato origine all’invasione dell’Iraq nel 2003 e che oggi tutti sanno non esser mai esistite. Le contraddizioni nelle accuse della coalizione anti-Assad (riccamente finanziata e armata da statunitensi, francesi, inglesi, oltre che dalla Turchia e dal Qatar) sono tante, mentre le prove latitano: visto che in questi ultimi mesi le truppe governative stanno vincendo la guerra, che senso avrebbe avuto utilizzare armi chimiche (per giunta alla periferia della capitale) e aizzare così una risposta internazionale? Già in maggio Carla del Ponte, membro della commissione d’indagine sulla violazione dei diritti umani in Siria, aveva dichiarato alla televisione svizzera che le deposizioni di testimoni e vittime evidenziavano come il sarin fosse stato usato dai guerriglieri dell’opposizione. Ricordiamoci il presunto massacro di Timisoara, Romania, che servì a eliminare Ceaușescu, e che si rivelò essere uno stunt messo in atto con i cadaveri disseppelliti da un cimitero. Quello che i media non ci dicono è che dal 2011 è stato sottoscritto un accordo fra Iran, Iraq e Siria, divenuto operativo quest’anno, per costruire un gasdotto le cui linee devono andare dal sud dell’Iran attraverso l’Iraq fino alla Siria e ai suoi sbocchi mediterranei. Questo progetto accresce il potere strategico ed economico dell’Iran, mentre danneggia economicamente la Turchia (sotto la quale fino a questo punto passavano i gasdotti per il Mediterraneo) e il Qatar, che come l’Iran si affaccia sul Golfo Persico ricco di materie prime; entrambi paesi tradizionalmente alleati dell’Occidente. Di qui il progetto di cavalcare l’onda dello scontento, che certamente esiste in Siria come in tanti altri paesi (in Europa no?), armando e aizzando i sunniti contro gli sciiti al governo, fino a provocare la guerra civile e il bagno di sangue attuali. Che certo non si risolveranno a suon di bombe, magari all’uranio come quelle usate in Iraq e in Kosovo dal democratico Occidente. Intanto come avvoltoi gli israeliani sorvolano il Golan siriano da loro occupato e si godono lo spettacolo di un Medio Oriente che va in pezzi. Tanjaret Daghet è un gran pezzo, per quanto a questo punto la cosa conti poco, però vi invitiamo ad ascoltarlo e a riflettere con noi su quanto sta accadendo.

la Redazione

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