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DAVID BOWIE IS – LONDON (Victoria & Albert Museum, 23 Marzo – 11 Agosto 2013)

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di Giovanni Ferrari e Marina Montesano

David Bowie Is è un evento unico: retrospettiva su un artista ancora in vita, che anzi due mesi orsono ha fatto uscire un’opera di grande successo; ma questo artista è un musicista pop, non un pittore o uno scultore (o almeno non prevalentemente: alcuni suoi quadri piuttosto pregevoli sono in mostra), e dunque cosa aspettarsi? Sicuramente gli abiti di scena, e in modo particolare quelli di Ziggy Stardust che tanto scalpore crearono all’epoca e che ancora oggi guardiamo con ammirazione nei tanti video che restano. Ma basta tutto questo a imbastire un’esibizione interessante? Le cifre danno ragione agli organizzatori, dal momento che David Bowie Is è uno dei maggiori successi della stagione, praticamente sold out a tre mesi dalla chiusura.
Così, la prima cosa che viene da chiedersi, è se non potrebbe essere l’inizio di una nuova tendenza, se l’idea potrebbe essere copiata per altri musicisti; in realtà non sono tanti a potersi prestare a una rivisitazione simile: forse i Beatles (che però in vita non sono più e in molti sensi) o i Rolling Stones per il peso che hanno avuto nella storia della musica pop-rock, sicuramente Madonna per la longevità e la capacità di riproporsi in vesti nuove per quasi trent’anni. Certo non Bruce Springsteen o altri che come lui pure riempiono gli stadi.
Quel che pare certo, almeno stando all’esperienza di un pomeriggio primaverile, è che il pubblico catturato dalla mostra è quello che anagraficamente può stare fra i coetanei di Bowie e coloro (a partire dai due che scrivono) che l’hanno scoperto alla fine degli anni ‘70, quando la sua carriera era già all’apice da diversi anni e mai più sarebbe giunta a quelle vette; ragazzi e bambini trascinati dai genitori si aggirano con l‘aria un po’ distratta da frequenti occhiate agli smartphones. È forse un dato rivelatore del peso che la musica ha avuto fra ‘60 e ‘70 e che oggi non ha più, non in quanto manchi la bella musica, ma perché la sua rilevanza culturale e sociale è più modesta.
Un discorso probabilmente presente anche agli allestitori: l’inizio del percorso, sull’infanzia e la prima giovinezza di Bowie, mostra un’Inghilterra grigia, ancora devastata dagli effetti della guerra; le immagini sono prevalentemente in b/n e anche il beat/mod delle band che emergono nella seconda metà degli anni ‘60, quando David compie i suoi primi passi da musicista, offre un’immagine ancora molto modesta. Di fronte alla quale l’esplosione di colori del glam e di Ziggy Stardust mostra tutta la sua potenza rivoluzionaria; una rivoluzione non politica, ma più ampiamente culturale; ed è uno dei primi meriti evidenti della mostra l’esser riuscita a proporre quel contrasto nei suoi toni forti a distanza di così tanti anni.
In generale, la mostra si articola tra parti più storico-cronologiche (gli esordi, la fase berlinese con alcuni piccoli dettagli: il synth di Eno, le chiavi dell’appartamento dove David e Iggy soggiornarono) e altre che virano decisamente verso la spettacolarizzazione: e quindi l’esposizione scenografica degli abiti, l’apoteosi del salone centrale, quasi una cattedrale, con gli schermi video che ricoprono le pareti, e dietro di questi gli abiti di scena che appaiono e scompaiono a seconda dei giochi di luce; le piattaforme che nel mezzo consentono di sedersi e quasi sdraiarsi per fruire l’esperienza a 360 gradi. Può essere una scelta straniante: tre italiani all’uscita lamentavano la confusione, ma come per qualunque mostra è meglio essere informati prima di entrare e non aspettarsi di apprendere tutto una volta all’interno.
Altre le sensazioni per chi scrive: la soddisfazione di aver visto per la prima volta e tutti insieme costumi unici, che per quanto riguarda gli oggetti in esposizione sono per forza di cose il punto forte della mostra. Allo stesso tempo, riflettendo sul titolo scelto, David Bowie Is, di fatto vediamo questo suo ‘essere’ declinato in mille forme diverse, ma il soggetto resta sfuggente, non è lì. Quelle che ammiriamo sono le sue molte incarnazioni: il che è forse il modo migliore per rendere omaggio all’uomo che ha avuto l’idea di assassinare Ziggy Stardust all’apice del suo successo.

18 Maggio 2013

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=qA29BVtCCpM

David Bowie – The Jean Genie

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