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VIVA BONNOT, O DELL’ITALIA CHE NON MERITA LE SUE MENTI MIGLIORI

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Dovrebbe essere un classico nome da mainstream con intelligenza e talento annessi, qualcosa come (in diverso contesto sonoro) James Blake in Gran Bretagna. Invece in Italia Bonnot è conosciuto solo dagli specialisti. “Ahi, serva Italia di Pausini ostello”, scriveva il Poeta. 

 

di Gian Luca Valentini

È appena diventato padre. Lo chiamerò a breve. Perché tutti ora lo chiameranno e magari si scoccia. Ma questa è proprio un’altra storia. Invece, quella che vi vorrei raccontare è la storia di Walter Buonanno musicista, alias Bonnot, un italiano che produce, suona, canta, mixa, compone, arrangia, collabora, fa musica a livelli altissimi. Difficili da raggiungere per gli artisti medi e mediocri che circolano nel nostro paese. Lui è anche Assalti Frontali. Ma anche questa è un’altra storia.

Bonnot, usiamo il suo Avatar, qualche mese fa ha pubblicato  un cd che è un capolavoro. Avanti anni rispetto al panorama musicale italiano, fonde hip hop/rap con raggamuffin e jazz, trombe con scratch e odori mediterranei con sapori nordici. Viene da Bergamo ma gira a Roma e New York. Vive sul palco e soffre di mal di terra quando non ci sale sopra. Dopo Intergalactic Arena, cd ultra-premiato persino in quel di New York, dove suonavano e mettevano voce personaggi come Boikott, rapper palestinese, Paolo Fresu, tromba jazz mondiale, General Levy, Ragga MC londinese, Don Andrea Gallo, Assalti Frontali e 99 Posse, Caparezza ecc., ecco arrivare la sorpresa del 2013: Drops del trio Bonnot – Tino Tracanna – Roberto Cecchetto. Due sperimentatori del jazz con un dj producer electro-hip hop. The sound of the future. Drops è basato sull’incontro tra sostanze musicali completamente diverse.  I musicisti, mettendo in discussione il proprio background, fanno incontrare tra loro sonorità e linguaggi, apparentemente inconciliabili, attraverso un dialogo intorno al problematico, babelico ed insieme entusiasmante caos del mondo di oggi. Così voci, frammenti d’Africa, ectoplasmi classici, monumentali hip hop, morbide melodie, spasimi elettronici si intrecciano in un ipotetico viaggio rasoterra intorno al mondo, alla velocità del pensiero. L’interazione tra i musicisti tende i fili di un senso musicale “non certo preordinato ma sorprendentemente concreto”, spiega Tracanna. Nel viaggio incontriamo ancora Paolo Fresu, il rapper M1 dei Dead Prez, General Levy, DJ GRuff ed altri viandanti che rendono il cd internazionale.

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=oef_7WzAgNk

AP2P ( M1 & Bonnot) – Real Revolutionaries (feat. General Levy)

 

 

Internazionale! Una volta erano i cantanti stranieri che ci prendevano le canzoni. Ora i musicisti sono generalmente ignoranti e legati al loro condominio, sennò prenderebbero un brano come Drops, che dà il titolo all’album, e lo renderebbero proprio. Anche Project One, dove troviamo anche gli archi del napoletano Pasquale Catalano, autore di molte fra le più importanti colonne sonore di film italiani, dovrebbe essere saccheggiato dai “Master” della sperimentazione. E poi trombe e flicorni (di Paolo Fresu), spoken word (M1), grandi talenti del vocal jazz femminile come Mercedes Casali (che collaborò con Franco Cerri), lo scratch di DJ Gruff, il rapper da sballo General Levy e giù pesante con violini (Eloisa Manera), pianoforti (Marco Creta) e cultura multietnica che schizza fuori dalle sette tracce di questi 40 minuti di pura goduria palatale e auricolare che ascolti e riascolti senza stancarti mai.

 

 

httpv://www.youtube.com/watch?v=9D7KHDh-egI

Bonnot Tracanna Cecchetto – Drops

 

 Ma l’Italia è pronta a questo gioiello? Se solo le persone alzassero il culo dalla scrivania del pc e andassero ai concerti (che non costano mai come quelli del matusalemme Vasco o dell’alwaysthesamesong Liga o della melensa Meno Pausini), si divertirebbero un mondo e inizierebbero a formarsi culturalmente. Magari portandosi dietro il cellulare, ma senza messaggini continui o internet ogni momento. Così, per essere un po’ diversi.

 

 

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