Young Fathers 3

YOUNG FATHERS @ LA MAROQUINERIE (Paris, 13.06.2015)

Young Fathers 3

di Giovanni Ferrari

La piccola sala della Maroquinerie si riempie lentamente, in molti preferiscono la serata tiepida e ancora luminosa che Parigi ci riserva, ma è un pubblico ben disposto e attento quello che accoglie il giovane Kojey Radical, che si esibisce con l’aiuto di un chitarrista e alcune basi registrate. L’ambito di riferimento è l’hip-hop declinato fra slam, rap e influenze caraibiche; ancora senza molte canzoni in repertorio (ma Ophelia promette benissimo per il futuro), coinvolge con charme e simpatia, visibilmente felice di esibirsi per la prima volta a Parigi, nonostante un borseggio (che racconta nei particolari) all’arrivo alla Gare du Nord.

Young Fathers live 1

Passa giusto il tempo di una birra prima dell’arrivo degli Young Fathers, la sala è ormai piena senza scoppiare (a occhio non più di trecento persone). Entra in scena il batterista che per poco non inciampa su un amplificatore e attacca con piglio marziale un’introduzione percussionistica sulla quale appaiono i tre scozzesi. Si inizia con No Way, il brano d’apertura del penultimo Dead, per poi proseguire con Deadline, addirittura dal primo EP, Tape One, del 2011 e da The Queen Is Dead da Tape Two, il secondo EP. E’ tempo di introdurre il nuovo disco, White Men Are Black Men Too: ci pensa Feasting, mentre Just Another Bullet, War e Get Up ci fanno tornare al precedente Dead.

Young Fathers live 2

Ma non sembrano importare tanto l’anno e il disco perché la resa dal vivo trasmette l’idea di una produzione compatta, espressa con straordinaria intensità, in primo luogo fisica, dal trio. Ma anche tanta teatralità. Ognuno sembra interpretare un personaggio: se Kayus Bankole è il più scatenato e Alloysius Massaquoi, dalla statura imponente, quello che visivamente attrae subito gli sguardi, la vera sorpresa  è ‘G’ Hastings, che si divide tra programmazione e cori, ma che sfodera a tratti una voce notevolissima. Una presenza catalizzatrice nonostante (o forse per) l’atteggiamento assente e gli sguardi persi.

Young Fathers live G

E sebbene ognuno sembri perso nel suo ruolo, i tre si dimenano sul piccolo palco con una sapiente (o è istintiva?) percezione degli spazi necessari alla piena espressione fisica della personalità dell’altro. E così quando i cavi dei loro microfoni si intrecciano fino al punto da far temere un piccolo disastro, o quando Kayus, Alloysius e ‘G’ stessi si intrecciano attorno a un unico microfono, la performance raggiunge una mirabile fusione di suspence, caos e armonia.

Young Fathers live 4

Comunque nella seconda parte arrivano anche i brani dall’ultimo, ottimo disco: Dare Me, Rain Or Shine, Old Rock ‘n’ Roll, Get Started sono fra i momenti migliori del concerto e riescono a arricchire la già ottima resa delle versioni di studio.  Anche la conclusione con le quasi classiche Low e I Heard, e in mezzo la recente Shame, è fantastica. Concerto stordente per volume del suono e intensità, il pubblico prova a chiedere un bis ma è inutile, e forse sarebbe anche fuori luogo. 

 Young Fathers live

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