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Recensione: Aphex Twin – Syro

Aphex Twin – Syro

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Warp, 2014


2014… L’anno del drone, da Ben Frost a Lawrence English; della dubstep, da Skrillex a Bassnectar; della techno, dai fighissimi Downliner Sekt fino al caro vecchio Richie Hawtin. L’anno delle sperimentazioni, che trovano il loro capo d’opera in Alas Rattoisaa Virtaa (del geniale collettivo finlandese, il Kemialliset Ystävät di Jan Anderzén). E da adesso anche l’anno del ritorno di Aphex Twin sulla scena dell’elettronica.

Questo Syro è il frutto del monumentale lavoro di produzione che ha impegnato Richard D. James per diversi anni e in diversi studios, il risultato della frenesia che lo ha visto collezionare per quest’opera uno strumentario di circa 130 pezzi, richiamati in parte dai nomi delle tracce, scambiati e risettati di continuo per assecondare la lenta maturazione nel tempo di questo sofisticato disco di IDM.

Syro e la cultura rave anni ’90

La musica di Syro è in effetti espressione di un ripiegamento, strutturata in un sistema metaforico chiuso e autoreferenziale: contiene al suo interno elementi anche riconoscibili – drum’n’bass, techno, chiptune – ma ogni suono in Syro si trasforma, si perde nel discorso aphextwiniano e diventa immagine di una cultura (quella del rave anni ’90, o più in generale quella pre-internet) in cui un artista o un movimento potevano svilupparsi liberamente e autonomamente, senza le contaminazioni del web e della globalizzazione.

E Syro rappresenta questo, il suono ideale, personale e incontaminato di Aphex Twin: l’ultimo prodotto di un’epoca, di un atteggiamento, verrebbe da dire di una forma mentis. Il carattere così ‘mentale’ dell’album ne costituisce però la debolezza maggiore, il ‘corpo’ della musica si avverte di rado, i pochi veri momenti pulsionali sono alcune voci vocoderate (sul finale di Minipops 67 [120.2][source field mix]), certe sincopi sul breakbeat di Produk 29 [101], i gemiti 8-bit di CIRCLONT14 [152.97][shrymoming mix] e pochi altri.

Infine Aisatsana [102], sonata per pianoforte dopplerato, dice l’amore per la musica concreta e la libertà nei confronti del sistema tonale, chiude l’album e ne è il momento artisticamente più alto. Syro non è un capolavoro ma è di sicuro un disco importante: se non per la cosiddetta Storia della Musica, quantomeno per quella di Aphex Twin.

Recensione: Aphex Twin – Syro
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Milo Kàroli è scrittore, critico letterario e critico musicale. Il suo sito è milokaroli.blog
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