Tindersticks Barbican 1

TINDERSTICKS @ THE BARBICAN (London, 29.04.2016)

Tindersticks Barbican 1

Qualcuno dal pubblico grida: “The best band in the world”. E se avesse ragione?

di Giovanni Ferrari e Marina Montesano

Tindersticks Barbican 2

Nella sede per i Tindersticks  ormai quasi consueta (ma pur sempre eccellente, con la sua configurazione ad anfiteatro e l’acustica perfetta) del Barbican, stasera al completo, il pubblico attende il cine-concerto che la band va mettendo in scena per accompagnare l’ottimo The Waiting Room, uscito all’inizio dell’anno: l’esecuzione dei nuovi brani e sullo sfondo i film inclusi nel DVD che l’accompagna, poi una lunga coda di canzoni dal repertorio consueto. Invece da questa sera i Tindersticks hanno deciso di cambiare: si comincia con la cover di Johnny Guitar di Peggy Lee e si prosegue con altre sette canzoni, fra le quali spiccano l’ormai classica Medicine e una Boobar Come Back To Me in crescendo emozionale.

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Poi quindici minuti di intervallo e si riprende con The Waiting Room. Probabilmente l’inversione risponde alla volontà di lasciare ai nuovi brani il posto centrale nel concerto, ed è una scelta sensata, dagli esiti molto positivi. I cortometraggi, a parte quelli girati da Stuart Staples, sono frutto di una sorta di un concorso bandito tra i fans, che hanno inviato i loro prodotti alla band per una selezione che ha portato alla scelta finale, ma anche di filmati realizzati per loro da registi amici. Nessuno sembra presentare una vera e propria storia, così è facile lasciarsi andare al flusso di colori, volti, luoghi che sfilano alle spalle del gruppo in scena.

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I Tindersticks rientrano sulle note di Follow Me e attaccano l’ottima Second Chance Man. Poi siamo subito ad un highlight del concerto con l’intensa Were We Once Lovers?, dove le qualità del batterista Dan McKinna, dal drumming sincopato, sono in primo piano. Il video di accompagnamento è di quelli semplici ma sempre perfetti: strade e traffico in accelerazione, meglio non potrebbero interagire con una musica perfettamente cinematica qual è quella dei Tindersticks – e di questo brano in particolare.

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Altro momento di grande qualità è Hey Lucinda, dove Staples si occupa interamente del cantato, sul disco un duetto con Lhasa de Sela; il video con i tristi seppur scintillanti neon di sale giochi e locali di provincia (il pensiero corre a una Bognor Regis visitata da entrambi qualche tempo fa) è di nuovo una sfondo perfetto. Staples canta interamente anche We Are Dreamers!, per la quale il gruppo sceglie un arrangiamento leggermente diverso dalla registrazione in studio, con momenti di atonalità che potrebbero sconfinare nella cacofonia e che tolgono qualcosa alla melodia perfetta della canzone.

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Sul finire i video più belli: il bianco e nero di un matrimonio arcaico (ma sono gli anni ’50) di How We Entered contrasta il giallo intenso degli animali impagliati di Like Only Lovers Can. 

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Nuova uscita e nuovo rientro per altri tre brani: Show Me Everything è seguita da una magnifica, emozionante Slippin’ Shoes e poi A Night So Still è la chiusura perfetta per una serata magica. Usciamo chiedendoci se i Tindersticks siano in grado di produrre un concerto non all’altezza, di incorrere in una serata sbagliata: perché Staples & Co. sembrano aver raggiunto un livello di perfezione che lascia però sempre spazio alle emozioni, anzi le sublima. “The best band in the world”, grida qualcuno dal pubblico verso la fine dello show. Almeno stasera siamo tentati di dargli ragione.

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