Algiers Algiers

ALGIERS – ALGIERS (Matador – 2015)

Algiers Algiers

 

E’ fra i dischi del mese di Rough Trade, l’esordio omonimo degli Algiers, trio proveniente da Atlanta ma attualmente diviso fra Londra e New York. Polistrumentisti, uniscono a un classico voce-chitarra-basso anche molta elettronica, percussioni, programmazione e rumori. Secondo il lancio di Rough Trade, richiamano, in ordine sparso, Nick Cave, Pj Harvey, Gun Club, Suicide, Nina Simone, Public Enemy. Ovvio che l’ascolto si impone immediato. E all’ascolto, rispetto ai modelli citati, la prima cosa che colpisce è una voce più tradizionalmente orientata verso il blues, che urla testi socialmente coinvolti, ma con una certa qualità astratta che difficilmente li farebbe immediatamente qualificare nella categoria ‘canzoni di protesta’. Il booklet, molto curato, li riporta accanto a immagini delle Pantere Nere e di città americane dall’aria devastata. Le basi musicali rendono ragione dei nomi prima citati: musica oscura, spesso rumoristica, con un potente richiamo al gospel; il tutto aggiornato da un uso massiccio dell’elettronica.

La prima parte è quella più tirata, che comincia con il coro muto di Remains, passa dall’industrial-gospel esasperato di Blood e culmina con la bellissima Old Girl, che potrebbe essere il singolo di un disco non proprio ‘commerciale’. Nella seconda metà, che viene presentata proprio come B Side dalle note, si raggiunge un nuovo apice con il tribalismo funky di Black Eunuch, poi il ritmo gradualmente rallenta; non l’intensità, che anzi culmina nel soul dolente della splendida Games (che giustifica persino il richiamo a Nina Simone) e della successiva In Parallax. Personalità e canzoni insomma non mancano agli Algiers, che potremmo indicare quasi come la risposta americana agli Young Fathers; e il loro potrebbe divenire facilmente l’esordio dell’anno.

8,7/10

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