BEACH HOUSE – BLOOM (Bella Union – 2012)

I Beach House continuano a guadagnare consensi

Alex Scally e Victoria Legrand piacciono praticamente a tutti, dai recensori di mezzo mondo (persino gli ex cattivi di  Pitchfork) a Jay-Z e persino a Beyoncé. Anche questo loro quarto album sta guadagnando unanimi consensi, confermandoli nome di punta del cosiddetto ‘dream pop’. Ora, proprio in questa definizione sta, a parere di chi scrive, un problema. Se la componente ‘dream’ è di certo presente nella musica dei Beach House, quello che manca è il pop, nel senso di canzoni che restino in mente (salvo, forse, Wishes e Troublemaker). Così accadeva nei lavori precedenti, così accade anche qui. In fondo anche gli esponenti del dream-pop anni ’80 avevano il loro punto di forza nelle atmosfere, però i Cocteau Twins potevano contare su una suggestiva dimensione arcana e il nucleo This Mortal Coil svicolava sul problema della scrittura melodica sfruttando il canzoniere di Tim Buckley, Alex Chilton, Gene Clark… Ciò detto, Bloom risulta fluido, piacevole e perfetto per un ascolto rilassato-consapevole da serata fra persone colte. Non è poi un grande complimento.

6/10

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Antonio Vivaldi

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Giornalista musicale di pluriennale esperienza, ha collaborato con Rockerilla, Musica!, XL e Mucchio Selvaggio. Ha tradotto per Giunti i testi di Nick Cave, Nick Drake, Tom Waits, U2 e altri. E' autore di monografie dedicate a Oasis, PJ Harvey e Cranberries e del volume "Folk inglese e musica celtica". E' stato uno dei curatori della riedizione, nel 2017, degli album di Rino Gaetano. Fa parte della giuria del Premio Piero Ciampi. Si occupa di eventi di vario tipo dedicati alla musica rock.

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