Glasvega 1

GLASVEGAS – PARIS (Point Ephémère – 5 dicembre 2013)

Glasvega 1

di Marina Montesano

Che i Glasvegas, nel 2008 su tutte le copertine delle riviste musicali UK, non riescano a vendere interamente i 300 biglietti del Point Ephémère la dice lunga sul calo di popolarità vissuto con il secondo e il terzo disco. Che la stessa band sia in grado, nonostante questo, di offrire un concerto caldo, pulsante e entusiasmante, accolto con reale eccitazione dal pubblico, la dice altrettanto lunga sul valore del quartetto guidato da James Allan. In un’ora e mezza, i Glasvegas propongono una scaletta ripartita fra i tre dischi, con una lieva predominanza del primo e del terzo lavoro, Later…When The TV Turns To Static, uscito nel corso di quest’anno (per il quale cfr. www.tomtomrock.it/recensioni/227-glasvegas-later-when-the-tv-turns-to-static-bmg-2013.html). Il concerto si apre proprio con la title track e prosegue con Youngblood, forse il brano migliore del disco. C’è spazio per la trascinante Euphoria, Take My Hand dal secondo, e ci sono poi i brani, divenuti classici, dell’esordio: Geraldine e in chiusura Go Square Go a far cantare tutti. I bis sono aperti dal solo James Allan che alla chitarra esegue Flowers & Football Tops, e continuano con l’immancabile Daddy’s Gone, per la quale si riunisce la band, e un altro paio di brani.

Glasvega 2

Nel mezzo il pubblico grida i titoli delle canzoni che vorrebbe ascoltare, Allan accenna Happy Birthday per una ragazza che festeggia il compleanno (e che poi chiede e ottiene di salire sul palco), chiacchiera con l’impagabile accento di Glasgow che fortunatamente gli è rimasto attaccato come colla nonostante i tour mondiali. Sono una band umile e allo stesso tempo convinta della propria musica, i Glasvegas, e forse è la chiave del loro entusiasmo anche quando suonano davanti a duecento, invece che a duemila persone. E chissà, può darsi che proprio questa sia la reale dimensione della band, come sembrano testimoniare l’aspetto e l’attitudine punk à la Clash e la loro musica emozionale, magari poco alla moda, ma peculiare e sincera. Proprio come l’accento di Glasgow.

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Glasvegas – Youngblood (acustica)

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