alexis taylor

ALEXIS TAYLOR – AWAIT BARBARIANS (Domino – 2014)

 alexis taylor

di Antonio Vivaldi

Chiunque, raccontando le proprie vicissitudini sentimental/esistenziali, ritiene di essere intenso e interessante. Molto spesso invece annoia in varia misura chi lo ascolta. In genere i malcapitati sono due o tre, per cui il tedio causato all’umanità è minimo. Il guaio è quando la stessa hybris si appropria dell’artista che decide di mettere nero su disco ciò che lo tormenta, magari affaticando tanti fan che da lui si aspetterebbe qualcosa di più movimentato. All’interno degli  Hot Chip Alexis Taylor interpreta, almeno dal vivo, il ruolo del nerd perennemente sull’orlo di una crisi di nervi per una recensione poco positiva o perché gli hanno dato buca per una serata al cinema, mentre il compare Joe Goddard ha lo stile dell’orsacchiottone che lo sopporta pazientemente. Nel corso degli anni il duo ha inciso una serie di album piuttosto belli (soprattutto Made In The Dark – 2008 – e One Life Stand – 2010) in cui il rapporto fra dance e melodia pensosa è davvero dialettico e ciascun elemento viene enfatizzato dalla contiguità con l’altro. Insomma si affrontano argomenti seri, ma con un tocco di leggerezza. Nel caso invece di questo secondo lavoro solista di Taylor, sembra quasi di immaginare uno sguardo depresso, poca voglia di scherzare e men che meno di ballare. Il punto è che quando si rallentano i ritmi, occorre saperci fare con l’intensità (Ben Watt) con lo charme (James Blake) e, ovviamente, con la melodia (Metronomy). Await Barbarians si sforza troppo di essere notturno e introflesso e chiede troppo alla fantasia compositiva  del suo autore, con il risultato che i sentimenti diventano atteggiamenti, le canzoni suonano alla lunga gommose e la voce ogni tanto è una lagna. Va però detto che c’è qualcosa di molto bello: Without a Crutch fa pensare al Neil Young di Tonight’s The Night (un complimento non da poco), Am I Not A Soldier è soul dolcemente indifeso, mentre Elvis Has Left The Building ha un passo elegiaco che rende credibile l’elenco di icone della cultura popolare snocciolate nel testo. Await Barbarians avrebbe potuto essere un magnifico Ep.     

6/10

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Alexis Taylor – Without A Crutch (2)

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