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RAP ENTRIES NR. 7 (Action Bronson, Cannibal Ox, Earl Sweatshirt, Fashawn, Ghostpoet, Ratking)

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In una scena hip-hop dominata dall’uscita di Kendrick Lamar, sono in realtà molte le novità interessanti, tra ritorni, delusioni e conferme.

di Marina Montesano

action bronson mr wonderful

Chef di proporzioni (fisiche) notevoli passato al rap, Action Bronson sembrerebbe incarnare il modello del white trash, ma al contrario dell’Eminem di un tempo non gioca con questi temi; si limita a giocare la carta southern in Easy Rider, uno dei brani più carini, anche se la sua musica guarda soprattutto a New York e la sua voce assomiglia tantissimo a quella di Ghostface Killah. Mr. Wonderful (Atlantic) è il suo esordio per una major ed è solo in parte una riuscita, alternando momenti simpatici (Baby Blue, Actin Crazy, come già detto Esay Rider) ad altri che si dimenticano piuttosto in fretta. Intorno ai mixtapes precendenti si era creato molto rumore, ma questo Mr. Wonderful conferma la simpatia del personaggio e non molto altro.

httpv://www.youtube.com/watch?v=58RSC7HO9aU

Easy Rider

6,8/10

CannibalOX

Blade Of The Ronin (IGC Records) sembra aver fatto parlare di sé più all’annuncio che non al momento dell’uscita; il effetti il ritorno del duo Cannibal Ox si è fatto attendere per 14 anni, quanti ne sono passati dal The Cold Vein, da molti considerato uno dei capisaldi del rap underground. Tuttavia l’assenza alla produzione di El-P, giustamente impegnato a sfruttare il successo di Run The Jewels, ha deluso molti e le recensioni per Blade non sono state poi così positive. Ed è un peccato, perché considerato per se stesso, senza paragoni, questo è un buon disco, magari leggermente monocorde e quindi stancante sulla lunghezza, ma con diversi ottimi momenti: per esempio Blade: The Art Of Ox con U-God e Iron Rose con MF Doom, che riprendono quell’immaginario legato alle arti marziali (il samurai rap) ch’era andato di moda con il Wu-Tang Clan. Da non sottovalutare.

httpv://www.youtube.com/watch?v=0uiwA1vyqLU

Blade:: The Art Of Ox

7,7/10

EarlSweatshirts

Earl Sweatshirt aveva entusiasmato due anni fa con Doris, e ora torna con I Don’t Like Shit, I Don’t Go Outside (Columbia), appena mezz’ora di musica quasi completamente autoprodotta (fa eccezione Off Top di Left Brain). Il che sembra un po’ pretenzioso da parte sua: con Frank Ocean, RZA, i Neptunes, l’amico Tyler, Doris sembrava trovare la strada giusta, musicalmente, per mettere in luce le doti poetiche del giovanissimo rapper sposando perfettamente sobrietà e varietà. I Don’t Like Shit… è invece molto più univoco, i beat sono assolutamente minimalisti e le trame vocali di Earl in primo piano. All’inizio il tutto funziona e Grief, uscita prima del LP, è molto bella, così come Huey oppure AM//Radio con Wiki dei Ratking; però, non fosse per la breve durata, questa monotonia potrebbe stancare. A farci apprezzare il disco è soprattutto l’abilità rara di Earl con le parole: la descrizione della condizione di solitudine accompagnata dagli attacchi di panico di Grief, la fine di una relazione e le conseguenze del successo in Mantra, l’instabilità dell’adolescenza in Faucet; il materiale, dal punto di vista dei testi, è magistrale, il talento sicuro. E’ solo che, a confronto con Doris, questo secondo disco, seppure ottimo, appare un piccolo passo indietro. Ci sarà tempo per farne molti in avanti.

httpv://www.youtube.com/watch?v=tZ5Mu2gs-M8

Grief

8/10

Fashawn

Ecology (Mass Appeal) di Fashawn sta raccogliendo molti consensi nei siti dedicati al rap, ed il perché si capisce ascoltando l’iniziale Guess Who’s Back, classico stile NAS, che infatti troviamo ospite in Something To Believe In. Tuttavia il disco ci sembra avere un minor peso dell’esordio di Joey Badass, che pure guarda nella medesima direzione, nonostante diversi buoni momenti. Per esempio su To Be Young, uno fra i migliori, il rap serrato di Fashawn su una bella base pianistica non trova un buon contrappunto nell’hook cantato da BJ the Chicago Kid, che alleggerisce lì dove sarebbe opportuno incrementare l’intensità. Sono piccole cadute che costellano un disco peraltro buono.

httpv://www.youtube.com/watch?v=_O14sb32dDA

Guess Who’s Back

7/10

Ghostpoet Shedding Skin

L’inglese Ghostpoet aveva fatto sensazione nel 2013 con l’ottimo Some Say I So I Say Light, ricco di basi dubstep sulle quali lo slam suadente affascinava e convinceva. Diversa la scelta per il recente Shedding Skin (Play It Again Sam), che ricorre a basi suonate in senso più tradizionale. Si comincia con la veloce, bella Off Peak Dreams, poi il ritmo rallenta con X Marks The Spot, cantato insieme alla brava Nadine Shah; il disco ospita in effetti diverse collaborazioni, anche se la voce di Obaro Ejimiwe (il suo vero nome) resta sempre centrale. Cresce lentamente, questo Shedding Skin, rispetto al precedente, dove l’accompagnamento musicale ci pareva più innovatore o forse solo più adatto ad accompagnare l’interpretazione. Probabilmente Ghostpoet avrebbe bisogno di una produzione più efficace per far venire fuori maggiormente l’intensità. Nella title track, ad esempio, sembra di sentire gli XX; ma per il duo funziona bene il tocco magico di Jamie XX, che riesce a far diventare improvvisamente intensa (con una pausa, un’accelerazione) una melodia che altrimenti potrebbe risultare leggerissima. Ed è quello che ci vorrebbe su Shedding Skin, un disco riuscito ma non eccelso, nonostante la bravura dell’autore.

httpv://www.youtube.com/watch?v=eaCgnwTHO8o

Off Peak Dreams

7,4/10

Ratking

Tornano i Ratking, che nel 2015 avevano prodotto uno dei dischi (non solo) rap migliori dell’anno, e distribuiscono gratuitamente l’EP 700 Fill tramite BitTorrent bundle (https://bundles.bittorrent.com/bundles/ratking). Sul quale, com’è ovvio, non c’è niente che eguagli Canal o Snow Beach (anche se l’iniziale American Gods è eccellente), ma dove Wiki, Hak e Sporting Life continuano a creare le atmosfere avvolgenti e uniche di So It Goes, ossia un suono newyorkese doc che non guarda indietro, ma solo avanti. Vale la pena di procurarselo e di continuare a seguire da vicino questo giovane gruppo di talenti.

httpv://www.youtube.com/watch?v=wqH2DaqI89s

American Gods

7,5/10

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TomTomRock è un sito di articoli, recensioni, classifiche, interviste di musica senza confini: rock, indie, pop, hip-hop.

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