bob marley e il negus

Rock e letteratura: Bob Marley e il Negus

Il mito di Hailé Selassié nella black music e oltre.

Rock e letteratura: Timothy White

L’avvento al potere dell’imperatore etiope Hailé Selassié nel 1930 sortì enorme interesse presso la comunità afroamericana. Tanto che persino il leggendario bluesman Robert Johnson – a detta di Alan Greenberg, autore dello script Love In Vain dedicato appunto a Robert Johnson – era solito discuterne con i suoi amici più intimi e collocare l’avvenimento in un contesto biblico.  E come mai il suo seguace musicale Bob Dylan, una volta convertitosi al cristianesimo, inneggia nella canzone Precious Angel al giudizio di Cristo che dovrà compiersi, dopo la fuoriuscita dall’Egitto, proprio attraverso il territorio dell’Etiopia?

Bob Dylan, Saved!

Le note di copertina del disco cristiano Saved di Bob Dylan – molto apprezzato da Bob Marley – citano un passo di Geremia riguardante la stipulazione di un nuovo patto voluto dal Signore tra la casa di Israele e la casa di Giuda. Una profezia che risulta centrale nella cultura rasta. Quando Bob Marley aderisce al tafarismo – in pratica la venerazione della natura sovrannaturale di Hailé Selassié in quanto legittimo discendente di re Salomone e della regina di Saba – egli fa propria l’ambizione dei confratelli rasta di abbandonare l’esilio in Babilonia, cioè in Giamaica, per ricongiungersi un giorno con la loro vera madrepatria africana in Etiopia.

Timothy White, Bob Marley. Una vita di fuoco

Bob Marley. Una Vita di Fuoco, scritto da Timothy White, è un libro prezioso per capire come molti giamaicani vedessero nell’elezione di Hailé Selassié – chiamato anche ras Tafari oppure il Negus – un segnale di redenzione per la propria comunità.

Rock e letteratura: Timothy White

Alcuni di essi si consideravano addirittura membri delle dieci tribù perdute d’Israele. Per esempio i Black Jews, un movimento con propaggini negli Stati Uniti tali da raggiungere il ghetto di Harlem. La ganja serviva loro come viatico verso l’illuminazione mistica nei riti religiosi. Una particolare setta chiamata Le Dodici Tribù d’Israele sosteneva la propria discendenza da ebrei neri dovuta al propagarsi in antichità del giudaismo nei territori di Egitto, Etiopia, Sahara e Africa Occidentale.

L’Etiopia, il Reggae e l’Arca dell’Alleanza

Una parte importante delle credenze riguarda il mito dell’Arca dell’Alleanza. Molti ritengono sia stata trasportata clandestinamente da Gerusalemme in Etiopia. E che tuttora vi risieda. Tesi sostenuta dal controverso ricercatore britannico Graham Hancock nel saggio Il mistero del Sacro Graal. Vi descrive il suo incontro con ebrei etiopici ancora dediti a sacrifici animali presso i boschi sacri. E quindi – secondo le discutibili argomentazioni di Hancock – stabilitisi in Africa in epoca assai remota, prima che tali rituali venissero aboliti e prima che i regni di Giuda e Israele si separassero.

Bob Marley e il Negus

Conservazione della reliquia e trauma dell’esilio si sovrappongono in alcuni testi di derivazione reggae che lamentano il vuoto causato dalla mancanza del tempio, antica dimora dell’Arca dell’Alleanza. By The Rivers Of Babylon composta da The Melodians, un’elegia molto amata da Bob Marley, dà voce nella versione resa celebre dai Boney M alla nostalgia dei profughi ebrei durante la cattività babilonese. Timothy White nella sua biografia di Bob Marley sottolinea l’impatto avuto presso la comunità rasta dalla visita di Sua Maestà Imperiale Hailé Selassié in Giamaica il 21 aprile 1966.

 

Bob Marley teneva un ritratto del Negus appeso alla parete in camera da letto. E col trascorrere del tempo la sua “vita di fuoco” si arricchì di una serie di indizi che potevano addirittura conferirgli un’investitura messianica. Un misterioso anello ricevuto in dono e un battesimo cristiano grazie al quale assunse il nome di Berhane Selassié.

Controversie rastafari

Dicono che in Giamaica risulti difficile distinguere tra mito e realtà. Un grosso dibattito ha sempre imperversato all’interno del rastafarianesimo intorno alla figura di Hailé Selassié. Era egli davvero l’Unto del Signore, il successore di Abramo, Mosè e Gesù? Lo scrittore e giornalista polacco Ryszard Kapuściński ne offre un ritratto per certi versi impietoso nel saggio Il Negus.  Lo presenta come un uomo dalle due immagini. Quella caldeggiata dall’opinione pubblica internazionale di monarca esotico ma capace e dotato di un’energia inesauribile, e quella opposta di demagogo e padre padrone deciso a difendere il potere con ogni mezzo. In tarda età, secondo Kapuściński, avrebbe prevalso la personalità numero due.

Rock e letteratura

Trovandosi al di sopra della legge in un paese in preda ad arretratezza e assurde manie di sviluppo, il Negus cedette alla propria avidità e a cerimoniali stantii che ne decretarono la fine mentre il mondo intorno a lui stava inesorabilmente cambiando.

Il mito è sempre vivo, scrive Timothy White in Bob Marley – Una vita di fuoco

Ma il mito di Hailé Selassié è un’altra cosa e continua a vivere, come quello di Bob Marley. Il libro dedicatogli da Timothy White si conclude col ricordo del concerto di beneficenza tenuto il 23 ottobre 1988 per le vittime di un uragano che aveva colpito la Giamaica. In quell’occasione il figlio Ziggy Marley cantò una strofa di Love Rescue Me, canzone dalle venature reggae scritta da Bono e Bob Dylan. Il messaggio finale di Timothy White sembra alludere al fatto che il rapporto tra i due Bob – Marley e Dylan – sia ancora tutto da investigare.

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Marco Zoppas

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Trevigiano di nascita e romano di adozione. Nel maggio 2016 ha pubblicato “Ballando con Mr D.” sulla figura di Bob Dylan e nel maggio 2018 il suo nuovo libro, “Da Omero al Rock”.

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