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SANREMO 2014: UNA CERIMONIA… FUNEBRE

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di Mauro Carosio
 
Tomtomrock in genere non si occupa di musica melodica italiana, cerca piuttosto di trovare, talvolta, qualcosa di più originale nel panorama sconfortante della musica nazionale. Sanremo, quindi, non rientra nelle corde della linea scelta dal sito che si occupa principalmente di musica rock. In ogni caso capita, anche nostro malgrado, di imbattersi nell’unica smisurata manifestazione canora che ci viene propinata per cinque sere consecutive ogni anno. Manifestazione che, da molto tempo ormai, non offre davvero più nulla di interessante e spesso i cantanti di Sanremo esistono solo in virtù del festival medesimo: arrivano puntuali all’Ariston, in media ogni due anni, e si eclissano per il tempo che segue. Sono andati i tempi in cui a Sanremo si presentava una giovane Anna Oxa in versione punk, quando il festival veniva vinto da Alice con una bella canzone italiana come Per Elisa e tra gli artisti (allora si potevano chiamare così) trovavi personaggi che sperimentavano soluzioni più ardite. Oggi Sanremo è la vetrina dell’omologazione musicale: ammuffita, noiosa e grigia; una funerea cerimonia nazional-popolare. Il gioco delle pagelle riempie le pagine dei quotidiani e si stenta a capire con quale criterio si possano valutare i cloni delle varie Pausini o Ramazzotti. Quest’anno giochiamo anche noi. Ecco la pagella di Tomtomrock che per una volta decide di collocarsi al livello dell’evento ed esprimere giudizi adeguandosi al target proposto.
Arisa: meglio quando giocava a fare la stupida, da quando si prende sul serio il risultato è melenso. Voto 4.
Frankie HI-NRG: il “rap italiano”, e per giunta sul palco dell’Ariston, è un insulto alla categoria. Non basta blaterare e fare le corna con una mano, per altro quella con la fede nuziale , per essere un rapper. Voto 4.
Antonella Ruggiero: bella voce e un passato di rispetto, con i Matia Bazar ha esplorato per un periodo la new wave italiana. Da anni propone melodie troppo raffinate per il pubblico festivaliero, e troppo soporifere per chi si aspetta qualcosa in più. Voto 6 (alla carriera).
Raphael Gualazzi & Bloody Betroots: davvero non si capisce perchè un bravo DJ di fama internazionale sia finito a dimenarsi sul sacro palco per accompagnare un “jazzista italiano” che non ha ancora trovato una collocazione neanche tra le casalinghe (con tutto il rispetto per la categoria). Risultato grottesco. Voto 4.
Cristiano De Andrè: è inutile che la critica continui a presentarcelo come il redivivo figlio di tanto padre! Bolso e impacciato, mastica parole incomprensibili su una base musicale inesistente. Voto 4.
Perturbazione: una nota di colore quantomeno divertente grazie a una canzone sulla poligamia in pasto alle signore impellicciate della sala. Voto 6.
Giusy Ferreri: la commessa di Milano ora prova a vendere dischi e quest’anno punta sull’erotismo spinto: “ho il sale sulle labbra, non è acqua di mare”. Il risultato comunque non è per nulla “eccitante”. Voto 4.
Francesco Renga: l’ex leader dei Timoria convertito alla musica popolare. Bella voce e canzoni trascurabili. Voto 5.
Giuliano Palma: uno dei pochi momenti di spettacolo del carrozzone infernale. Sonorità anni ’60 e un modo di stare sul palco decisamente superiore all’usuale convitato di pietra sanremese. Voto 6+
Noemi: vestita da sposa e pronta a riprendere The Voice, il talent show della Carrà, punta alla vittoria con un brano imbarazzante per le troppe “e” ossessivamente prolungate a causa del titolo della canzone Bagnati Dal Soleeeeeeeeeeeeeeeeeeee. Narcotica Voto 4.
Renzo Rubino: è bravo, e riesce a catturare l’attenzione anche dei detrattori più inferociti. Ironicamente barocco, dopo aver vinto il premio della critica lo scorso anno, raccontando senza mezzi termini la sua storia d’amore col postino gay, quest’anno si presenta in chiave surrealista. Voto 6.
Ron: Rosalino è vivo e lotta insieme a noi! Ma nessuno se ne accorge… Voto 4.
Riccardo Sinigallia: altro ex (Tiromancino), in due erano noiosamente impalpabili, da solo non migliora nonostante tenti di addomesticarsi per l’occasione. Voto 5
Francesco Sarcina: vedi sopra. Ex cantante delle Vibrazioni, “ramazzottizzato” non lascia traccia. Voto 4.
Valutati magnanimamente i 14 “big” non ci resta che aspettare il verdetto. Chi sarà il vincitore è assolutamente insignificante: per noi, perchè continueremo per la nostra strada, ma tragicamente sarà insignificante anche per il vincitore stesso che nella migliore delle ipotesi si aggiudicherà qualche serata nei vari festival della fragola o del porcino che avranno luogo nelle prossime stagioni sulle varie piazze del belpaese.
“Perchè Sanremo è Sanremo” recitava uno slogan di qualche anno fa. Ma perche Sanremo è Sanremo?
 

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