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NICK CAVE & THE BAD SEEDS – PARIS (LE TRIANON), 11 FEBBRAIO 2013

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di Marina Montesano

Brevissima tournée europea per Nick Cave & The Bad Seeds, annunciata soltanto a metà gennaio, che tocca Londra, Parigi, Berlino e che mira a presentare integralmente il nuovo Push The Sky Away; la sede scelta nella capitale francese è la cornice raccolta del Trianon, teatro noto per le qualità dell’acustica. Si comincia con la proiezione del Making Of del disco e poi, dopo una breve attesa, entrano in scena i Bad Seeds seguiti da Nick Cave e accompagnati (per buona parte del concerto) da una sezione d’archi e da un coro di bambini (che svolgono un eccellente lavoro). I Seeds sono in formazione rimaneggiata, non solo perché – come tutti sanno – Mick Harvey è uscito dal gruppo, ma anche a causa dell’assenza di Thomas Wydler, malato; a completare la line-up ci sono il chitarrista Ed Kuepper e la vecchissima conoscenza Barry Adamson. Nick Cave annuncia che, come previsto, suonerà il nuovo album in sequenza; nonostante qualche ovvia incertezza sua e della band, la performance è di altissimo livello; ciò che emerge è soprattutto la forma smagliante dello stesso Nick Cave, che canta (e urla)  con una concentrazione e una partecipazione al di là delle aspettative: prova ne è che, tranne in un’occasione, non suonerà mai il piano né imbraccerà una chitarra. Si vede che è convinto dell’eccellenza del suo quindicesimo disco con i Bad Seeds e l’ascolto live gli dà ragione: in particolare si segnalano la claustrofobica Water’s Edge, con una cacofonia di archi, mentre Jubilee Street dal vivo esplode molto più che su disco, con un finale prolungato nel quale Cave continua a ripetere gli ultimi versi (“I’m transforming, I’m vibrating, I’m glowing I’m flying, look at me”) in un’atmosfera da catastrofe incombente. Proprio come su disco, invece, Higgs Boson Blues è puro Nick Cave d’annata. Si finisce sulle note della title track e poi, senza intervallo, la band infila alcuni dei suoi grandi classici, alternando quelli più vigorosi (From Her To Eternity, Jack The Ripper, Deanna) ad altri più lenti (Ship Song, Love Letter, Your Funeral…My Trial e una stratosferica O’ Children). Quando, dopo due ore, chiude con una The Mercy Seat lontana da ogni esercizio di stile e intensa al limite del sopportabile (come dev’essere), si potrebbe pensare che il concerto debba terminare così. Invece Nick e i Seeds tornano per una teatrale, lunghissima e terrificante Stagger Lee. Poche band riescono a suonare con tale varietà ed efficacia, pochissimi (anzi, quali?) frontmen posseggono oggi il carisma di Nick Cave. Speriamo di rivederli in questo stato di grazia prossimamente anche in Italia.

httpv://www.youtube.com/watch?v=bkGVIwd84j0

Nick Cave & The Bad Seeds – Jubilee Street

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