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STROMAE – BERCY (Paris, 29 Novembre 2014)

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di Marina Montesano

Cinque serate al Palais de Bercy, biglietti esauriti, oltre 80mila spettatori complessivi: queste le cifre del fenomeno Stromae, non per niente salutato da tante parti come una boccata d’ossigeno per un mercato discografico europeo in asfissia cronica. Il successo del suo Racine Carrée, nel 2013, ha dato il via a un tour lunghissimo, lontano dall’esaurirsi, e che probabilmente diventerà un dvd. Ma il giovane belga non mostra segni di stanchezza e poco prima delle nove comincia a intrattenere il pubblico con uno show che durerà due ore tonde.

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Stromae è uno di quegli artisti che facilmente fanno storcere il naso e la bocca ai puristi: non è indie e non è alt…, attira folle di età e gusti differenti con un mix di musica etnica, canzone francese, electro-dance. E sul palco canta con una voce potente e molto bella, che niente perde rispetto alle registrazioni in studio, e poi parla, recita, balla con un corpo angolare, magrissimo e lunghissimo, davvero peculiare; a tratti sembra un ragno, capace di piegarsi in modi e direzioni impossibili. La sua padronanza della scena è totale.

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Per il resto lo spettacolo è semplice: quattro musicisti, molto bravi, ad accompagnarlo, sono installati su due pedane che vengono mosse a seconda delle esigenze di scena. A tratti qualche filmato viene proiettato sullo schermo, le luci fanno il resto per creare la giusta atmosfera. Si comincia bene con un paio di brani trascinanti: Ta Fête e Bâtard; i più lenti, come Quand C’est e Moules Frites, sono verso la metà del set.

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Le canzoni sono quasi tutte prese da Racine Carrée con tre incursioni dal disco d’esordio: Te Quiero, Peace Or Violence e naturalmente Alors On Dance, il suo primo grande successo, accolto con enorme entusiasmo, e che si prolunga incorporando diversi brani disco-house, come Push The Feeling On e Insomnia. L’esecuzione spesso richiama l’atmosfera del brano e magari del video, come per Formidable, Tous Les Mêmes e Papaoutai; su Ave Cesaria, altro momento entusiasmante, è seduto a un tavolino a colloquio diretto con la cantante capoverdiana.

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Il pubblico risponde, anche se non in modo particolarmente scatenato; sugli spalti si alzano a ballare solo in poche occasioni, su diretta richiesta di Stromae: probabilmente a causa dell’eterogeneità di cui si è detto, si ha l’impressione che per molti questo sarà più o meno l’unico concerto dell’anno. L’entusiasmo non manca invece sul palco; nonostante la routine di un tour così lungo, Stromae comunica l’impressione di divertirsi, di vivere con entusiasmo ogni data.

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Sino alla fine, quando i ringraziamenti alle decine di persone coinvolte (musicisti, management, tecnici, familiari e così via) vengono cantate e danzate da Stromae su basi musicali che riprendono la coda di diverse canzoni; e poi il ritorno sulla scena per una Tous Les Mêmes a cappella. Spettacolo pop, nel vero senso della parola, à part entière e conferma di un talento che, nel genere, ha veramente pochi rivali.

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