EODM

EAGLES OF DEATH METAL BANDITI DAI FESTIVAL IN FRANCIA

EODM

E’ una forma di censura o ci sono buone ragioni per farlo?

di Marina Montesano

La notizia è di ieri e sta già causando molte polemiche non solo in Francia, visto che è stata ripresa un po’ in giro per il mondo, Italia inclusa: e con non poche imprecisioni. Partiamo dunque dai fatti, tanto per rettificare quello che si legge su qualche quotidiano da noi. Gli Eagles Of Death Metal erano previsti in due festival francesi: Le Cabaret Vert e Rock En Seine; con un comunicato identico gli organizzatori hanno ieri annunciato che l’esibizione è cancellata in seguito alle dichiarazioni del leader Jesse Hughes. Le dichiarazioni in questione non sono quelle di cui si è letto in passato a proposito della necessità di allargare a tutti l’uso delle armi da fuoco e della loro eventuale utilità come strumento di difesa nel massacro del 13 novembre al Bataclan. Così come non sono chiamate in causa le posizioni ben note di Hughes a proposito dell’inferiorità delle donne, in favore di Donald Trump e così via. Sono posizioni che si conoscono da tempo e che certo molti fan della band non approverebbero mai, ma che sono ritenute una sorta di coté folkloristico tipico di una certa America.

La decisione scaturisce invece da un’intervista recentissima di Hughes, nella quale ribadisce la responsabilità nel massacro del Bataclan del servizio d’ordine; si tratta di una posizione che aveva già espresso nel periodo appena successivo all’eccidio, ma della quale si era scusato attribuendola allo stress. Adesso invece non si scusa più e anzi rincara la dose. A suo dire, il servizio d’ordine sarebbe stato composto da musulmani d’accordo con gli attentatori. Come fa a dirlo? Perché nel Bataclan avrebbe visto uno dei killer (Salah Abdeslam, che tuttavia secondo la polizia era allo Stade de France in quelle ore) all’interno del locale, mentre lo fissava con la “tipica gelosia che provano gli arabi quando vedono un americano sicuro di sé e tatuato” (sic). Uno della security avrebbe anche chiesto alla ragazza di Hughes di dove fosse (è di origine messicana) perché, se musulmana, l’avrebbe messa in guardia. Questa è certamente la prima ragione dell’esclusione degli EODM dal festival:  molti dei sopravvissuti hanno testimoniato all’unanimità che i membri della security si sono prodigati per salvarli, soprattutto esponendosi per aprire le porte e far defluire gli ostaggi. Si può pretendere che due festival maggiori, che hanno una security formata dai colleghi degli agenti del Bataclan, accettino sul palco chi ha detto tali menzogne su persone che hanno rischiato la vita nel locale?

Ma non c’è solo questo. Il punto è che, da quel tragico 13 novembre, una band che doveva la sua fama sostanzialmente all’appoggio di Josh Homme, amico di Hughes, ma che era considerata di serie B, è ormai divenuta straordinariamente famosa: al punto che qualche maligno suggerisce che la cancellazione (questa volta da parte della band) di una tranche del tour europeo non sia dovuta al problema al tendine del dito di Hughes, ma alla volontà di rinegoziare il cachet. Probabilmente non è vero, o comunque non ci sono prove a riguardo. E’ invece certo che nell’intervista incriminata Hughes sparla di tutti per ingigantire il suo ruolo e la sua posizione. Per esempio, a un certo punto dichiara di esser cresciuto tra fucili e spari e di esser stato dunque  molto più preparato a quell’evento rispetto ai ragazzi europei in sala: così una donna si sarebbe fatta sparare sotto i suoi occhi perché rimasta lì a implorare mentre dal palco lui le gridava “hey” per farla reagire; avrebbe assistito alla morte di sette persone abbattute sotto i suoi occhi; sarebbe stato ospitalizzato perché in faccia aveva pezzi di denti e di ossa delle vittime. Ora, molti l’avranno già visto, ma poiché è sempre disponibile, perché non date un’occhiata al video nel quale è registrata la reazione della band all’inizio della sparatoria?

httpv://www.youtube.com/watch?v=C8eMazr7Jvw

La velocità con la quale Hughes abbassa la schiena e corre nel backstage è del tutto comprensibile, sia chiaro: chiunque di noi avrebbe fatto lo stesso (anche se la security qualcosa in più ha fatto: ma è il loro mestiere), ma perché farsi belli a mesi di distanza con tutte queste menzogne raccontate sulla pelle dei morti? Perché dire di aver visto con i propri occhi “musulmani che festeggiavano durante gli attacchi”, cosa che non solo è l’unico ad aver affermato, ma che neppure può esser vera stando al suo stesso racconto della dinamica dei fatti (o era nel Bataclan e in ospedale a farsi togliere i pezzi di ossa dalla faccia, o era in giro)?

Il cinismo e la mancanza di rispetto per le vittime e per coloro che le hanno soccorse insiti nelle affermazioni di Jesse Hughes (per chi volesse leggere l’intervista integrale, eccola: http://takimag.com/article/surrendering_to_death_gavin_mcinnes/print#axzz49CS8cnoX ) rendono benemerita la scelta degli organizzatori di Le Cabaret Vert e Rock En Seine; nessuna censura, perché Hughes è libero di raccontare le sue balle a quanti vorranno prestargli orecchio, ma una presa di posizione forte e impopolare, rara e dunque ancor più meritoria.

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