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BECK – MORNING PHASE (Capitol – 2014)

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di Mauro Carosio
Il ritorno di Beck, dopo sei anni di assenza dalle scene, sorprende come al solito. L’artista californiano si ripropone in versione folk-intimistica con un album in cui si riconoscono le evidenti abilità nel costruire canzoni, ma un senso di incompiutezza generale pervade l’intero lavoro. Chi ha amato Modern Guilt non ritroverà la vivacità eclettica che aveva caratterizzato il disco del 2008. Qui si fanno i conti con il lato meno solare di Beck. Quello che aveva colpito nel segno con l’apprezzato Sea Change dodici anni fa. Morning Phase si presenta come un affresco leggero e immateriale in cui si amalgamano melodie rarefatte in tredici brani acustici che sembrano comporre una lunga suite semplice, asciutta e in qualche modo anche coraggiosa dal momento che nulla è concesso al facile ascolto o a momenti di allegria più scanzonata. La scrittura è istintiva e forse Morning Phase richiede più di un ascolto per essere giudicato in maniera esaustiva. L’unico momento in cui l’attenzione viene catturata nell’immediato si trova in Blue Moon, il brano scelto per il lancio del disco. In ogni caso la stampa si sta dimostrando più che favorevole, quanto alla reazione dei fan si accettano scommesse.
6.5/10
Beck – Blue Moon
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