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TINDERSTICKS – PHILHARMONIE DE PARIS (10 febbraio 2015)

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L’inaugurazione pop della Philharmonie de Paris.

Gli “oiseaux” d’alluminio che coprono a mosaico  la Philharmonie di Parigi si colorano di violetto e segnalano da lontano questa nuovissima presenza nello skyline della Cité de la Musique. Inaugurata per la musica sinfonica lo scorso 14 gennaio, stasera si apre al pop, sebbene colto e raffinato, con i Tindersticks. Bell’onore indubbiamente per la band inglese che entra sul palco sussurrando un “good evening” e parte subito con Keep You Beautiful.

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Il repertorio dei Tindersticks

Sembra quasi che tutti, band e pubblico, “sentano” l’occasione speciale e una certa soggezione verso lo spazio che stasera li ospita. I Tindersticks scelgono un repertorio che attinge in larga parte ai dischi più tranquilli come The Hungry Saw e Falling Down A Mountain, attingendo dall’elettrico (e splendido) The Something Rain soltanto le pacate Medicine e A Night So Still, comunque tra le migliori. E il pubblico, ovviamente interamente seduto, applaude anche calorosamente ma è lontano dalle manifestazioni più consuete per i concerti rock. D’altra parte, va detto che l’atmosfera un po’ inamidata viene ripagata dall’acustica eccezionale che la sala offre: a tratti sembra di sentire la voce di Stuart Staples al naturale insieme a quella amplificata; è un privilegio poter cogliere ogni sfumatura della musica dei Tindersticks in questo modo.

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Non mancano comunque le soprese: il secondo brano eseguito, Second Chance Man, è nuovo (a meno che non si tratti di una cover), in classico stile Tindersticks e nondimeno molto bello. Ci sono poi due cover (di queste siamo sicuri), cioè Johnny Guitar di Peggy Lee, resa efficacemente con pochissimi tocchi strumentali, e Into The Night di Badalamenti/Lynch, originariamente cantata da Julee Cruise. Che stiano lavorando a un disco? Di originali e/o di cover? Difficile dirlo e probabilmente bisognerà attendere ancora qualche mese per saperne di più.

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I Tindersticks pescano fra vecchi e nuovi brani

Oltre alle canzoni di The Something Rain, nella prima parte del concerto si distingue il crescendo emotivo di Boobar Come Back To Me e di The Other Side, con Stuart Staples veramente ispirato. Dopo una breve pausa la band ritorna con l’aggiunta di una piccola sezione d’archi e una sequenza di brani magnifici, nonostante un attacco sbagliato su She’s Gone, che si blocca per un errore di Staples: poco male, il pubblico ride (è pur sempre un concerto pop!) e la canzone viene riproposta poco più tardi. Nonostante sia Sometimes It Hurts e My Oblivion suonino splendide, è Trouble Everyday (superba composizione per il film omonimo di Claire Denis) a rubare la scena, apice del concerto, eseguita dalla band in modo magistrale e davvero travolgente. Peccato si sia quasi alla fine: i Tindersticks escono e ritornano in formazione base per la sola All The Love, poi è finita davvero.

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Mi piace la musica senza confini di genere e ha sempre fatto parte della mia vita. Condividerla con gli altri è fondamentale: per questo ho fondato TomTomRock.

Marina Montesano

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