bill callahan

BILL CALLAHAN – DREAM RIVER (Drag City – 2013)

bill callahan

di Giacomo Este

Fascinoso, pensoso e un po’ strano , Bill Callahan rappresenta il sex-symbol dell’alt-rock americano, con un florilegio di fidanzate altrettanto fascinose, pensose e un po’ strane come Chan Marshall (Cat Power) e Joanna Newsom. Terminati gli alt-gossip, si può dire che il quinto album di Callahan a proprio nome (dopo gli 11 come Smog), rappresenta una sorta di parziale rasserenamento  rispetto alle cupe visioni di Apocalypse. Salvo l’iniziale The Sing, il suono si allontana  dallo stralunato folk  di quel disco  per virare verso suoni sovente condotti dal flauto e curiosamente accostabili al soul dilatato del Marvin Gaye di What’s Going On. In realtà, a livello concettuale Dream River è abbastanza simile al lavoro precedente:  con voce profonda  Callahan canta  pigramente (o pensosamente, come si diceva) i suoi magnifici testi accomodato su divani strumentali che a volte sembrano fin troppo rilassanti e a volte fanno uscire qualche molla (il finale di Summer Painter). Le recensioni entusiastiche della stampa di lingua inglese dicono che i testi giocano un ruolo importante nella costruzione di un ascolto soddisfatto; Callahan è bravissimo a creare situazioni vivide e pregnanti (“Bevo mentre stranieri addormentati mi fanno inconsapevolmente compagnia … / Le uniche parole che ho detto oggi sono birra e grazie”) oppure a ferire senza preavviso con immagini truci (“Qualcuno trova troppo forte il gusto delle budella dei pellegrini/  Io ho scoperto di non poterne fare a meno per troppo tempo”).  Dunque l’ascoltatore non anglofono che abbia poco tempo o voglia di prestare attenzione alle parole, oppure di seguirle sul libretto, finirà  per perdersi qualcosa di sostanziale e magari trovare il disco un po’ noioso. In effetti di canzoni strutturate come tali ce n’è solo una, Javelin Unlanding, e  manca un pezzone epico come era stato America! su Apocalypse.  Però Callahan riesce comunque  ad affascinare, perché c’è qualcosa di naturalmente incantatorio nella sua musica, come se l’apparente pigrizia si rivelasse poi saggia pregnanza.  Chiudiamo con un breve ritorno del gossip: pare che il merito di questo Callahan abbastanza  pacificato sia di una nuova  fidanzata, non si sa se famosa come quelle menzionate prima. 

7,2/10

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Bill Callahan – Small Plane

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