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WINTER CAMP FESTIVAL – THE AMAZING SNAKEHEADS + THE WYTCHES + PS I LOVE YOU + SAPIN (La Flèche d’Or – Paris, 11 Dicembre 2014)

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Il Winter Camp è un festival itinerante tra diverse sale e città francesi; stasera, nell’affascinante ex stazione, oggi club, La Flèche d’Or, sono riunite quattro band di differente esperienza e spessore, che hanno in comune l’amore per un suono con pochi fronzoli e molto vigore.

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Cominciano i francesi Sapin, simpatici interpreti di un rock tra garage, country e surf; non è l’originalità che cercano, ma una versione pimpante di un suono ormai classico, che dal vivo fa sempre la sua figura. Hanno già all’attivo un LP, Wrong Way, che propongono con buona efficacia. Ideali per scaldare un pubblico che va crescendo proprio mentre concludono il concerto.

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Tocca poi al duo canadese Ps I Love You, di maggiore esperienza con tre dischi all’attivo, piuttosto virati al noise. Il batterista picchia senza posa, il chitarrista/cantante è indubbiamente un virtuoso dello strumento, che volutamente seppellisce una voce stridula, che si sente a tratti, in un mare di rumore. Vorrebbero maggior calore dal pubblico, che applaude senza scalmanarsi, ma forse non è il genere di spettacolo adatto a coinvolgere più di tanto.

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Tutti attendono indubbiamente il vertice della serata, dato da due band ognuna delle quali potrebbe ambire al ruolo di headliner.  Cominciano The Wytches, sull’onda del bellissimo esordio Annabel Dream Reader. Picchiano forte, i tre ragazzi, nella classica formazone chitarra/basso/batteria. Peccato che la voce di Kristian Bell resti un po’ sepolta dagli strumenti; nel caso dei Ps I Love You si tratta evidentemente di una scelta stilistica, mentre per la band di Brighton la cosa non ha molto senso, perché su disco voce e testi risultano centrali. La preferenza, stasera, va ai brani più scatenati e decisamente garage: Digsaw, che apre le ostilità, poi Robe For Juda , Crying Clown,  Wide at Midnight, Fragile Male, Gravedweller, Burn Out The Bruise. Restano a casa i momenti più lenti e sognanti, o quelli maggiormente dinamici come Wire Frame Mattress; ed è un peccato, perché i passaggi forti apparirebbero ancor più tali con il contrappunto degli altri. Una maggior varietà, insomma, aiuterebbe; tanto più che The Wytches hanno già dimostrato di esser padroni in sede compositiva di un range assai vasto.

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Arrivano infine gli scozzesi The Amazing Snakeheads: anche loro, in fondo, degli esordienti, sebbene meno giovani, ma evidentemente con una maggiore attitudine ed esperienza live. Intanto la scena è dominata dalla figura del cantante/chitarrista Dale Barclay, faccia e piglio da rissa nel pub o allo stadio. Incita il batterista e il pubblico a scatenarsi di più, intenso e bravo nel dar vita a un garage-punk dalle reminiscenze Cramps e dintorni che conquista immediatamente. Basso e batteria picchiano, mentre dispiace l’assenza del sax, usato bene sul disco. Dopo il riff micidiale di Here It Comes, Dale è a torso nudo, cede brevemente il microfono alla cantante salita sul palco con la band, e conclude bene con Can’t Let You Go e Memories.

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Ritornano infine per la bella I’m A Vampire e poi la serata è terminata. In un ipotetico match a distanza, The Wytches hanno le canzoni, ma gli Snakeheads hanno la presenza scenica: per questo, al momento, il ruolo di headliner gli appartiene di diritto. 

 

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