Bat for lashes the bride

BAT FOR LASHES – THE BRIDE (Parlophone– 2016)

Bat for lashes the bride

Natasha Khan ci racconta il dolore di una tragedia e il suo lento superamento

di Mariangela Macocco

Bat For Lashes è lo pseudonimo con cui Natasha Khan ha scelto di calcare le scene. Risale a qualche giorno fa la pubblicazione del suo ultimo straniante e singolare album. Quarto lavoro di questa affascinante e talentuosa musicista inglese, The Bride è un concept album costruito tassello dopo tassello attorno alle vicende di una sposa che si trova sola il giorno del proprio matrimonio, non perchè banalmente abbandonata dal futuro sposo, ma perchè il fidanzato rimane vittima di un incidente stradale. Le tredici bellissime tracce tessono la trama di questa vicenda dai toni dell’epica greca e, come in ogni tragedia classica che si rispetti, musica e parole si fondono alla perferzione, raccontandoci, pezzo dopo pezzo, i sentimenti e i differenti stati d’animo della protagonista. In apertura, I Do è un’incursione nei pensieri della sposa il giorno della vigilia delle proprie nozze. “Tomorrow you will take me for your bride/ And know that the grey skies will blow away/ We’re forever and I feel it inside,” canta Natasha. Una specie di carillon risuona sullo sfondo di una melodia ridotta all’essenziale, per lasciare spazio alla bella voce della giovane polistrumentista inglese. Ma la tragedia è in agguato e il brano che segue, Joe’s Dream, suona come una premonizione della tragica sorte incombente. È una canzone dalla costruzione molto semplice. “Oh, what does it mean? The bad things that I’ve seen/ What does it mean?/The bad things that I’ve seen.”

httpv://www.youtube.com/watch?v=XBjuJbvqm_Y

In God’s House

La risposta a questo interrogativo non tarda a venire e in In God’s House, assistiamo senza fiato alla disperazione di questa giovane sposa ritrovatasi improvvisamente sola. Il ritmo della musica, molto lento nelle prime due tracce, aumenta di intensità abbozzando anche visivamente la tempesta emotiva. Le canzoni si susseguono come i capitoli di un romanzo, facendoci attraversare tutti i differenti stati emotivi della protagonista. E così ecco il dolore sordo di Honeymoon Alone, la fuga di Sunday Love, la rabbia di Never Forgive The Angels, una delle più potenti e belle tracce di questo lavoro. In un’intervista è la stessa Natasha a spiegarci che la fase della rabbia cieca non può essere evitata e solo a partire da questo sentimento si può ricominciare a vivere. E infatti i momenti che fanno seguito a Widow’s Peak, il brano emotivamente più difficile dell’album, ci mostrano il percorso di ritorno alla vita della protagonista attraverso la sublimazione del dolore e la trasfigurazione di questo amore spezzato. Anche la musica riacquista progressivamente serenità, al pari dei testi. Ed ecco che in chiusura troviamo I Will Love Again, ritmata come il battito di un cuore, e Clouds, delicata e sognante a raccontarci questo difficile ritorno alla vita. Musicalmente l’album gioca con sonorità trasognate e eteree, fra basso, chitarra e sintetizzatori sullo sfondo a fare emergere la bella voce di Natasha. Tutti i brani sono molto interessanti, ma vorrei segnalarvi quantomeno la struggente If I Knew, ballata al pianoforte di forte impatto emotivo. Un album non di ascolto immediato, da assaporare più di una volta per apprezzarne tutte le sfumature, ma che senz’altro merita una notazione molto positiva.

7,8/10

httpv://www.youtube.com/watch?v=pBfZooPrmfo

Suday Love

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