Ian Anderson by Jethro Tull recensione concerto

Concerto: Ian Anderson @ Auditorium Parco della Musica

Jethro Tull by Ian Anderson @ Auditorium Parco della Musica (Roma, 22.06.2017).

Ian Anderson by Jethro Tull recensione concerto

La “location”, la Sala Santa Cecilia, è prestigiosa. Il pubblico, piuttosto indifferente al rispetto degli orari, è anagraficamente orientato verso la mezza età, con qualche sconfinamento nella terza. A ciò  fa da contraltare una presenza giovanile neanche troppo esigua. E lui, l’uomo che svariati decenti orsono contribuì a porre le basi del prog britannico, realizza uno spettacolo di indubbia efficacia scenica. Ian Anderson sostituisce (ma non sempre e non necessariamente) la folta chioma ondeggiante del passato con bandane e cappelli, si circonda di ottimi musicisti, fa un uso intelligente e creativo della tecnologia e conserva l’appeal del frontman che fu.

Ian Anderson suona i Jethro Tull, ovvero se stesso

Il titolo del concerto ( e della tournée) è emblematico: “I Jethro Tull suonati da Ian Anderson”. La cosa suona finto-umile visto che i Jethro Tull sono Ian Anderson. Quando le prime note di Living In The Past danno il via allo spettacolo, il pubblico appare già inesorabilmente soggiogato. A seguire, una sequenza di classici quali  Thick As A Brick, Aqualung, Bourée e Dharma For One, alternati a brani che appartengono alla produzione più recente della band.

Qualche cedimento nella voce, ma uno Ian Anderson in ottima forma

Il quasi settantenne Ian Anderson suona il flauto con la perizia di sempre, incede sul palco con una certa autorevolezza e poco male se la voce mostra qualche cedimento. Il più o meno coetaneo Bruce Springsteen incorre nelle prime défaillance vocali dopo due ore e mezza di spettacolo, Ian molto prima ma questo è un piccolo, malevolo dettaglio. Il pubblico apprezza comunque e senza riserve. Lo schermo alle spalle della band alterna immagini suggestive e intriganti momenti interattivi in collegamento con musicisti che si trovano altrove.

La musica fluisce gradevole e accattivante per quasi due ore e Ian Anderson si rivela un buon intrattenitore. Quando Locomotive Breath chiude lo spettacolo si percepisce una diffusa soddisfazione. E non solo tra i numerosi over 50 intenti ad agguantare attimi di gioventù.

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1 Response

  1. paolo adorno ha detto:

    behhhh qualche cedimento vocale…… mi scusi ma chiaramentei jethro nn li conosce bene
    sono nato musicalmente con loro ci sono cresciuto ed ormai l’inesorabile tramonto ma non da ieri da ormai piu’ di 10 anni la voce è andata ma molto andata, tecnicamente canta tutte le melodie non calanti ma 1 o 2 toni sotto
    forse questo non lo sentono i profani o le capre che gli basta vedere qualcuno agitarsi sul palco……..whaaa che meraviglia
    Li vidi a genova appunto circa 10 anni fa sono uscito con l’amaro in bocca riproponendomi di nn andarli piu a vedere live perchè è veramente 1 pena carboni ardenti non vedevo l’ora finisse lo strazio, Le assicuro che quando erano in italia li ho visti sempre la band di prima Barre, Perry ecc. controballe; l’assolo di aqualong fatto dal ragazzino bohhh senza capo ne coda, forse avra bevuto qualcosa di troppo aveva trocato una buona formula con l’appoggio di un cantante ma no preferisce cantare terribilmente piuttosto della onorata pensione
    Ian sei stato il mio mito ma ora basta
    regards
    paolo

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