BST Kendrick Lamar

BRITISH SUMMER TIME @ HYDE PARK (London, 02.07.2016)

BST Kendrick Lamar

Kendrick Lamar, Florence + The Machine, Jamie XX, Cat Power, Blood Orange

Il British Summer Time non parte tanto bene

Nel cuore verde di Londra, il British Summer Time si svolge nell’arco di molte giornate e con una ricca programmazione. Il 2 luglio prevede una scaletta piuttosto curiosa nell’assemblare artisti davvero differenti gli uni dagli altri, come il meteo (molto British Summer a sua volta) che, verso la conclusione del set di Jamie XX, ci regala sole, acquazzone e grandine tutti allo stesso tempo. Si parte in sordina con il film realizzato da Florence Welch e Vincent Haycock, The Odyssey, 45 minuti di sofferenza per Florence, che si agita tra incidenti stradali e storie d’amore rovinose, ma anche per il poco pubblico già presente.

BST Blood Orange

Bravo senza entusiasmare Blood Orange

Le cose migliorano quando si parte con la musica live: ad aprire la giornata è Blood Orange, ossia Dev Hynes e la sua band, che ha da pochi giorni pubblicato il nuovo Freetown Sound, incensato da molta critica indie con paragoni a D’Angelo e Kendrick Lamar. In realtà, Blood Orange vira in ben altri territori, come già le immagini proiettate sullo schermo sembrano indicare: skyline di New York giorno e notte, Gregory Hines che balla in White Nights, breakdancers. E anche la sua musica è radicata negli anni ’80, con il sax che ci ricorda Lionel Richie, una chitarra che ripropone il riff di Staying Alive; sono tutti bravi ma senza eccessiva personalità, e anche questa è una cosa da sottolineare se si tirano in ballo paragoni con belve del palcoscenico quali D’Angelo e – come vedremo anche a breve – Kendrick.

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C’è spazio per un’ottima Cat Power

È poi il turno di Cat Power (al secolo Chan Marshall), che sale incerta sul palco, accompagnata dalle prime note di Don’t Explain, struggente cover di Billie Holiday in chiave Delta blues. Se il setting di Hyde Park non è proprio quello ideale per il suo repertorio introspettivo, l’incertezza di Chan dura il tempo del secondo brano in scaletta, New York, New York, ispiratissima rivisitazione del classico di Frank Sinatra che subito conquista il pubblico. Finalmente un po’ più sciolta, Chan simpaticamente tranquillizza chi ancora non è convinto con un “non vi preoccupate, vi divertirete di più dopo” prima di lanciarsi nella malinconica The Greatest e nell’immensa e trascinante Metal Heart. Ancor più della sua presenza scenica, colpisce la capacità da autentica musicista di esplorare il potenziale di ogni composizione e rivelarne sfumature emotive sempre sorprendenti. Chiudono questo set carico di emotività una inaspettata cover di Shivers (dei Boys Next Door- futuri Birthday Party) e quel tenero tour de force che è Nothin But Time.

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Jamie XX sotto la pioggia

Nuovo cambio radicale di stile con Jamie XX e il suo DJ set. Bello soprattutto l’attacco, quando propone I Know There’s Gonna Be (Good Times) nella sua versione e in quella remixata da Skepta, Loud Places e I’ll Take Care Of You, il suo trattamento del brano di Gil Scott Heron; e poi verso la fine, con la sorpresa di Atmosphere dei Joy Division e della sua Gosh. Ma nel mezzo c’è posto per un po’ di tutto, da Florence stessa a Paul Simon ai Radiohead: quasi troppo, anche se il talento del giovane DJ è innegabile. Complice il momentaneo maltempo si balla un po’ meno del previsto, ma il divertimento non manca.

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E ora…Kendrick Lamar!

Il sole torna a splendere per Kendrick Lamar che propone qualcosa meno di un’ora di concerto, esplosivo e coinvolgente. Ci si chiede come possano gli organizzatori aver pensato di proporre Florence quale headliner: in fondo To Pimp A Butterfly è stato nr 1 in classifica, sia pure per qualche giorno, e non c’è dubbio che sulla scena internazionale il rapper di Compton abbia ben altro peso e ben altra considerazione. Entra con lo strumentale di Can’t Hide Love degli Earth Wind & FIre, suonato dalla band, e attacca con For Free? E poi c’è spazio per molto del materiale di TPAB (eccellenti Hood Politics, Complexion, These Walls), ma verso il centro del set arrivano anche alcuni classici dal disco d’esordio, acclamati da un pubblico entusiasta, come Swimming Pools (Drank) e naturalmente Bitch Don’t Kill My Vibe. Si finisce con l’apoteosi funk di King Kunta e Alright, cantata da tutti. Peccato per l’assenza di ‘i’, ma si vede che sono costretti da ragioni di tempo a tagliare corto. A Kendrick non fa certo difetto la presenza scenica, ma è da sottolineare soprattutto che dal vivo la sua capacità tecnica è impareggiabile, come la simpatia; notevole anche la band, in modo particolare il chitarrista, ma è l’affiatamento generale a essere vincente.

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Florence Welch + The Machine

Al termine del set di Kendrick si assiste alla massiccia migrazione di buona parte del pubblico, rimpiazzato da nuovi arrivi: chiaro che Florence ha un altro pubblico, nel quale spiccano un paio di sosia e molte ragazze con fiori nei capelli. È l’immagine neohippie-new age preferita da Florence Welch, che si presenta in una diafana tunica turchese e piedi scalzi per dar vita a un set che allinea i suoi successi maggiori e un paio di cover. Alla Welch la voce certamente non manca, ma ciò che più di questa domina la sua esibizione sono la monotonia delle canzoni ed un unico registro ultrasentimentale che caratterizza persino le lunghe chiacchiere con il pubblico. Fortunatamente però, pezzo sì-pezzo no, la Welch si lancia in arditi passi di danza interpretativa che tanto ricordano il meglio del celebre corpo di ballo Pan’s People della BBC degli anni ’70, regalandoci così momenti di squisita nostalgia post-moderna.

A dirla tutta avremmo preferito di gran lunga assistere a un secondo set di Kendrick Lamar, che però, alla faccia nostra, mentre la Florence si dimena smodatamente sotto i nostri occhi, è già al Wembley Stadium, seduto al fianco dell’amico Jay Z (così ci riferiscono alcuni nostri agenti speciali) per assistere all’esibizione della piacente e talentuosa Beyoncé. Una breve pausa, questa, prima di prendere la strada dell’aeroporto, dove il 4 luglio è atteso alla Casa Bianca. Almeno fino al prossimo Presidente!

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Amici dall’adolescenza, legati dalla passione per David Bowie e, più in generale, per la musica. Adesso la condividiamo anche su TomTomRock.

Giovanni Ferrari e Marina Montesano

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