Beyoonce Lemonade

BEYONCÉ – LEMONADE (Parkwood / Columbia – 2016)

Beyoonce Lemonade

Una bomba sul mercato del pop “commerciale”

di Marina Montesano

Se la vita ti serve limoni, fanne una limonata: questo il proverbio che dà il titolo al nuovo disco di Beyoncé, atteso dopo il successo artistico oltre che commerciale del precedente – omonimo – del 2013; nel corso di Lemonade lo sentiamo pronunciare alla fine del brano Freedom da un’anziana signora, Hattie White, la nonna del celebre rapper, uomo d’affari nonché marito di Beyoncé, Jay Z. Il disco in effetti vuole essere un omaggio alla tradizione delle donne di colore americane, fra le quali indubbiamente Beyoncé è oggi una delle esponenti più note; un omaggio tanto nella dimensione pubblica e politica, come annunciato dal primo video che anticipava il disco, e che ora lo chiude, Formation, ispirato dal movimento #BlackLivesMatter; quanto in quella privata, alla quale è dedicata larga parte di Lemonade. Se il precedente disco aveva quale momento centrale Drunk In Love, interpretata con Jay Z, ora le cose paiono stare in modo differente: come segnalato da tabloid e paparazzi il sapore aspro dei limoni o, se si preferisce, le corna, sono all’ordine del giorno, e Beyoncé ne parla esplicitamente su buona parte del disco, con un linguaggio a tratti esplicito che non le è consueto. Che si tratti di problemi reali o di una messa in scena o di una via di mezzo (il disco esce comunque in anteprima su Tidal, che com’è noto è stata fondata e in larga appartiene proprio a Jay Z; ai primi di maggio sarà disponibile il cd con un dvd di video che accompagnano ogni canzone) poco importa: quel che conta è il prodotto, che è  una vera bomba che si abbatte sul mercato del pop mainstream e che sarà difficile da eguagliare. La lista dei collaboratori e dei samples utilizzati (dai Led Zeppelin agli Outkast a Burt Bacharach) è chilometrica, ma il disco è comunque straordinariamente compatto.

httpv://www.youtube.com/watch?v=LrCHz1gwzTo&index=2&list=PL-E79MQ72MqVQWkmv0BEYOwXMc-hCTqHg

Formation

La sequenza inziale è imbattibile: Hold  Up, con influssi caraibici, è una collaborazione con Ezra Koenig e Father John Misty che impiega un sample di Maps degli Yeah Yeah Yeahs; Don’t Hurt Yourself eseguita in collaborazione con James White (partner nell’operazione Tidal) su un bel riff e un sample di When The Levee Breaks dei Led Zeppelin, è una soprendente sortita rock per Beyoncé, che se la cava in maniera eccellente; Sorry e soprattutto 6 Inch con The Weeknd sono ugualmente perfette. Persino l’improbabile sortita country di Daddy Lessons non rovina troppo l’atmosfera. Poi il disco rallenta con un paio di ballate, Love Drought e Sandcastles, che ha come coda Forward, interpretata – bene – e scritta da James Blake, pure presente nei crediti dell’introduttiva Pray You Catch Me. Dopo di che Lemonade torna a travolgere con Freedom, in collaborazione con un Kendrick Lamar sempre in gran forma, con il mid tempo di All Night, per il quale il produttore Diplo impiega con perizia un sample di SpottieOttieDopaliscious degli Outkast, e infine con Formation. Ci aveva provato già Rihanna con Anti a uscire dagli schemi del genere; l’aveva già fatto Beyoncé nel 2013, ma davvero con Lemonade siamo di fronte alla perfetta combinazione fra esigenze di classifica e sostanza. Una formula alla quale in tanti puntano, ma che in pochi riescono a centrare come fanno Beyoncé Knowles e la sua limonata.

8,2/10

httpv://www.youtube.com/watch?v=fqEbtg5DH9Y

Trailer

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