Dead Cat In A Bag live

Concerto: Dead Cat In A Bag live

Dead Cat In A Bag live @ Casa del Popolo Il Progresso – Firenze, 12 ottobre 2018.

Dead Cat In A Bag live

Ha riaperto alla grande la stagione autunnale de Il Progresso con un cartellone di tutto rispetto, organizzato dalla Associazione culturale La Chute. Così, dopo l’esordio con Iacampo e in attesa di Howe Gelb e di Steve Wynn con Chris Cacavas, sono finalmente arrivati per la prima volta sulla piazza fiorentina i Dead Cat In A Bag al completo.

Dead Cat In A Bag in tour per promuovere Sad Dolls And Furious Flowers

Reclamizzato come tappa del tour di promozione del nuovo, e bellissimo, disco Sad Dolls And Furious Flowers, il concerto ha in realtà rappresentato un excursus sull’intera produzione della band torinese, con brani tratti da tutti e tre i loro dischi, anche se non in parti uguali. Dal primo disco (Lost Bags dell’ormai lontano 2011) provengono Gipsy’s Song e Whiter, eseguita nel bis. Maggiore è il contributo offerto dal successivo Late For A Song (2014) con It’s A Pity, Wanderer’s Curse e Ravens At My Window.

Dead Cat In A Bag live

 

Ci si aspetterebbe che il resto della scaletta fosse costituito da pezzi dell’ultimo album. E certo il contributo di quest’ultimo non manca: Thirsty, The Clouds, Le Vent, oltre alla bellissima Mexican Skeletons – e qui i tre riescono nella difficilissima impresa di non far rimpiangere l’assenza della tromba di Enrico Farnedi -, per finire con una Venus In Furs (eseguita nel bis) forse addirittura più bella e “sofferta” della versione nel disco. Ma i Dead Cat amano variare. Così trovano posto anche due cover dal disco solista di Swanz (Covers On My Bed, Stones In My Pillow), Lovers e Wayfaring Stranger. Ovviamente, manco a dirlo, arrangiate in modo completamente diverso.

Una band di polistrumentisti

La duttilità e l’abilità multistrumentistica dei membri della band permette loro di esprimere un sound corposo e degno di gruppi con un numero ben maggiore di elementi. Luca Swanz Andriolo, frontman istrionico, riempie la scena con la sua particolarissima voce, alternando banjo e chitarra elettrica con qualche intervento di armonica. Andrea Bertola si conferma eccellente violinista, trovando anche modo e tempo di occuparsi della batteria elettronica e di una generale, discreta quanto attenta, “regia”. Scardanelli, dal canto suo, si presenta autentico one man band, con uno zaino batteria che lo assimila ai primi buskers stile Otto e Barnelli. Dedicandosi soprattutto alla sua fisarmonica, ma non disdegnando interventi alla chitarra. E anche sfoderando nei controcanti una voce insospettata e gradevolissima.

Un concerto-spettacolo

Ma un concerto dei Dead Cat non è un qualcosa di esclusivamente musicale, ma anche uno spettacolo in senso più esteso, nel quale i membri della band rivelano le loro frequentazioni di altre forme artistiche, quella teatrale innanzitutto. Il tutto inizia con l’allestimento della scena, con Swanz che sistema sul palco la “valigia dell’attore”, dalla quale estrarrà poi, oltre ad altri ammennicoli, la stola da prete che gli servirà per amministrare il “sacramento” rappresentato dal testo di Ravens At My Window.

Dead Cat In A Bag live

Poco prima aveva piazzato in un angolo, attaccato ad una gruccia, un abito da sposa che prende in braccio per danzare insieme sulle note finali di Le Vent. E non si pensi a coups de théâtre fini a se stessi: queste ed altre trovate sceniche sono assolutamente funzionali ad un spettacolo che in più di un momento richiama il clima artistico e intellettuale dei locali della Germania degli anni Venti del secolo scorso. E che non a caso termina con una “citazione” da Kurt Weill. Se i Dead Cat In A Bag dovessero suonare dalle vostre parti, anche se conoscete a memoria i loro dischi andateli a sentire. Dal vivo sono, contemporaneamente, sempre gli stessi e tutta un’altra cosa.

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“Giovane” ultrasessantenne, ha ascoltato e ascolta un po’ di tutto: dalla polifonia medievale all’heavy metal passando per molto jazz, col risultato di non intendersi di nulla! Ultimamente si dedica soprattutto alla scoperta di talenti relativamente misconosciuti.

Renzo Nelli

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“Giovane” ultrasessantenne, ha ascoltato e ascolta un po' di tutto: dalla polifonia medievale all'heavy metal passando per molto jazz, col risultato di non intendersi di nulla! Ultimamente si dedica soprattutto alla scoperta di talenti relativamente misconosciuti.

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