Nick Cave GR1

NICK CAVE @ LE GRAND REX (Paris, 18.05.2015)

Nick Cave GR1

di Marina Montesano

Nick Cave ‘solo’, almeno per l’esperienza di chi scrive, significa in realtà Nick Cave più a lungo al pianoforte, accompagnato da metà Bad Seeds, in una sala con i posti numerati. Quest’ultima è la questione più intrigante: il pubblico si alzerà o resterà seduto? Domandandocelo, entriamo al Grand Rex, storico cinema-teatro parigino, dove Nick Cave ha già suonato una volta (lo ricorderà lui stesso) agli albori dei Grinderman; il décor degli interni ricorda una Las Vegas degli anni d’oro, il che si intona allo stile del nostro, mentre le poltrone sono minacciose: quanto di più lontano ci sia da un concerto, ci si potrebbe affondare e dormire comodamente (infatti al Grand Rex danno solo blockbusters). Poiché qualcuno già si aggira nei pressi del palco ci avviciniamo anche noi, l’ora dell’inizio è prossima e quando le luci si abbassano ci incolliamo alla scena e allora non ci sarà servizio d’ordine che tenga. Peraltro, lo stesso Nick invita con un gesto anche gli altri ad alzarsi, il che aumenta la perplessità: perché organizzare in posti del genere?

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Ma veniamo a cose più importanti. I Seeds presenti sono Warren Ellis, Martyn Casey, Thomas Wydler e Barry Adamson; si comincia con Nick al piano, di profilo rispetto al pubblico, e l’atmosferica Water’s Edge. I fari proiettano un cono di luce blu su ogni musicista; poi The Weepeing Song, Red Right Hand (insolita con lui ancora al piano, e davvero molto bella) e Brompton Oratory riscoperta per questo tour. Con Higgs Boson Blues Nick Cave si alza e infiamma il pubblico muovendosi da una parte all’altra del palco. Prima ancora di cominciare si era avvicinato al bordo, che saggia con un piede per verificarne la tenuta e, vista una curiosa balaustra metallica, chiede: “cos’è, un canale di scolo?”. Scopre invece le scalette laterali e ne approfitta per una passeggiata fra il pubblico, dove trascina il brano per molti minuti, in una selva di mani e smartphones levati.

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Mermaids conosce una riscrittura notevolissima e si avvale del lavoro alla chitarra di un Warren Ellis in gran forma, al quale Nick sorride e rivolge più volte gesti di assenso. A sua volta Ellis è uno spettacolo, assiso su uno sgabello davvero troppo piccolo per lui: sembra in punizione e nei momenti di trance si agita tantissimo – ma non si alza. Nella serata, oltre alla chitarra, suona anche il violino, il flauto traverso, la fisarmonica e forse altro.

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Certi brani vedono il solo Nick Cave al piano, con la luce che si riduce esclusivamente su di lui: e fra questi non si può non segnalare una fantastica The Mercy Seat, dove alla fine sembra martellare il piano più che suonarlo. Intensa come sempre dev’essere, è anche rivelatrice del Nick Cave showman (nel miglior senso possibile) dei nostri giorni: durante la canzone sembra che non esista altro, poi appena finita si rischiara e getta con noncuranza il foglietto con i testi; gesto che ripete dopo ogni canzone, con un’attitudine tipo ‘fuori un’altra’ piuttosto divertente.

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Altro highlight è Tupelo, con un’energia che difficilmente si vede in giro sui palchi, qualunque sia la band in scena; anche in questo caso vale l’effetto appena detto: è come se quei pochi minuti si svolgessero in un’altra dimensione rispetto a quella usuale e dopo tanti anni (trenta!) Tupelo è ancora in grado di mettere in scena un’America southern onirica e spaventosa più di un’intera serie di True Detective.

Dopo la pausa un altro momento tranquillo per People Ain’t No Good e uno sublime con Avalanche di (ovviamente) Leonard Cohen, solo piano e violino. Up Jumped The Devil è ancora un passaggio magico, e poi grande sorpresa: Nick decide di accettare una delle infinite richieste che gli giungono dal pubblico, e inizia titubante una Watching Alice che dice di non ricordare. Martyn Casey lo aiuta con il basso a trovare l’intonazione e a dare al brano la splendida tetraggine lussuriosa che lo contraddistingue; che sia davvero impromptu, lo si vede da come Nick adatta la linea melodica alle sue tonalità attuali, e ciò rende un vero regalo questa improvvisazione.

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Poi si concede una lunga e scatenata Jack The Ripper per concludere con Push The Sky Away, sulla quale invita sul palco un po’ di ragazze e persino di ragazzi; se ne potrebbe fare a meno, sinceramente, ma tutti sembrano contenti ed emozionati quindi bene così. Concerto magnifico da un artista che in questa fase della sua carriera non sembra in grado di sbagliarne una.

httpv://www.youtube.com/watch?v=0EwyWDP7p2o

httpv://www.youtube.com/watch?v=xlEyh2S8l8A

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