Eric Clapton: Life In 12 Bars | recensione

Recensione: Eric Clapton – Life In 12 Bars

Biografia per immagini del chitarrista che era “Dio”.

Eric Clapton: Life In 12 Bars | recensione

 

“Questi ragazzini bianchi suonano il blues?!” Muddy Waters scuote la testa e sorride, non è dato sapere con quanta benevolenza, ed esprime il suo drastico e apparentemente inappellabile giudizio: “No… non hanno sofferto abbastanza”. Questa brutale verità è l’essenza di Life In 12 Bar. Il blues si nutre di anima e dolore ed Eric Clapton, “ragazzino bianco” devastato da un senso d’abbandono che marchierà a fuoco il suo futuro, aveva le carte in regola per entrare a capofitto nello spirito del blues. E per farne la ragione della sua inquieta esistenza.

Life In 12 Bars racconta Eric Clapton senza grandi censure

Lili Fini Zanuck, amica di Eric e apprezzata regista, realizza un documentario di notevole valore filologico e di rara potenza espressiva sulla vita di  uno degli artisti britannici più rappresentativi della musica rock. Attraverso un eccellente montaggio, Life In 12 Bars offre un susseguirsi di foto, filmati domestici (alcuni mai visti sinora), registrazioni di concerti, interviste e inediti “girati” negli studi della Atlantic che delineano con spietata onestà il talento ma anche le ossessioni, la fragilità, le intemperanze e le tante contraddizioni di un artista leggendario.Essere il figlio “negletto”, ostinatamente rifiutato da una madre lontana e algida, è stato il primo, implacabile tormento di Eric Clapton. E il blues, ascoltato per la prima volta in programma radiofonico per bambini (l’illuminato conduttore amava inserire, di tanto in tanto, brani di Big Bill Broonzy, Little Walter e altri celebri bluesmen) divenne un’ossessiva ancora di salvezza.

Il Clapton idolatrato…

Nel film di Lili Zanuck, la fragile voce fuori campo di Eric Clapton racconta brandelli di vita e di arte. Si va dalla prima chitarra alla prima band, dall’incontro con John Mayall alla fortunata ma difficile esperienza con gli Yardbirds. E poi il successo tanto ammaliante quanto violento (“Clapton is God” si leggeva in una strada di Londra), il contratto con l’Atlantic Records di Ahmet Ertegun, l’amicizia con Jimi Hendrix e l’epopea dei grandi concerti con i Cream, Derek And The Dominos e Blind Faith.

…e quello sofferente

Con disarmante onestà, Eric Clapton racconta il tourbillon di incontri e di allontanamenti, di affinità e di scontri, di un successo planetario e di tante afflizioni personali acuite da lunghi periodi d’isolamento, l’amore ossessivo per Patty Boyd, il ricorso autodistruttivo alla droga e all’alcool e la devastante morte del figlio Conor. Per un lungo, doloroso periodo. Eric Clapton sembra aver perso lucidità, coerenza e amor proprio. E aver trovato prima l’eroina e poi l’alcool.Non si spiegano diversamente gli insulti (“Fuori gli stranieri dall’Inghilterra!”) e l’arroganza con cui affronta il pubblico.

La carriera di Eric Clapton attraverso filmati d’epoca

Uno dei degli aspetti più pregevoli del film è l’ottima qualità delle immagini a carattere musicale. Qualunque appassionato non può che guardare con piacere e commozione: Aretha Franlin invita il giovane chitarrista dall’abbigliamento eccentrico a suonare con lei, un imberbe Stevie Winwood canta da par suo Presence Of The Lord e Duane Allman sfodera il travolgente riff di chitarra di Layla. E che dire di un giovanissimo Bob Dylan che, munito di occhiali scuri, guarda alla tv un concerto dei Bluesbreakers? Senza smettere di tenere il tempo esclama “Wow…ma quello è il loro nuovo chitarrista?”  Sì: quello era il loro nuovo chitarrista. Si  chiamava Eric Clapton e stava gettando le basi per costruire tasselli fondamentali nella storia della musica.

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Nata a Genova in tempi remoti. Speaker radiofonica presso varie emittenti locali, ha condotto il programma Raisteronotte. Ha scritto per alcune riviste specializzate, tra le quali il Mucchio Selvaggio

Ida Tiberio

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Nata a Genova in tempi remoti. Speaker radiofonica presso varie emittenti locali, ha condotto il programma Raisteronotte. Ha scritto per alcune riviste specializzate, tra le quali il Mucchio Selvaggio

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