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Recensione: Banks & Steelz – Anything But Words

recensione Banks and Steelz Anything But Words

Annunciato sul finire della primavera e attesissimo dai fan dei componenti dell’insolito duo Banks & Steelz, formato da Paul Banks e dal rapper/produttore RZA, l’album del debutto Anything But Words ha infine visto la luce lo scorso 26 agosto. In molti, soprattutto fra i fan degli Interpol, dopo le primissime tracce pubblicate durante i mesi precedenti, ci chiedevamo a cosa avrebbe assomigliato il lavoro ultimato e come sarebbe stato accolto. La risposta è decisamente e ampiamente positiva.

Non la solita sintesi di rap e rock

Anything But Words è un lavoro, nella sua perfetta imperfezione, straordinario, sintesi ideale delle personalità antitetiche dei due protagonisti. Bianco e nero, post-punk e hip-hop: è una sorta di ghiaccio bollente ciò che ci regalano Banks e RZA, una combinazione perfettamente riuscita di ingredienti apparentemente inconciliabili. Bellissima, potente e indicativa del tenore dell’intero lavoro, l’opening track Giant ci stordisce dalle primissime note. RZA e Banks si alternano fra strofe e refrains, in perfetto equilibrio, e i folgoranti testi intonati da RZA sono impreziositi dalla inconfondibile voce del leader degli Interpol.

“Novus ordo secolorum/ E pluribus unum/ They changing climates/ And replacing humans/And fracking soils/ While bulldozing forests/ But they can’t defeat us/ They cannot destroy us/ Are we dreaming the same dream?/ Of money, guns, and gasoline?”

Un mix di artisti inedito

Non da meno anche la seconda traccia, Ana Electronic, in cui la parte lasciata alla voce di Paul Banks è forse anche più sostanziosa che in Giant.  Sword In The Stone si avvale della collaborazione con Kool Keith ed è uno dei pezzi più belli dell’album: ritmo ossessivo, parlato martellante, scandito dalla chitarra di Banks. Ma non sono da meno le tracce che seguono, la coinvolgente Speedway Sonora e Wild Seasons con Florence Welch, anche lei sorprendentemente parte di un progetto di primo acchito del tutto estraneo alla sua personalità.

E invece la canzone è perfettamente riuscita e bellissima la fusione di sonorità e personalità tanto differenti. Anything But Words e Conceal sono i due momenti più vicini alle sonorità Interpol, l’impatto di Banks è forse più evidente che nelle altre tracce, ma in ogni caso senza prendere mai il sopravvento. In Love And War partecipa invece Ghostface Killah. Bellissima la tromba all’inizio del brano, che prosegue serratissimo. “If all is fair in love and war/  If all is fair in love and war/ All is fair in love and war/ What are you keeping score for?” canta Banks nel refrain in risposta alle fulminanti strofe lasciate alla voce di RZA.

 

Nella traccia finale, Point of View, fanno capolino Method Man e Masta Killah. Ritmo serratissimo, scandito come di consueto dalla chitarra di Banks, impreziosita da una meravigliosa tastiera e dalla batteria fino a sfumare del tutto. Album straordinario che non deluderà né i fan degli Interpol né i seguaci di RZA. Le date del prossimo tour, che toccherà marginalmente anche l’Europa, si annunciano caldissime.

8,3/10

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