Will Butler live 1

WILL BUTLER @ LA MAROQUINERIE (Paris,18.04.2015)

Will Butler live 1

di Mariangela Macocco

Se dovessi scegliere un aggettivo per definire il sabato parigino appena trascorso di Will Butler & band userei senza dubbio frenetico.
Arrivato a Parigi da Bruxelles, dove il gruppo si è esibito alla Ancienne Belgique, Will ha incontrato alle 13.00 i suoi fans (avvisati da un tweet inviato dal suo account ufficiale), per un mini concerto improvvisato per riscaldare l’atmosfera, al Point Ephèmere. Nove titoli soltanto, ma indubbiamente molto ben scelti e trascinanti: segnalo in particolare When The Sun Comes Up e Madonna Can’t Save You Now su cui mi ri-soffermerò tra breve.
E’ quindi con grande rammarico che non posso raccontarvi questa prima parte della giornata, non essendo, mio malgrado, riuscita ad esserci.
Arrivata alla Maroquinerie verso le 18.30 mi sono trovata immediatamente immersa in un’atmosfera molto simpatica, informale e distesa. In effetti, la prima persona che ho incrociato, per un caso puramente fortuito, è stata proprio Will Butler. Questo breve incontro non ha fatto che confermare l’idea che mi ero già fatta di lui: un giovane musicista talentuoso ed estremamente simpatico, disponibile e alla mano. Indubbiamente, il meritatissimo successo di cui ha goduto e gode, per la sua militanza negli Arcade Fire, non ha minimamente intaccato una personalità brillante, divertente, ironica, ma con i piedi per terra. Ho avuto modo di scambiare qualche parola con lui e sono rimasta piacevolmente colpita dalla sua simpatia e dalla sua incredibile gentilezza.

httpv://www.youtube.com/watch?v=aCS9tqKsWQ4

Alle 19.30 si sono aperte le porte del piccolo locale di Belleville e siamo entrati in sala. Un pubblico composto soprattutto di fedelissimi supporter degli Arcade Fire, certamente anche francesi ma non solo: numerosi gli italiani presenti, delusi forse per l’assenza di una data italiana e quindi a Parigi in trasferta.
La serata è stata inaugurata dall’esibizione dei Bantam Lyons, un gruppo francese che ci ha regalato della musica estremamente piacevole, un rock che si colloca all’incrocio fra le sonorità degli Smiths e dei Mogwai, in uno strano miscuglio il cui esito tuttavia non lascia delusi.
Terminata l’esibizione dei Bantam Lyons ha fatto il suo arrivo sul palco Will Butler, in elegante smoking nero, abbondonata la tee-shirt del pomeriggio e la felpa nera d’ordinanza, accompagnato dalla sua band costituita dalle due coriste/tasteriste (la bionda Sara Dobbs e la mora Julie Shore) e lo scatenato batterista Miles Arntzen.
Così come l’album Policy si caratterizza per una grande varietà stilistica e per l’incessante ricerca di nuove sonorità, in una continua sperimentazione, lo stesso possiamo dire del concerto. Già è evidente con il primo pezzo You Must Be Kidding, una delle canzoni composte in febbraio nell’ambito dell’esperimento coordinato con The Guardian, esperimento che prevedeva la composizione con cadenza giornaliera di brani “a tema”, prendendo spunto da articoli pubblicati sul quotidiano inglese: in questo caso si tratta di un brano surreale in cui un episodio autobiografico (il primo viaggio in Brasile di Butler) si mescola a un fatto di cronaca, una lunga interruzione dell’erogazione di acqua nella città di San Paolo, il tutto cadenzato da una scatenata musica rock.

httpv://www.youtube.com/watch?v=BS-zK5grxqY

Con il secondo pezzo, Son Of God, si torna all’album di esordio, Policy. Son Of God, come tutti i brani di Will Butler assume un fascino particolare nell’esibizione dal vivo. La perfezione della registrazione in studio lascia spazio ad un’energia duplicata: le imperfezioni diventano pregi e il fascino si accresce. Subito dopo è il momento di uno dei pezzi più belli della serata: When The Sun Comes Up. Butler abbandona basso e chitarra per esibirsi, su questa traccia, alle tastiere: l’esito è un pezzo sentito e struggente che si conclude per proseguire su un’altra bellissima traccia sempre suonata alle tastiere, Madonna Can’t Save Me Now.
In una serie fortunata di bellissimi pezzi, fra atmosfere rock, punk e ska, ecco che si susseguono Somenthing’s Coming, Anna, Sing To Me e la cover The Death Of Ferdinand De Saussure dei Magnetic Fields, a ricordarci le origini letterarie di Will, laureato in letteratura e poesia slave a Northwestern.
Gli ultimi pezzi del concerto sono anche i più scatenati What I Want, Witness e Surrender. Se per What I Want non si tratta di una sorpresa, per quanto riguarda Witness, al contrario non posso astenermi dal segnalare l’allure e l’energia che il brano assume con l’esibizione dal vivo, tanto da divenire uno dei migliori di un concerto in generale eccellante.
Per l’encore, Will ci ha stupito ulteriormente, scendendo dal palco per guadagnare il centro del locale, testimonianza ulteriore di una assoluta vicinanza dell’artista al pubblico, senza filtri, snobismi e pose da divo.

Will Butler live 2
Che altro aggiungere di questa serata perfetta? Un plauso va al resto della band, senza dubbio allo scatenatissimo batterista, il cui apporto è musicalmente essenziale, ma anche alle coriste/tasterieste che non si limitano a una funzione puramente decorativa, ma sono parte integrante della struttura musicale dei pezzi.
Will Butler non è più solo un brillante componente degli Arcade Fire e nemmeno il giovane fratellino di Win, ma ha dato prova di essere un artista di notevole spessore e grande creativita’. Lo attendiamo con ansia per nuove produzioni da solo come con AF.

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