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LEONARD COHEN E LA MELA VERDE – LEONARD COHEN AND THE GREEN APPLE

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Dopo due monografie e migliaia di articoli e recensioni pensavamo di sapere proprio tutto di Leonard Cohen. E invece ecco arrivare dalla Svezia questa poetica e assolutamente inedita storia che mostra il lato gentile e disponibile di uno dei più grandi seduttori in musica e versi dei nostri tempi.

di Viveka Hellström

Da ragazza trascorrevo le estati su un’isoletta di fronte alla costa occidentale della Svezia. La mia amica più cara si chiamava Mika e con lei condividevo tutto. Nell’estate del 1967 il padre di Mika arrivò sull’isola con un nuovo disco che aveva trovato a New York: The Songs Of Leonard Cohen. Avevamo solo 11 anni, ma fummo subito conquistate dalla voce di quell’uomo e dalla sua chitarra ipnotica. Ci demmo un sacco da fare per capire le parole: ”Suzanne takes you down to her place by the river…”, ”Hey, that´s no way to say goodbye…”. Suonavamo quel disco in continuazione sul nostro piccolo e modesto giradischi in plastica.
A scuola avevo un’altra amica – Anna – e anche lei divenne una devota fan di Leonard Cohen. Durante le lezioni di inglese ci veniva ogni tanto permesso di tradurre in svedese i testi di Cohen e in questo modo il nostro inglese migliorò moltissimo. Ora l’album che non toglievamo mai dal piatto era Songs From A Room e cantavamo anche una nostra versione di The Story Of Isaac.

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Quando nel 1971 uscì Songs Of Love And Hate, una delle canzoni, Famous Blue Raincoat, ci colpì come un pugno. Eravamo adolescenti dai cuori bramosi, le nostre teste traboccavano di emozioni mentre le nostre tasche erano desolatamente vuote. Nel 1972, quando vennero messi in vendita i biglietti per il concerto di Leonard Cohen a Stoccolma, scoprimmo che il prezzo era per noi fuori portata (credo fossero 75 corone – un sacco di soldi a quel tempo). Ma evidentemente potevamo contare sulla protezione divina, poiché il destino (o Leonard) ci aiutò.
Ecco cosa accadde: il giorno del concerto Mika e tre suoi amici (due ragazze e un ragazzo) stavano camminando in Kungsträdgården, un parco nel centro di Stoccolma. Attraverso le vetrate di una galleria d’arte videro una figura conosciuta: Leonard Cohen! Qualcuno lo stava intervistando per la televisione svedese. Wow!!
Mika e i suoi amici si intrufolarono all’interno e il ragazzo del gruppo ebbe il coraggio di avvicinarsi a Leonard e chiedergli: “ Scusi, signor Cohen, sa se ci sono ancora biglietti per il suo concerto di stasera?” Leonard rispose gentilmente di non saperne alcunché e poi scrisse qualcosa su un foglietto che consegnò al ragazzo e alle tre timide ragazze dietro di lui. Sul biglietto c’era scritto “Fate entrare queste persone” e poi la firma “Leonard Cohen”.
Era come vivere un sogno. Mika e i ragazzi erano ovviamente in estasi e vollero condividere questo straordinario momento con altri amici, a loro volta assidui fan di Cohen. Telefonarono a me e Anna e andammo tutti insieme verso il luogo del concerto – sei ragazzi con un foglio firmato da Leonard e la frase “Fate entrare queste persone”. Non sapevamo se la cosa avrebbe funzionato, ma ci presentammo alla biglietteria e consegnammo il foglietto a una donna che lo lesse e sparì per un po’. Era tutto a posto? Sì, lo era!
Ora i sei ragazzi avevano sei biglietti gratuiti per un concerto di Leonard Cohen e, in più, i posti assegnati erano ottimi!! Il concerto fu splendido, Cohen suonò nel modo migliore tutte le sue canzoni più celebri e, se ricordo bene, finì proprio con Famous Blue Raincoat.
Al termine dello spettacolo ci trovammo in mezzo alla folla che lasciava la sala. Come potevamo ringraziare Leonard Cohen per la generosità e per il concerto? Decidemmo di regalargli qualcosa – una di noi aveva una mela verde e Mika trovò in borsa un nastro rosso. Legò il nastro intorno alla mela e una delle ragazze si assunse l’incarico della consegna. Ritornò dopo un po’. Era stata ammessa nel retropalco, aveva incontrato Leonard e gli aveva dato la mela verde! “Grazie,” aveva detto Leonard, “mi fa molto piacere…”
Ovviamente si tratta di un ricordo indelebile e, ancora oggi, la storia mi sembra troppo bella per essere vera. E, quasi 40 anni dopo, ha avuto un seguito.

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Mika è ancora una fan di Leonard Cohen. Fa la traduttrice dallo spagnolo allo svedese e ha lavorato ad alcune poesie di Federico García Lorca. L’amore per Lorca è una delle cose che la accomuna a Cohen. Nella raccolta di poesie Book Of Longing, pubblicata da Cohen nel 2006, Mika trovò un testo che parlava di Lorca a New York (lei aveva appena tradotto in svedese la poesia di Lorca “Poeta en Nueva York”). Le piacque moltissimo e decise di scrivere un articolo sul musicista e poeta canadese, il suo nuovo libro e il suo rapporto con Lorca. Dovendo procurarsi i diritti per pubblicare su un quotidiano svedese alcune poesie di Cohen, riuscì a mettersi in contatto direttamente con lui tramite posta elettronica.
Decise di raccontargli l’ormai remota storia dei giovani (e poveri) fan svedesi, della mela e della gentilezza del famoso musicista. Questa è la risposta che Mr. Cohen le inviò: “Grazie, adesso mi hai regalato la mela due volte”.

Un grazie anche da parte nostra a Marika (Mika) Gedin per la mela verde.

 

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LEONARD COHEN AND THE GREEN APPLE

By Viveka Hellström

When I was a child I spent every summer on a small island on the Swedish west coast. My closest friend was Mika and we shared everything. In the summer of 1967 Mika’s father came to the island with a new record he´d found in New York: The Songs of Leonard Cohen. We we were just eleven years old at the time, but we were immediately captured by the man’s voice and by his hypnotic guitar playing. We tried our best to learn the lyrics: “Suzanne takes you down to her place by the river…” “Hey, that´s no way to say goodbye…” We played the record over and over again, on our small simple plastic record player.
In school I had another friend – Anna – and she also became a devoted Leonard Cohen’s fan. We had the opportunity to learn a lot of English from the lyrics of Cohen on our English lessons, when we were alowed to translate them into Swedish. Now Songs From A Room was constantly on our record player and we performed our own version of The Story Of Isaac.

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When Songs Of Love And Hate was released in 1971 we were totaly knocked down by the song Famous Blue Raincoat. We were young teenagers then, with hungry hearts, we had a lot of feelings but empty pockets; we were constantly out of money. In 1972, when they put up for sale the tickets for a Leonard Cohen concert in Stockholm we could not afford to go. (I think it was 75 Swedish Kronor – a lot of money in those days.) But we were blessed, fate (or Leonard himself) helped us.
This is what happened: Mika and some friends of hers (two girls and a boy) were walking in Kungsträdgården, a park in the centre of Stockholm, on the day of the concert. Through the big windows of an art gallery they saw a familiar figure: Leonard Cohen! Somebody was interviewing him for the Swedish television. Wow!!
Mika and her friends sneaked into the art gallery, and the guy in the company was brave enough to approach Leonard and to ask him: “Excuse me, Mr. Cohen, do you know if there are any tickets left for your concert tonight?” Leonard kindly answered that he didn´t know and then wrote a note on a piece of paper that he gave to the boy and to the three shy girls behind him. The note had four words written on it, “Let these people in”, and it was signed “Leonard Cohen”.
This was like a dream! Mika and her friend was, of course, in extasy and felt that they had to share this amazing moment with some of their friends, also devoted Cohen’s fans. They called me and Anna, and we all went to the concert hall were the concert would take place: six young people with a note from Leonard: “Let these people in ”. We didn´t know if this would work, but we went to the ticket office and showed the note to a woman, who gazed at the paper and then disappeared for a while. Was it okay? Yes it was!
Six young people were given six places for free to a Leonard Cohen concert, and good ones too!! We saw a beautiful concert and Cohen performed at his best all his famous songs. And, as I remember it, he closed the concert with Famous Blue Raincoat.
After the show was over, we were among the crowd leaving the concert hall. How could we thank Leonard Cohen for his generosity and for his concert? We decided to give him something – one of us had a green apple and Mika had a red ribbon in her handbag. She tied the ribbon around the apple and one of the girls went away to give it to him. After a while she came back. She had been allowed backstage to meet Leonard himself, and she had given him the green apple! “Thank you”, Leonard said, “I appreciate that…”
This is, of course, a memory for life. And I still find the story nearly too good to be true, but it actually happened! And the story continued, nearly 40 years later!

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My friend Mika is still a fan of Leonard Cohen. She is a translator from Spanish to Swedish, and she has made some interpretations of the lyrics of Federico García Lorca. The love for Lorca is one thing she share with Cohen. In Cohen’s poetry book Book Of Longing, published in 2006, Mika read a poem about Lorca in New York (she had just translated Lorca’s poem “Poeta en Nueva York” in S wedish). She liked Cohen’s poem a lot, and wanted to write an article about him , his new book and about his relation to Lorca. In her effort to have the right to publish some of Cohen’s poems in a Swedish newspaper she also came in contact with Cohen himself through e-mail.
She decided to tell him the old story about the poor young Swedish fans of Leonard Cohen back in the Seventies, about Cohen’s kindness and about the apple. And she received this answer from Mr. Cohen: “Thank you, now you have given me the apple twice”.

We too say thanks to Marika (Mika) Gedin for the green apple.

 

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