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PAUL WELLER @ LE BATACLAN (Paris, 08.04.2015)

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di Marina Montesano

Si presenta sulla scena magro, fin troppo, con il taglio di capelli curatissimo, maglietta nera attillata e pantaloni grigi. L’eleganza mod è ancora lì, nonostante i Jam siano ormai lontanissimi e in un certo senso esclusi, come vedremo, dalla contemporaneità di Paul Weller. Con un nuovo disco, Saturn’s Pattern, in uscita fra poche settimane, il tour ne è quasi una presentazione: sei pezzi estratti dal disco verranno infatti suonati, ma su una setlist lunga venticinque canzoni.

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Si comincia proprio con la nuova White Sky, si prosegue con primi brani piuttosto tirati, fra i quali spicca la vecchia Uh Huh Oh Yeah dal disco che aveva aperto la carriera solista di Weller nel 1992. Ed alla carriera solista si continua a far riferimento, visto che non sono previste riprese né dei Jam, né degli Style Council. Tuttavia, in questa sorta di greatest hits + novità che ci viene proposto, non è che manchino i classici: Above The Clouds, These City Streets e You Do Something To Me, in particolare, continuano a emozionare. E in generale, sono i momenti più soul quelli che ci paiono meglio riusciti, insieme a due dei brani più belli da Stanley Road: una versione più che convincente di Whirpool’s End a chiudere il set principale, The Changingman a concludere gli encores.

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Peccato che dall’altrettanto eccellente Wake Up The Nation venga tratta soltanto 7&3 Is The Strikers Name. Sospendiamo invece il giudizio sui nuovi titoli: non sembrano poter competere con quelli appena ricordati, ma è forse opportuno attendere il disco per pronunciarsi. Weller si divide tra la chitarra e alcuni momenti al piano; la band, dove spicca il chitarrista Steve Cradock  che avevamo visto sul medesimo palco con gli Specials, è potente (con batteria e percussioni) se non particolarmente inventiva; ma in diversi momenti, e soprattutto sulla già ricordata The Changingman, proprio il percussionista svolge un buon lavoro che aggiunge qualche tocco esotico rispetto all’originale.

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Alla fine un bel concerto, solido nel complesso, con Paul Weller in ottima forma anche vocale, ancora in grado di convincere e a tratti di emozionare. Un po’ lo specchio tutta la sua lunga carriera.

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